Avevo cominciato questo post in maniera completamente diversa, descrivendo gli avvenimenti degli scorsi giorni, puri e semplici fatti, in ordine cronologico, magari con qualche battuta per sdrammatizzare qui e là, ma poi non sono più riuscita ad andare avanti, perchè mi sono ricordata di quando ero ancora in Italia e scrivevo post pieni di riflessioni, dove analizzavo le mie sensazioni e creavo immagini dal nulla, concentrandomi su un solo dettaglio fino allo sfinimento...e adesso? Non è che non mi piaccia raccontare quello che faccio, e penso che se fossi dall'altra parte, in Italia, vorrei leggere questo, vorrei leggere cosa sta combinando la mia amica in Cina, com'è il cibo, la scuola, la famiglia, però per una volta vorrei parlare di quello che sento, magari un po' a casaccio, quindi, chiedo perdono, ecco il mio post.
Il mio atteggiamento nei confronti del Natale voleva essere di pura indifferenza, e c'ero quasi riuscita, anche se tutti continuavano a chiedermi perchè non tornavo in Italia per le feste, forse non mi mancava la mia famiglia? Forse non mi piaceva festeggiare? Tra me e me speravo smettessero di fare domande del genere, ma rispondevo semplicemente "no, non posso tornare, e poi sono qui per studiare..." (anche se continuo a perdere tempo al computer tanto quanto in Italia), e così andava bene, così non mi importava se uno dei professori stranieri metteva jingle bells e distribuiva dolci indossando un cappello da babbo natale, nè mi interessava che la notte della vigilia la famiglia ospitante avesse deciso di sbrigare in fretta la faccenda dei regali dandomi uno scialle rosso un po' pacchiano ma che comunque ho apprezzato: no, ero contenta, perchè tutti i miei compagni di classe avevano sacrificato l'ora di ginnastica del 24 Dicembre per cantare canzoni un po' a caso, mancando qualsiasi tema pseudo-natalizio si fossero messi in testa di seguire, e per darmi dei regali un po' random ma bellissimi e pensati per farmi dimenticare la lontananza dalla mia famiglia, e, siccome i professori avevano spiegato loro che il Natale è per i cristiani come il capodanno cinese per loro, ovvero il momento in cui tutti i membri di una famiglia si ritrovano per stare insieme e festeggiare, anche per congratularsi con me per la scelta, a loro dire coraggiosa, di passarlo da sola in terra straniera. Persino il fratello ospitante quel giorno era di buon umore, e dato che il mio regalo per lui era un portafoglio, si era messo in testa di andare in giro a chiedere soldi a tutti "perchè doveva riempirlo". Il Natale vero però, a parte il pandoro che la mia mamma bellissima e bravissima che mi manca tanto mi aveva mandato, è stato un giorno abbastanza insignificante, e se non mi ha resa triste non mi ha nemmeno resa felice. (ripeto, pandoro a parte, e tra l'altro i genitori ospitanti lo hanno talmente apprezzato che il giorno dopo non ne era rimasto che un pezzettino minuscolo).
In fondo però penso che ne sia valsa la pena, passare un Natale così, perchè, perchè, perchè sì. Perchè d'ora in poi penso che il ricordo dei natali passati sarà più caldo e vivido nella mia memoria, perchè non potrà passare vigilia senza che io pensi ai miei compagni di classe che cantano canzoni di Rihanna e poi mi allungano pacchetti con scritte in inglese che non hanno alcun senso augurandomi "happy merry christmas", e perchè è stato diverso.
Comunque, adesso che Natale è andato rimane solo da affrontare capodanno e poi sarò libera e cinese a sufficienza per preparare i ravioli con la nonna e andare a caccia di soldi da parte dei parenti. A dire il vero l'avvicinarsi del 31 mi sta mettendo un pochino in crisi: se ci penso, il 2014 è l'anno in cui se tutto va bene cercherò di passare il test di cinese per stranieri, l'anno in cui tornerò a casa in Italia, lasciandomi alle spalle la Cina e gli amici che mi sono fatta qui, la vita a cui mi sono faticosamente abituata e nessuno mi ha preparata per questo. Ora che ci penso ho passato tutto il 2013 a pensare a quest' esperienza, a leggere, informarmi, ascoltare gente che c'era già passata, a preoccuparmi, ad aspettare...ma riguardo il tornare? Nella mia testa non c'era spazio, e ancora non so come potrebbe essere. Ho tanta paura per la scuola, onestamente, perchè, lo ammetto, qui non sto studiando praticamente nulla di quello che studiavo in Italia, e sarò capace di recuperare? Come sarà tornare ed essere di nuovo una normale studentessa in mezzo a tante, irriconoscibile, anonima, mentre qui sono la straniera, quella diversa, quella particolare? Poi, andrà tutto troppo veloce, me lo sento, e senza nemmeno rendermene conto sarà il momento di affrontare la maturità, sarò pronta? Avrò tempo di curare tutti i nuovi interessi che ho trovato qui? Il tempo sta passando troppo in fretta, eppure allo stesso tempo non vedo l'ora che passi, perchè il 2014 è anche l'anno in cui finalmente incontrerò di nuovo il mio ragazzo, e poi riabbraccerò la mamma, la zia, mia cugina, la mia migliore amica, anzi, tutti i miei amici e compagni di classe e sono sicura che sarà una sensazione bellissima, però...la novità a questo punto non dovrebbe spaventarmi, sono o non sono un'exchange student? Eppure mi spaventa, perchè prima di tutto sono una ragazza di diciassette anni, a volte un po' infantile, a volte più matura, ma una ragazza. Che poi, non vuol dire niente, già solo il fatto di essere umana mi autorizza ad avere paura. Gli esseri umani, questo fanno, provano emozioni.
p.s scusate se non ho scritto per un po' di giorni ma ci stavamo preparando per lo spettacolo di fine anno, del quale teoricamente avrei dovuto essere la novità, e poi alla fine volevo solo nascondermi, ma anche questa è fatta e va bene così.
Saturday, 28 December 2013
Friday, 20 December 2013
Too young to sit down.
Così, dopo la vita da dorm, ecco qui la vita più normale della studentessa italiana Elisa Bianchi a Ben Bu.
Ogni mattina mi alzo alle sei e dodici minuti, a meno che, come stamattina, la sveglia non decide di non suonare e alle sei e mezza quasi il papà cominci a bussare preoccupato chiedendo "Yilisa? Sveglia?". Segue la routine mattutina accompagnata dai kuai yi dian (sbrigati) di entrambi i genitori ospitanti, rivolti sia a me sia al fratello, amichevole come un grizzly ferito, e reattivo quanto una mummia, fino a che, quasi per magia, non ci ritroviamo tutti nella macchina diretti alla scuola dove la mamma ospitante insegna, ovvero le medie della mia scuola. Un riposino durante il tragitto, spalmata sulla cartella, non me lo toglie nessuno.
Una volta a scuola facciamo colazione, circondati da professoresse che masticano con la bocca aperta e ragazzini che mi guardano come se fossi una sirenetta in groppa ad un unicorno a pois verdi, ma va bene, non ho la forza per reagire, e poi in fondo non mi danno fastidio, con quell'aria arruffata da pulcini che hanno tutti quanti.
Solitamente dopo aver finito di mangiare il fratello se ne va e basta, mentre la mamma mi dice "aspetta qua lo zio-ah" ogni mattina. Lo zio in realtà non è per niente mio zio, ma qui devo fare una breve parentesi per spiegare che in Cina usa chiamare la gente "zio", "zia", "sorella" eccetera a seconda della loro età: per esempio se siete su un autobus guidato da un uomo decisamente più anziano di voi potete chiamarlo "zio", se la cameriera ha più o meno a vostra età la chiamerete "sorella (maggiore)" oppure "bella ragazza", e via dicendo. Generalmente zio e zia sono gli appellativi più usati, mentre fratello e sorella sono più comuni tra conoscenti, mentre bella ragazza e bel ragazzo vengono usati con gli estranei, ma dipende un po' dal tono della conversazione e da cose che io, da straniera, ancora non capisco. Chiusa parentesi. Tra l'altro grande vergogna per il fatto che io vengo sempre chiamata zia dai bambini. Comunque, lo zio è una persona simpatica che parla solo dialetto e una volta per sbaglio gli ho chiesto se aveva le scarpe (hai zi, in dialetto) invece che chiedergli se aveva figli (sempre hai zi, in mandarino).
Finalmente, intorno alle sette e mezza arrivo a scuola, in tempo per la prima lezione alle sette e quarantacinque. Elisa va a nanna e Wang Cai Xia si prepara a cercare di capire qualcosa di quello che le viene detto. Da lì in poi il problema è trovare qualcosa da fare fino alle dodici, ora di pranzo. Ecco una breve lista delle lezioni e dei professori:
Inglese: L'unica lezione che capisco, all'incirca, o perlomeno l'unica in cui posso venire interpellata, leggere il libro e fare gli esercizi, poi quando c'è da tradurre o cose del genere, insomma, me la posso ancora cavare ma in genere mi fermo all'inglese-inglese. La professoressa...onestamente la sua pronuncia ha dei grossi problemi, e ci ho messo qualche secolo a capire che "gomonian" non era un strano comando in cinese ma una versione ridotta di "good morning everyone"" ma in generale è abbastanza carina, alta un metro e un soldo di cacio, tutta avvoltolata nel suo giaccone, potrebbe passare per una bambina se non fosse che ha superato i quaranta da un pezzo.
Matematica: Eh? Il professore ha un vocione tonante che lo senti dalla classe in fondo al corridoio, peccato che parli solo ed esclusivamente dialetto stretto, in più la matematica non la capisco già di mio, e così è stata la prima materia che ho abbandonato. Scusi prof.
Fisica: Hogwarts! A volte tento di capire per il semplice fatto che la professoressa,giovane e un po' svampita usa una bacchetta per toccare la lavagna elettronica e fa delle presentazioni con la musica....magia! Poi però alla fine mi devo arrendere, troppi termini specifici, solo le immagini non bastano. Se rimane tempo mette un video comico o qualcosa, e quello sì che lo capisco! Ridere insieme ai miei compagni di classe è bellissimo. L'ultima lezione è entrata e ha detto "nah, oggi guardiamo un film". Amore!
Informatica: un'ora filata a fare quello che ci pare su internet, censura permettendo, che io spendo a guardare anime. Yay! Professori? Forse e n'è una ma non ne sono sicura.
Politica: Posso vagamente immaginare di cosa parlino. Vagamente. Forse. Anche no. La professoressa mi ha chiesto se capivo la prima volta che mi ha vista, poi mi ha fatto pat pat sulla spalla e da allora ogni tanto mi sorride ma non la vedo spesso.
Chimica: Ero così felice quando mi hanno dato il libro perchè pensavo che avrei capito qualcosa ma, hey, non seguono per niente il libro e la professoressa ha il potere di attirare la mia attenzione più o meno quanto un manuale di istruzioni di un frullatore scritto in tedesco, quindi ciao ciao chimica, che tristezza!
Cinese: Cinese non l'ho ancora abbandonato, non del tutto almeno. Cerco di copiare i poemi che scrivono alla lavagna e tradurmeli a casa, cerco di guardare il libro ogni tanto, ma tutto qui. La professoressa mi ha rivolto la parola un paio di volte, e la apprezzo per aver parlato dell'olocausto, in un Paese dove la maggior parte dei ragazzi sono distratti dall'odio per il Giappone, spesso il nazismo viene preso sotto gamba, e da alcuni addirittura ammirato per aver reso grande la Germania ai suoi tempi, ma a che prezzo! Invece nella mia classe grazie all'azione combinata della professoressa di cinese e del professore di storia molti miei compagni hanno una visione più neutrale delle cose, e ci si può parlare senza avere l'impressione di star combattendo contro i mulini a vento.
Una cosa però la devo dire, non riesco a guardare la prof troppo a lungo perchè, saranno i dentini appuntiti, o il suo vizio di continuare ad oscillare la testa, ma mi ricorda immensamente un furetto, e l'idea di un furetto che insegna cinese mi fa ridere. Mah.
Storia: Ringraziamo il Cielo per il professore di storia, e ringraziamo ancora di più perchè un tenerone del genere è il coordinatore di classe. No dai, tenerone no, però ci si può parlare, fa battute, e vuole veramente bene ai suoi studenti. Mi chiede sempre come mi trovo e si assicura che io sia in buoni rapporti con i miei compagni di classe, e spesso quando ci vede giocare a qualcosa insieme o chiacchierare ci scatta una foto (aaaarrrg) perchè, dice, è incredibile vedere come andiamo tutti d'accordo. Io cerco in un certo senso di ricompensarlo stando attenta durante le sue lezioni, che, grazie ai power point, i video, e i suggerimenti della mia compagna di banco, sono, se non chiare, perlomeno parzialmente comprensibili.
Quindi durante tutto quel tempo in cui non sto attenta io cosa faccio? Studio cinese. Ha più senso. Scrivo e scrivo, controllo quante parole so, mi butto avanti con gli esercizi, leggo, insomma, qualcosa faccio, ma sono arrivata al punto in cui invidio gli exchange students dei paesi occidentali (no, la Russia non conta) che riescono a capire le lezioni e fare i compiti. Cosa non darei per riuscire almeno a fare gli esercizi di traduzione dal cinese all'inglese! Se quando tornerò in Italia troverò le lezioni difficili, e i compiti troppo numerosi, potrò pensare "Elisa, almeno capisci cosa c'è scritto!" e non so se funzionerà, ma lo spero tanto, perchè so che dovrò lavorare sodo.
A pranzo devo affrontare il prezzo del poter scegliere cosa mangiare: non capire quali sono i piatti del giorno. Contando poi il fatto che cerco di evitare la carne dato che c'è già ogni sera per cena, la situazione diventa complicata. Grazie al cielo una delle mie compagne di classe mi accompagna quasi sempre, mi legge i nomi dei vegetali (chiedere una traduzione sarebbe già troppo) e poi, con una sfacciataggine che io non ho, ignora la coda e allunga la mia gavetta carinissima alla cuoca. Cibo! Una volta le ho chiesto perchè noi non ci mettiamo in fila come tutti gli altri, e lei con due occhi così mi ha risposto "ma tu sei straniera!" Seguono due ore di pausa pranzo che un tempo occupavo con le prove per lo spettacolo di capodanno, ma adesso che siamo stati presi non ci sono più, e quindi vago solitaria per il campus o torno in classe. Alle due e mezza in punto, lezione di cinese, ogni giorno con una professoressa diversa, tranne giovedì e venerdì.
Il lunedì sono con Ceci, giovane professoressa di scienze politiche nonchè psicologa del campus, con la quale mi trovo davvero bene, l'unica che mi dia compiti e l'unica che abbia mai insegnato ad uno studente straniero. Ceci for the win!
Il martedì c'è lezione per tutti i professori stranieri, e il brutto anatroccolo, ovvero io, se ne sta seduta buona buona ad ammirare tutti quegli occhi grandissimi, e i capelli di tonalità diverse, e gli accenti così strani...ah, occidente! Per quanto ami l'Asia hai sempre il tuo fascino! Sinceramente a volte vorrei che fossimo più amici, in fondo la maggior parte di loro non ha ancora compiuto trent'anni, però non riesco a capire che impressione abbiano di me, e quindi mi muovo piano piano.
Mercoledì con miss caschetto, quasi più un'amica che una professoressa, ma che comunque devo stare attenta a non innervosire. Lei è davvero carina, e ha appena cominciato ad insegnare inglese, ma penso che abbia già un sacco di lavoro da fare quindi a volte perde la pazienza, solo per un secondo, ma basta a farmi pentire di essere così chiacchierona. Quello che apprezzo di più delle sue lezioni è che se rimane tempo parliamo del più e del meno e posso chiederle il perchè di certi comportamenti tipici in Cina e lei è relmente interessata alle differenze culturali, non vede l'Europa come il paese dei balocchi, ma la incuriosisce...è bello.
Giovedì e venerdì con la prof un po' pazza, che ha deciso di studiare inglese dopo aver compiuto quarant'anni ma si sente ancora una ragazzina, che mi fa riposare due volte all'ora però insiste per ballare durante le pause, che ha una pronuncia perfetta ma una scrittura così confusa che ormai non tento nemmeno più di leggere quello che scrive. All'inizio non la sopportavo, adesso mi diverte, ma a volte vorrei che non si mettesse a cantare a caso durante le lezioni. Strana è strana.
Alle quattro e mezza è ora di tornare a casa, prendo l'autobus minuscolo, mi siedo per i primi cento metri e poi, quasi inevitabilmente mi devo alzare per far posto a qualcuno di più grande di me. Non importa se sulla ventina o sull'ottantina, mostrare rispetto e gentilezza nei confronti dei "senior" è importante, e anche se i bambini spesso vengono esonerati, io sono troppo grande per fare orecchie da mercante, e troppo straniera per permettermi uno sgarro. In ogni caso dato che in genere le persone che prendono l'autobus con me sono più o meno le stesse mi sono guadagnata la fama di ragazza educata, e poi stare in piedi per mezz'ora non mi fa né caldo né freddo.
Finalmente, dopo aver scalato le ventordicimila rampe di scale per arrivare a casa, al sedicesimo piano, la mia giornata è libera.
Una cosa però voglio dire. Il percorso dalla fermata dell'autobus al portone del palazzo è la mia cosa preferita di sempre: per molto tempo andando a scuola a piedi in Italia mi sono chiesta che strade avrei percorso se fossi nata altrove, che aspetto avrebbe avuto la mia scuola, la mia casa, ed ora eccomi qui, avvoltolata nella mia uniforme azzurrissima, con la mascherina fucsia in tasca, da vera cinese, che torno a casa. Casa mia. In Cina. Se a diciassette anni scoprire che casa non è un luogo ma una sensazione non è un traguardo, beh, allora io non ho idea di cosa sia.
Finalmente, intorno alle sette e mezza arrivo a scuola, in tempo per la prima lezione alle sette e quarantacinque. Elisa va a nanna e Wang Cai Xia si prepara a cercare di capire qualcosa di quello che le viene detto. Da lì in poi il problema è trovare qualcosa da fare fino alle dodici, ora di pranzo. Ecco una breve lista delle lezioni e dei professori:
Inglese: L'unica lezione che capisco, all'incirca, o perlomeno l'unica in cui posso venire interpellata, leggere il libro e fare gli esercizi, poi quando c'è da tradurre o cose del genere, insomma, me la posso ancora cavare ma in genere mi fermo all'inglese-inglese. La professoressa...onestamente la sua pronuncia ha dei grossi problemi, e ci ho messo qualche secolo a capire che "gomonian" non era un strano comando in cinese ma una versione ridotta di "good morning everyone"" ma in generale è abbastanza carina, alta un metro e un soldo di cacio, tutta avvoltolata nel suo giaccone, potrebbe passare per una bambina se non fosse che ha superato i quaranta da un pezzo.
Matematica: Eh? Il professore ha un vocione tonante che lo senti dalla classe in fondo al corridoio, peccato che parli solo ed esclusivamente dialetto stretto, in più la matematica non la capisco già di mio, e così è stata la prima materia che ho abbandonato. Scusi prof.
Fisica: Hogwarts! A volte tento di capire per il semplice fatto che la professoressa,giovane e un po' svampita usa una bacchetta per toccare la lavagna elettronica e fa delle presentazioni con la musica....magia! Poi però alla fine mi devo arrendere, troppi termini specifici, solo le immagini non bastano. Se rimane tempo mette un video comico o qualcosa, e quello sì che lo capisco! Ridere insieme ai miei compagni di classe è bellissimo. L'ultima lezione è entrata e ha detto "nah, oggi guardiamo un film". Amore!
Informatica: un'ora filata a fare quello che ci pare su internet, censura permettendo, che io spendo a guardare anime. Yay! Professori? Forse e n'è una ma non ne sono sicura.
Politica: Posso vagamente immaginare di cosa parlino. Vagamente. Forse. Anche no. La professoressa mi ha chiesto se capivo la prima volta che mi ha vista, poi mi ha fatto pat pat sulla spalla e da allora ogni tanto mi sorride ma non la vedo spesso.
Chimica: Ero così felice quando mi hanno dato il libro perchè pensavo che avrei capito qualcosa ma, hey, non seguono per niente il libro e la professoressa ha il potere di attirare la mia attenzione più o meno quanto un manuale di istruzioni di un frullatore scritto in tedesco, quindi ciao ciao chimica, che tristezza!
Cinese: Cinese non l'ho ancora abbandonato, non del tutto almeno. Cerco di copiare i poemi che scrivono alla lavagna e tradurmeli a casa, cerco di guardare il libro ogni tanto, ma tutto qui. La professoressa mi ha rivolto la parola un paio di volte, e la apprezzo per aver parlato dell'olocausto, in un Paese dove la maggior parte dei ragazzi sono distratti dall'odio per il Giappone, spesso il nazismo viene preso sotto gamba, e da alcuni addirittura ammirato per aver reso grande la Germania ai suoi tempi, ma a che prezzo! Invece nella mia classe grazie all'azione combinata della professoressa di cinese e del professore di storia molti miei compagni hanno una visione più neutrale delle cose, e ci si può parlare senza avere l'impressione di star combattendo contro i mulini a vento.
Una cosa però la devo dire, non riesco a guardare la prof troppo a lungo perchè, saranno i dentini appuntiti, o il suo vizio di continuare ad oscillare la testa, ma mi ricorda immensamente un furetto, e l'idea di un furetto che insegna cinese mi fa ridere. Mah.
Storia: Ringraziamo il Cielo per il professore di storia, e ringraziamo ancora di più perchè un tenerone del genere è il coordinatore di classe. No dai, tenerone no, però ci si può parlare, fa battute, e vuole veramente bene ai suoi studenti. Mi chiede sempre come mi trovo e si assicura che io sia in buoni rapporti con i miei compagni di classe, e spesso quando ci vede giocare a qualcosa insieme o chiacchierare ci scatta una foto (aaaarrrg) perchè, dice, è incredibile vedere come andiamo tutti d'accordo. Io cerco in un certo senso di ricompensarlo stando attenta durante le sue lezioni, che, grazie ai power point, i video, e i suggerimenti della mia compagna di banco, sono, se non chiare, perlomeno parzialmente comprensibili.
Quindi durante tutto quel tempo in cui non sto attenta io cosa faccio? Studio cinese. Ha più senso. Scrivo e scrivo, controllo quante parole so, mi butto avanti con gli esercizi, leggo, insomma, qualcosa faccio, ma sono arrivata al punto in cui invidio gli exchange students dei paesi occidentali (no, la Russia non conta) che riescono a capire le lezioni e fare i compiti. Cosa non darei per riuscire almeno a fare gli esercizi di traduzione dal cinese all'inglese! Se quando tornerò in Italia troverò le lezioni difficili, e i compiti troppo numerosi, potrò pensare "Elisa, almeno capisci cosa c'è scritto!" e non so se funzionerà, ma lo spero tanto, perchè so che dovrò lavorare sodo.
A pranzo devo affrontare il prezzo del poter scegliere cosa mangiare: non capire quali sono i piatti del giorno. Contando poi il fatto che cerco di evitare la carne dato che c'è già ogni sera per cena, la situazione diventa complicata. Grazie al cielo una delle mie compagne di classe mi accompagna quasi sempre, mi legge i nomi dei vegetali (chiedere una traduzione sarebbe già troppo) e poi, con una sfacciataggine che io non ho, ignora la coda e allunga la mia gavetta carinissima alla cuoca. Cibo! Una volta le ho chiesto perchè noi non ci mettiamo in fila come tutti gli altri, e lei con due occhi così mi ha risposto "ma tu sei straniera!" Seguono due ore di pausa pranzo che un tempo occupavo con le prove per lo spettacolo di capodanno, ma adesso che siamo stati presi non ci sono più, e quindi vago solitaria per il campus o torno in classe. Alle due e mezza in punto, lezione di cinese, ogni giorno con una professoressa diversa, tranne giovedì e venerdì.
Il lunedì sono con Ceci, giovane professoressa di scienze politiche nonchè psicologa del campus, con la quale mi trovo davvero bene, l'unica che mi dia compiti e l'unica che abbia mai insegnato ad uno studente straniero. Ceci for the win!
Il martedì c'è lezione per tutti i professori stranieri, e il brutto anatroccolo, ovvero io, se ne sta seduta buona buona ad ammirare tutti quegli occhi grandissimi, e i capelli di tonalità diverse, e gli accenti così strani...ah, occidente! Per quanto ami l'Asia hai sempre il tuo fascino! Sinceramente a volte vorrei che fossimo più amici, in fondo la maggior parte di loro non ha ancora compiuto trent'anni, però non riesco a capire che impressione abbiano di me, e quindi mi muovo piano piano.
Mercoledì con miss caschetto, quasi più un'amica che una professoressa, ma che comunque devo stare attenta a non innervosire. Lei è davvero carina, e ha appena cominciato ad insegnare inglese, ma penso che abbia già un sacco di lavoro da fare quindi a volte perde la pazienza, solo per un secondo, ma basta a farmi pentire di essere così chiacchierona. Quello che apprezzo di più delle sue lezioni è che se rimane tempo parliamo del più e del meno e posso chiederle il perchè di certi comportamenti tipici in Cina e lei è relmente interessata alle differenze culturali, non vede l'Europa come il paese dei balocchi, ma la incuriosisce...è bello.
Giovedì e venerdì con la prof un po' pazza, che ha deciso di studiare inglese dopo aver compiuto quarant'anni ma si sente ancora una ragazzina, che mi fa riposare due volte all'ora però insiste per ballare durante le pause, che ha una pronuncia perfetta ma una scrittura così confusa che ormai non tento nemmeno più di leggere quello che scrive. All'inizio non la sopportavo, adesso mi diverte, ma a volte vorrei che non si mettesse a cantare a caso durante le lezioni. Strana è strana.
Alle quattro e mezza è ora di tornare a casa, prendo l'autobus minuscolo, mi siedo per i primi cento metri e poi, quasi inevitabilmente mi devo alzare per far posto a qualcuno di più grande di me. Non importa se sulla ventina o sull'ottantina, mostrare rispetto e gentilezza nei confronti dei "senior" è importante, e anche se i bambini spesso vengono esonerati, io sono troppo grande per fare orecchie da mercante, e troppo straniera per permettermi uno sgarro. In ogni caso dato che in genere le persone che prendono l'autobus con me sono più o meno le stesse mi sono guadagnata la fama di ragazza educata, e poi stare in piedi per mezz'ora non mi fa né caldo né freddo.
Finalmente, dopo aver scalato le ventordicimila rampe di scale per arrivare a casa, al sedicesimo piano, la mia giornata è libera.
Una cosa però voglio dire. Il percorso dalla fermata dell'autobus al portone del palazzo è la mia cosa preferita di sempre: per molto tempo andando a scuola a piedi in Italia mi sono chiesta che strade avrei percorso se fossi nata altrove, che aspetto avrebbe avuto la mia scuola, la mia casa, ed ora eccomi qui, avvoltolata nella mia uniforme azzurrissima, con la mascherina fucsia in tasca, da vera cinese, che torno a casa. Casa mia. In Cina. Se a diciassette anni scoprire che casa non è un luogo ma una sensazione non è un traguardo, beh, allora io non ho idea di cosa sia.
Tuesday, 10 December 2013
Can Can
Alcune cose in più sulla mia nuova scuola così, perchè mi va. Anzi su tutto.
Primo: a Chengbei bisognava correre ogni giorno e , a quanto parte, l'amore per le uniformi, le marce e tutto quello che ha un che di militare della Cina non è del tutto scomparso nella relativamente libera Benbu, ma se far correre seicento studenti in squadroni intorno ad un campo di calcio è relativamente facile, muovere i quattromila studenti di benbu....meh. Soprattutto considerando che la pisa di atletica è chiusa perchè la stanno riparando (?) e quindi ci tocca correre per le stradine strettissime tra i dormitori. una mandria di mucche è decisamente più aggraziata, fidatevi. Tra l'altro chiunque abbia deciso di mettere la musica del can can come sottofondo va licenziato, ora. No dai, ma vietategli di mangiare piccante per un mese...non posso immaginare punizione peggiore per un sichuanese. Parlando di sichuanesi, fino a poco tempo fa ero vagamente spaventata dalla nonna ospitante perchè ogni volta che mi parlava praticamente urlava, ma adesso che sto cominciando a familiarizzare col dialetto e capisco un po' di quello che dice mi sono resa conto che urla solo perchè pensa che io non senta, e di solito sono cose come "vuoi un po' di latte?" "copriti, non prendere freddo" "ti cucino le patate dolci!" e le cucina davvero, le patate dolci, a raffica, perchè una volta le go detto che mi piacciono. Le piace fare conversazione con me, anche se per metà del tempo la guardo con i miei occhi vuoti e persi da pesce lesso, e rispondo "eh?" ma lei ripete e ripete finchè o capisco o fingo di capire e se ne va contenta, per tornare con qualcosa da mangiare. Le nonne sono uguali in tutto il mondo, credo.
Secondo: Sapete cosa mi riempie il cuore di gioia? Il fatto che le classi possano essere divise in gruppi e ogni gruppo si possa scegliere un nome e dei ragazzi della classe di fronte abbiano deciso di chiamarsi "Butter can fly" per non parlare della nostra classe, con i gloriosi "renaissance supremacy", oppure il fatto che in giro vendano i guanti da motorino, delle specie di tasche pelose (?) da attaccare al manubrio per infilarci le mani quando fa freddo, o ancora le vecchiette che mi chiedono da dove vengo sull'autobus e poi si sentono in dovere di dirlo a chiunque salga, e l'autista che comunque non capisce. La Cina è strana ragazzi, ma i cinesi sono stranissimi.
Terzo: mi sono dimenticata cos'altro volevo scrivere accidenti. Harvey smettila di lamentarti che non ti menziono mai nei miei post, Cami, stavo pensando che tu avrai davvero un bel futuro, e Marta, perchè non mi rispondi su line? Mi manchi troppo! Per tutti i miei compagni di classe, vi sento così vicini anche se non ci parliamo tanto! Mamma ti voglio bene! (Brescia, tu e la piccola sindacalista giapponese state facendo un buon lavoro vero?)
Thursday, 5 December 2013
Breve riassunto di un nuovo inizio.
Ebbene sì, signore e signori, sono finalmente libera. Sono finalmente stata trasferita nel vecchio, enorme campus di Ben Bu a trenta minuti di bus da casa mia, e dunque posso tornare ogni giorno. Andare via da Chengbei non è stato difficile in sè e per sè ma guardare i musetti dei miei amici mentre li salutavo, e rileggere i messaggi che mi hanno scritto sulla divisa...ma non tornerei mai indietro.
Quando lunedì sono finalmente entrata di nuovo nell'edificio principale, ero così felice che mi sono domandata sto davvero andando a scuola? Ebbene sì. Più precisamente, a ancora non lo sapevo, ero diretta alla seconda classe del gao yi, cinquantasette (mi pare) alunni belli come il sole...quasi, e tutti super eccitati all'idea di avere una studentessa italiana tra di loro. I professori avevano preparato un power point sull'Italia completo di inno e traduzioni oscene fatte con google translate, e tutti avevano imparato a dire "ciao" e "piacere di conoscerti". Siccome mi sono rifiutata di parlare inglese con gli studenti, il mio cervello sta andando in pappa, e non so come sia successo ma sono entrata a far parte del club di danza della classe, ma sapete cosa? Ne vale la pena. Ho scoperto di saper dire cose che nemmeno mi ricordavo di aver studiato e la soddisfazione è immensa.
La scuola è vecchia, e i bagni non hanno le porte, evviva, ma sembra una piccola città e il cibo della mensa è una cosa meravigliosa! Ogni giorno vado con la mia gavetta azzurrina e la mia carta del riso alla mensa, una mia compagna di classe mi legge cosa c'è da mangiare e se non c'è niente che ci va a genio possiamo comprarci il danchaofan (riso con mischiate dentro varie cose, ma è buonissimo) appena di fianco, e alcuni studenti addirittura escono a comprarsi quello che vogliono. Secondo me il cibo della scuola è così buono che non vale la pena di andare fuori, ma tant'è che siamo liberi di farlo, ovviamente dopo aver chiesto ai professori. Se poi ti vien un languorino tra una classe e l'altra il negozio della scuola vende tutto, dagli spiedini alla versione cinese del kebab, dalle patatine alle torte, e ogni tipo di bevanda. La tua penna non scrive più? Nessun problema, il negozio ha anche la sezione di cartolibreria, e i quaderni sono pucciosi. Lasciatemi qui.
Poi posso prendere l'autobus! Adoro gli autobus in Cina, passano ogni dieci minuti e il biglietto costa dieci centesimi. Certo se l'autobus è troppo pieno l'autista ti fa salire e gli devi dire dove scendi, perchè non c'è il pulsante per prenotare la fermata, ma spesso si fermano a tirare su gente anche lontano dai cartelli e se gli gira bene puoi chiedergli di lasciarti scendere in un posto a tua richiesta, a patto che sia di strada naturalmente. Niente biglietto, perchè paghi direttamente l'autista, quindi niente controllori.
L'unico piccolo problema è che non capisco assolutamente niente delle lezioni, no, capisco al massimo l'argomento, e poi il buio, illuminato qua e là da power point e video, al quale reagisco tirando fuori i miei libri di cinese e scrivendo parole su parole su parole su parole. Quando poi torno a casa vorrei soltanto buttarmi sul letto (questo è facile, tutta la mia stanza è un letto) e dormire.
Una parola sull'essere l'unica studentessa straniera in una scuola cinese: imbarazzo e autostima entrambi alle stelle. Autostima perchè a prescindere da come ti sei svegliataquella mattina, e hai i capelli che somigliano vagamente al mocio Vileda o delle occhiaie che per poco non ti mettevano nel centro per i panda giganti, oppure hai più brufoli di un tredicenne in piena tempesta ormonale o il naso rosso modello Rudolph, sei comunque bellissima. Sei straniera, quindi qualcosa di bello ce lo trovano sicuro. Se poi ti metti anche un po' d'impegno rischi davvero di far cadere qualcuno dalle scale, e non voglio mentire, ci prendi gusto facilmente. Io, l'ho già detto, non sono mai, mai stata capace di far girare nessuno per strada, e adesso la gente mi guarda, mi sorride, alcuni mi chiamano perfino "beautiful". Ragazze se vi sentite meno attraenti di un mollusco fatevi un giro in Cina, aiuta, aiuta tanto. L'altro lato della medaglia è che finisci sempre per avere una folla di spettatori attorno qualunque cosa tu faccia, e a volte vorrei starmene un po' per i fatti miei...per esempio l'altro giorno sono andata a giocare a basket coi miei compagni di classe nel cortile della scuola ma non potevo prendere la palla senza che una decina di persone facessero ooooh. Manco i bambini di Povia. Senza parlare del fatto che mi hanno messa in prima fila per lo spettacolo di danza nonostante non avessi imparato i passi, perchè? Perchè sei carina! Feeling like a Yoona. per chi non cogliesse questa referenza, tutti i gruppi kpop hanno una persona incaricata dell'immagine, il visual, che magari non è particolarmente talentuoso, magari invece lo è, ma è attraente e fondamentalmente il suo lavoro è essere bello (?). Yoona, ad esempio.
Va neh è tardi, sono confusa e sto parlando di kpop quindi chiudiamola qui. bacini!
Quando lunedì sono finalmente entrata di nuovo nell'edificio principale, ero così felice che mi sono domandata sto davvero andando a scuola? Ebbene sì. Più precisamente, a ancora non lo sapevo, ero diretta alla seconda classe del gao yi, cinquantasette (mi pare) alunni belli come il sole...quasi, e tutti super eccitati all'idea di avere una studentessa italiana tra di loro. I professori avevano preparato un power point sull'Italia completo di inno e traduzioni oscene fatte con google translate, e tutti avevano imparato a dire "ciao" e "piacere di conoscerti". Siccome mi sono rifiutata di parlare inglese con gli studenti, il mio cervello sta andando in pappa, e non so come sia successo ma sono entrata a far parte del club di danza della classe, ma sapete cosa? Ne vale la pena. Ho scoperto di saper dire cose che nemmeno mi ricordavo di aver studiato e la soddisfazione è immensa.
La scuola è vecchia, e i bagni non hanno le porte, evviva, ma sembra una piccola città e il cibo della mensa è una cosa meravigliosa! Ogni giorno vado con la mia gavetta azzurrina e la mia carta del riso alla mensa, una mia compagna di classe mi legge cosa c'è da mangiare e se non c'è niente che ci va a genio possiamo comprarci il danchaofan (riso con mischiate dentro varie cose, ma è buonissimo) appena di fianco, e alcuni studenti addirittura escono a comprarsi quello che vogliono. Secondo me il cibo della scuola è così buono che non vale la pena di andare fuori, ma tant'è che siamo liberi di farlo, ovviamente dopo aver chiesto ai professori. Se poi ti vien un languorino tra una classe e l'altra il negozio della scuola vende tutto, dagli spiedini alla versione cinese del kebab, dalle patatine alle torte, e ogni tipo di bevanda. La tua penna non scrive più? Nessun problema, il negozio ha anche la sezione di cartolibreria, e i quaderni sono pucciosi. Lasciatemi qui.
Poi posso prendere l'autobus! Adoro gli autobus in Cina, passano ogni dieci minuti e il biglietto costa dieci centesimi. Certo se l'autobus è troppo pieno l'autista ti fa salire e gli devi dire dove scendi, perchè non c'è il pulsante per prenotare la fermata, ma spesso si fermano a tirare su gente anche lontano dai cartelli e se gli gira bene puoi chiedergli di lasciarti scendere in un posto a tua richiesta, a patto che sia di strada naturalmente. Niente biglietto, perchè paghi direttamente l'autista, quindi niente controllori.
L'unico piccolo problema è che non capisco assolutamente niente delle lezioni, no, capisco al massimo l'argomento, e poi il buio, illuminato qua e là da power point e video, al quale reagisco tirando fuori i miei libri di cinese e scrivendo parole su parole su parole su parole. Quando poi torno a casa vorrei soltanto buttarmi sul letto (questo è facile, tutta la mia stanza è un letto) e dormire.
Una parola sull'essere l'unica studentessa straniera in una scuola cinese: imbarazzo e autostima entrambi alle stelle. Autostima perchè a prescindere da come ti sei svegliataquella mattina, e hai i capelli che somigliano vagamente al mocio Vileda o delle occhiaie che per poco non ti mettevano nel centro per i panda giganti, oppure hai più brufoli di un tredicenne in piena tempesta ormonale o il naso rosso modello Rudolph, sei comunque bellissima. Sei straniera, quindi qualcosa di bello ce lo trovano sicuro. Se poi ti metti anche un po' d'impegno rischi davvero di far cadere qualcuno dalle scale, e non voglio mentire, ci prendi gusto facilmente. Io, l'ho già detto, non sono mai, mai stata capace di far girare nessuno per strada, e adesso la gente mi guarda, mi sorride, alcuni mi chiamano perfino "beautiful". Ragazze se vi sentite meno attraenti di un mollusco fatevi un giro in Cina, aiuta, aiuta tanto. L'altro lato della medaglia è che finisci sempre per avere una folla di spettatori attorno qualunque cosa tu faccia, e a volte vorrei starmene un po' per i fatti miei...per esempio l'altro giorno sono andata a giocare a basket coi miei compagni di classe nel cortile della scuola ma non potevo prendere la palla senza che una decina di persone facessero ooooh. Manco i bambini di Povia. Senza parlare del fatto che mi hanno messa in prima fila per lo spettacolo di danza nonostante non avessi imparato i passi, perchè? Perchè sei carina! Feeling like a Yoona. per chi non cogliesse questa referenza, tutti i gruppi kpop hanno una persona incaricata dell'immagine, il visual, che magari non è particolarmente talentuoso, magari invece lo è, ma è attraente e fondamentalmente il suo lavoro è essere bello (?). Yoona, ad esempio.
Va neh è tardi, sono confusa e sto parlando di kpop quindi chiudiamola qui. bacini!
Saturday, 23 November 2013
Chun Xi, Da Feng, Cheng Ji.
Trova l'intruso, A, B o C? Due sono nomi di posti in cui sono stata e uno no...ci siete? Avete la vostra risposta? Complimenti a tutti quelli che hanno scelto la terza perchè cheng ji significa score che signivica voto che significa...ve lo dico dopo. Rimangono chun xi e da feng, e parlerò di entrambi in questo post perchè sono stata una persona poco puntuale e non ho scritto per due settimane, ma avevo una buona ragione...
Chun Xi lu
venti chili di valigia e dieci mesi di fronte avevano reso difficile la preparazione del bagaglio: alla fine avevo deciso di dare la priorità alle magliette a maniche corte sperando di riuscire a comprare qualcosa di più pesante una volta arrivata, ma non avevo previsto di ritrovarmi di fronte ad un ostacolo quale il confinamento in dormitorio sei giorni su sette. Dal momento che le nostre uniche uscite, anche dette "raid" erano state due scappate di mezz'ora al carrefour, e che per motivi diversi sia i thai che io ci ritrovavamo senza vestiti pesanti (io incomprensioni con la famiglia, i thai perchè fondamentalmente in Thailandia non fa freddo, mannaggia) ci è stata accordata una mattinata di shopping a Chun Xi road. Ora, si dice che Chengdu sia la città con le donne più belle della Cina e che per trovarle si debba andare a Chun Xi road...a fare compere ovviamente! Dal mall enorme con i vestiti che costano meno di un pacchetto di patatine alle boutique, dai negozio di abbigliamento sportivo a quelli specializzati in maniche (?) a Chun Xi trovi il pacchetto completo, e se poi ti viene fame non devi nemmeno girare troppo in giro, senza dubbio troverai un ristorante a cinquanta passi di distanza, un fast food a venti e una bancarella a dieci. Grandioso! Una mattina non è davvero abbastanza, soprattutto considerato che ci siamo dovuti dividere in gruppi e quindi dovevamo aspettarci a vicenda prima di dichiarare un negozio non interessante, e anche se alla fine ho comprato solo una sorta di maglione/giacca/boh è stato bello girare per la città. Il nostro gruppo a dire il vero era un po' quello delle seconde scelte, dato che si trattava di una ragazza rimasta fuori dagli altri gruppi, me, e la nostra coordinatrice di classe, che non gode di particolare stima tra i thai, ma basta sapere come prenderla e alla fine ci ha offerto sia il pranzo, con del pollo che era una meraviglia, e il primo tofu seriamente delizioso che io abbia mai assaggiato, sia un panino per la via perchè avevamo un languorino. Prendere la metro poi è stata la parte migliore, non so perchè ma adoro la metropolitana, e quelle cinesi ogni tanto mandano annunci come "please keep your body inside the train" no ma dove dovrebbe andare? Quindi ne è valsa la pena. Inoltre abbiamo scoperto l'esistenza dei mall bazaar, dei centri commerciali che di fronte hanno negozi normali, e poi più ti inoltri meno spazio c'è e più i prezzi si abbassano (in teoria) avrei dovuto fare una foto!
Da Feng
Second s OMMAIGAD PENSAVO CHE SI FOSSE CANCELLATO IL POST INVECE ECCOLO QUI YIIIISSSSSSS. Dicevo. Seconda sortita nel mondo esterno che non finisse in una corsa al carrefour, destinazione: Da Feng. In realtà quel giorno non volevo uscire perchè era il compleanno di Po, uno dei miei migliori amici cinesi, e sapevo che non saremmo tornati in tempo per la pausa dopo cena, il momento in cui lo avrebbero festeggiato anche i suoi amici. Comunque siamo usciti, a piedi, e per la prima volta abbiamo visto la cittadina alla quale il campus è praticamente aggrappato, dato che dopo c'è solo campagna.
Da feng è una città che si sta sviluppando, il che in Cina significa, un posto dove stanno costruendo palazzoni altissimi che per ora sono semivuoti, ma che sono già pronti per quando la gente non troverà più posto in città e dovrà spostarsi più all'esterno. La sensazione che ti da questo tipo di posto è davvero davvero strana. Lo vedi, è tutto pronto, tutto lì, le insegne, il supermercato, i cortili giganteschi all'interno di complessi enormi, le strade appena asfaltate, I negozi imbiancati. Gli unici che vivono qui sono gli stessi operai che stanno costruendo i nuovi edifici e pochi altri, soprattutto giovani che se ne erano andati dalla campagna per studiare, hanno trovato lavoro, magari un fidanzato o una fidanzata, e adesso aspettano che la città gli cresca intorno ad un prezzo ragionevole. Questo è da feng, una campagna mascherata da città, e ha una sua bellezza nel contrasto tra l'apparenza e la gente che cammina per strada ancora con l'elmetto addosso, i carretti dei noodles, il negozietto di stuoie. Per ritrovare un po' di vita bisogna attraversare un cantiere e dirigersi verso la parte dove le case sono più basse e i negozi più forniti: la parte "vecchia". Paradossalmente qui ho avuto più fortuna nel trovare dei vestiti decenti e veramente a poco prezzo...di solito fuori dai grandi centri i vestiti si vendono con una gamma di colori assurda e fantasie discutibili, ma io ho una taglia da uomo e quindi posso (anzi, devo) rifugiarmi nei tranquilli grigi e azzurri degli abiti maschili.
Quella che si era prospettata una gita abbastanza indesiderata è poi diventata l'occasione per comprare una torta di compleanno (qui vendono delle tortine grandi circa quanto il palmo della mia mano, a tre euro, massimo cinque, sono deliziose e sono un regalo gradito in qualsiasi occasione) mangiare jiao zi, guardare la luna e sentirsi finalmente liberi dalla bolla del dormitorio.
Cheng Ji
Ebbene sì, non siamo qui in vacanza, e il giorno degli esami è arrivato anche per noi exchange students. Più precisamente i giorni. Due. Middle term exams li chiamano, e si tratta di esami sostenuti da tutta la scuola contemoraneamente su tutto il programma svolto in classe fino a quel momento. A tutti gli studenti viene riassegnato un posto in una classe diversa con compagni di altre classi, per ridurre il rischio di suggerimenti, note sul banco e simili. Per due giorni non si fa altro che test, su ogni materia, nel nostro caso dieci: Music, P.E, Chinese Culture, Listening, Reading, Oral Chinese, Pinyin, Elementary Chinese, Art e Calligraphy. L'atmosfera era tesissima e la promessa di mandare i risultati alle nostre scuole di origine (sembrava più una minaccia in realtà) non ha aiutato, ma in un qualche modo me la sono cavata. Non ditelo in giro ma il oto di cui vado più fiera è il 98 su cento in Tai Ji oh yeah, sono davvero vecchia dentro. Tutto è bene quel che finisce bene ma ho passato due giorni a studiare come un'idiota e non ho scritto sul blog per ripassare, quindi adesso ho veramente solo voglia di non fare niente. che novità eh?
P.s. questa dovrebbe essere la mia ultima settimana in dormitorio: YEAH per il ritorno a casa ogni giorno, mmh per il dover salutare i miei amici cinesi.
Chun Xi lu
venti chili di valigia e dieci mesi di fronte avevano reso difficile la preparazione del bagaglio: alla fine avevo deciso di dare la priorità alle magliette a maniche corte sperando di riuscire a comprare qualcosa di più pesante una volta arrivata, ma non avevo previsto di ritrovarmi di fronte ad un ostacolo quale il confinamento in dormitorio sei giorni su sette. Dal momento che le nostre uniche uscite, anche dette "raid" erano state due scappate di mezz'ora al carrefour, e che per motivi diversi sia i thai che io ci ritrovavamo senza vestiti pesanti (io incomprensioni con la famiglia, i thai perchè fondamentalmente in Thailandia non fa freddo, mannaggia) ci è stata accordata una mattinata di shopping a Chun Xi road. Ora, si dice che Chengdu sia la città con le donne più belle della Cina e che per trovarle si debba andare a Chun Xi road...a fare compere ovviamente! Dal mall enorme con i vestiti che costano meno di un pacchetto di patatine alle boutique, dai negozio di abbigliamento sportivo a quelli specializzati in maniche (?) a Chun Xi trovi il pacchetto completo, e se poi ti viene fame non devi nemmeno girare troppo in giro, senza dubbio troverai un ristorante a cinquanta passi di distanza, un fast food a venti e una bancarella a dieci. Grandioso! Una mattina non è davvero abbastanza, soprattutto considerato che ci siamo dovuti dividere in gruppi e quindi dovevamo aspettarci a vicenda prima di dichiarare un negozio non interessante, e anche se alla fine ho comprato solo una sorta di maglione/giacca/boh è stato bello girare per la città. Il nostro gruppo a dire il vero era un po' quello delle seconde scelte, dato che si trattava di una ragazza rimasta fuori dagli altri gruppi, me, e la nostra coordinatrice di classe, che non gode di particolare stima tra i thai, ma basta sapere come prenderla e alla fine ci ha offerto sia il pranzo, con del pollo che era una meraviglia, e il primo tofu seriamente delizioso che io abbia mai assaggiato, sia un panino per la via perchè avevamo un languorino. Prendere la metro poi è stata la parte migliore, non so perchè ma adoro la metropolitana, e quelle cinesi ogni tanto mandano annunci come "please keep your body inside the train" no ma dove dovrebbe andare? Quindi ne è valsa la pena. Inoltre abbiamo scoperto l'esistenza dei mall bazaar, dei centri commerciali che di fronte hanno negozi normali, e poi più ti inoltri meno spazio c'è e più i prezzi si abbassano (in teoria) avrei dovuto fare una foto!
Da Feng
Second s OMMAIGAD PENSAVO CHE SI FOSSE CANCELLATO IL POST INVECE ECCOLO QUI YIIIISSSSSSS. Dicevo. Seconda sortita nel mondo esterno che non finisse in una corsa al carrefour, destinazione: Da Feng. In realtà quel giorno non volevo uscire perchè era il compleanno di Po, uno dei miei migliori amici cinesi, e sapevo che non saremmo tornati in tempo per la pausa dopo cena, il momento in cui lo avrebbero festeggiato anche i suoi amici. Comunque siamo usciti, a piedi, e per la prima volta abbiamo visto la cittadina alla quale il campus è praticamente aggrappato, dato che dopo c'è solo campagna.
Da feng è una città che si sta sviluppando, il che in Cina significa, un posto dove stanno costruendo palazzoni altissimi che per ora sono semivuoti, ma che sono già pronti per quando la gente non troverà più posto in città e dovrà spostarsi più all'esterno. La sensazione che ti da questo tipo di posto è davvero davvero strana. Lo vedi, è tutto pronto, tutto lì, le insegne, il supermercato, i cortili giganteschi all'interno di complessi enormi, le strade appena asfaltate, I negozi imbiancati. Gli unici che vivono qui sono gli stessi operai che stanno costruendo i nuovi edifici e pochi altri, soprattutto giovani che se ne erano andati dalla campagna per studiare, hanno trovato lavoro, magari un fidanzato o una fidanzata, e adesso aspettano che la città gli cresca intorno ad un prezzo ragionevole. Questo è da feng, una campagna mascherata da città, e ha una sua bellezza nel contrasto tra l'apparenza e la gente che cammina per strada ancora con l'elmetto addosso, i carretti dei noodles, il negozietto di stuoie. Per ritrovare un po' di vita bisogna attraversare un cantiere e dirigersi verso la parte dove le case sono più basse e i negozi più forniti: la parte "vecchia". Paradossalmente qui ho avuto più fortuna nel trovare dei vestiti decenti e veramente a poco prezzo...di solito fuori dai grandi centri i vestiti si vendono con una gamma di colori assurda e fantasie discutibili, ma io ho una taglia da uomo e quindi posso (anzi, devo) rifugiarmi nei tranquilli grigi e azzurri degli abiti maschili.
Quella che si era prospettata una gita abbastanza indesiderata è poi diventata l'occasione per comprare una torta di compleanno (qui vendono delle tortine grandi circa quanto il palmo della mia mano, a tre euro, massimo cinque, sono deliziose e sono un regalo gradito in qualsiasi occasione) mangiare jiao zi, guardare la luna e sentirsi finalmente liberi dalla bolla del dormitorio.
Cheng Ji
Ebbene sì, non siamo qui in vacanza, e il giorno degli esami è arrivato anche per noi exchange students. Più precisamente i giorni. Due. Middle term exams li chiamano, e si tratta di esami sostenuti da tutta la scuola contemoraneamente su tutto il programma svolto in classe fino a quel momento. A tutti gli studenti viene riassegnato un posto in una classe diversa con compagni di altre classi, per ridurre il rischio di suggerimenti, note sul banco e simili. Per due giorni non si fa altro che test, su ogni materia, nel nostro caso dieci: Music, P.E, Chinese Culture, Listening, Reading, Oral Chinese, Pinyin, Elementary Chinese, Art e Calligraphy. L'atmosfera era tesissima e la promessa di mandare i risultati alle nostre scuole di origine (sembrava più una minaccia in realtà) non ha aiutato, ma in un qualche modo me la sono cavata. Non ditelo in giro ma il oto di cui vado più fiera è il 98 su cento in Tai Ji oh yeah, sono davvero vecchia dentro. Tutto è bene quel che finisce bene ma ho passato due giorni a studiare come un'idiota e non ho scritto sul blog per ripassare, quindi adesso ho veramente solo voglia di non fare niente. che novità eh?
P.s. questa dovrebbe essere la mia ultima settimana in dormitorio: YEAH per il ritorno a casa ogni giorno, mmh per il dover salutare i miei amici cinesi.
dafeng
Saturday, 2 November 2013
nothing special but Halloween.
Siccome la vita in dormitorio è di una monotonia devastante, per me scrivere post ogni settimana sta diventando sempre pi
più difficile. Se poi considerate che ho la memoria di un armadillo che ha sofferto un trauma cerebrale, capirete che anche quando succede qualcosa di particolare poi io non lo scrivo perchè non mi ricordo esattamente come è andata.
Fortunatamente questa settimana un evento insolito c'è stato, per la precisione Halloween.
Le difficoltà nell'organizzazione sono state parecchie, in Cina non si festeggia e i professori non erano molto propensi a lasciarci coinvolgere le altre classi, poi quando ci siamo messi d'accordo non ci volevano portare comprare il necessario, poi ci hanno preso delle zucche da intagliare con una forma stranissima, poi, poi, poi. Alla fine il piano di visitare ogni classe è miseramente fallito per due motivi: la classe iternazionale ha preso il sopravvento correndo per i corridoi a casaccio e lanciando caramelle, e i professori del primo piano ci hanno rispediti al terzo senza che potessimo dire né A né Ba, e le cose stavano andando un po' così.
Alla fine però noi classe sino-thailandese (e vedete bene che io non ci dovrei stare? sino-thailandese, no sino-tuttiquellichenonsappiamodovemettere-thailandese!) siamo rimasti fuori dalla porta che dà verso i dormitori ad aspettare tutti gli studenti che non avevamo ancora spaventato: E-PI-CO.
Alcuni non si sono quasi mossi, e una ragazza ci ha addirittura fatto il dito medio (se ti trovo ti faccio scrivere il nome della rosa in turco tenendo la penna solo col medio, bambina) ma ci sono state delle reazioni meravigliose: dalla gente che correva di nuovo dentro, a quelli che urlavano a quelli che sono caduti, e un po' mi sento in colpa per questo, il primo halloween a Chengbei è stato abbastanza un successo. Dei miei amici hanno continuato a spaventarsi anche quando hanno visto che eravamo noi, e la zia del nostro dormitorio per poco non mi sbatteva la porta sul naso, per non parlare delle nostre professoresse che erano vagamente terrorizzate, quindi sì. Happy Halloween.
più difficile. Se poi considerate che ho la memoria di un armadillo che ha sofferto un trauma cerebrale, capirete che anche quando succede qualcosa di particolare poi io non lo scrivo perchè non mi ricordo esattamente come è andata.
Fortunatamente questa settimana un evento insolito c'è stato, per la precisione Halloween.
Le difficoltà nell'organizzazione sono state parecchie, in Cina non si festeggia e i professori non erano molto propensi a lasciarci coinvolgere le altre classi, poi quando ci siamo messi d'accordo non ci volevano portare comprare il necessario, poi ci hanno preso delle zucche da intagliare con una forma stranissima, poi, poi, poi. Alla fine il piano di visitare ogni classe è miseramente fallito per due motivi: la classe iternazionale ha preso il sopravvento correndo per i corridoi a casaccio e lanciando caramelle, e i professori del primo piano ci hanno rispediti al terzo senza che potessimo dire né A né Ba, e le cose stavano andando un po' così.
Alla fine però noi classe sino-thailandese (e vedete bene che io non ci dovrei stare? sino-thailandese, no sino-tuttiquellichenonsappiamodovemettere-thailandese!) siamo rimasti fuori dalla porta che dà verso i dormitori ad aspettare tutti gli studenti che non avevamo ancora spaventato: E-PI-CO.
Alcuni non si sono quasi mossi, e una ragazza ci ha addirittura fatto il dito medio (se ti trovo ti faccio scrivere il nome della rosa in turco tenendo la penna solo col medio, bambina) ma ci sono state delle reazioni meravigliose: dalla gente che correva di nuovo dentro, a quelli che urlavano a quelli che sono caduti, e un po' mi sento in colpa per questo, il primo halloween a Chengbei è stato abbastanza un successo. Dei miei amici hanno continuato a spaventarsi anche quando hanno visto che eravamo noi, e la zia del nostro dormitorio per poco non mi sbatteva la porta sul naso, per non parlare delle nostre professoresse che erano vagamente terrorizzate, quindi sì. Happy Halloween.
Saturday, 26 October 2013
Sii un pokémon!
Evolviti.
Questo post lo dedico a tutti quelli che potrebbero capitare in un dormitorio come quello in cui vivo io ora o addirittura nello stesso.
La prima cosa che posso dire è che non tutti i dormitori sono uguali, in alcuni gli studenti stranieri vengono trattati più come gli insegnanti, in altri meno, in altri affatto ma di solito ci sono sempre alcuni privilegi. Quasi sempre finirete in stanza con altri stranieri, e, almeno nel mio caso, in qualche modo separati dagli sudenti cinesi.
Mandare i propri figli in dormitorio è una pratica estremamente diffusa in Cina, in parte perchè essendo le città vaste e le campagne altrettanto vaste è facile vivere troppo lontani dalla scuola che si vuole frequentare (e per si vuole intendo i tuoi genitori hanno deciso per te) oppure da qualsiasi scuola, in parte perchè in questo modo ci si concentra molto di più sullo studio. Dovete capire che gli studenti qui sono tanti, spesso figli unici, e quasi tutti cercheranno di entrare nelle migliori università del Paese. Come? Ottenendo un punteggio alto nel gao kao, l'esame finale dopo la terza superiore. Il gao kao è un affare serio, gli anni passati non contano, sei stato sempre primo della classe, sempre ultimo, una mezza via? Se non prendi un punteggio alto nell'esame finale sei fuori. Devi scegliere un'università "di secondo livello" o imparare un mestiere e andare a lavorare. Per me non c'è niente di male, ma le aspettative nei confronti di questi ragazzi sono grandi. Quindi fondamentalmente i cinesi passano i tre anni delle superiori a prepararsi per il super test.
Come si collocano gli exchange students in questo ambiente poco competitivo? Boh. Esterni. Lo vedi, lo senti ma non ti riguarda. Quello che ti riguarda, e tanto, è sopravvivere. Per fare ciò è bene evolversi.
Se qualcuno usa una determinata strategia e funziona, imitalo, altrimenti evita di fare la fatica.
Esempio: quando siamo arrivati nelle nostre stanze abbiamo scoperto che il bagno non aveva uno straccio di gancio per appendere i vestiti prima di fare la doccia, ma c'era una finestra con un davanzale mediamente spazioso. Una delle ragazze ha usato la bacinella per lavare i vestiti appoggiata al davanzale et voilà. Un sistema perfetto finchè un giorno cercando di recuperare l'asciugamano mi è caduta la maglietta fuori dalla finestra. Cose che capitano.
Se non hai una soluzione per qualcosa, prova comunque. Se non pensi di essere capaci di farlo, provaci comunque. Mi sono ricucita la tasca dell'uniforme da sola ed è venuta abbastanza uno schifo ma nemmeno troppo, e resiste.
Fatti degli amici, e almeno di due tipi. Sembra una cosa stupida da dire ma avrai bisogno di amici che vi ascoltino nei momenti di pare e avrai bisogno di amici che vi facciano semplicemente ridere. Più ne avete meglio è comunque.
NON TI METTERE CONTRO I PROFESSORI avanti, ci vivete a due passi, ce la puoi fare a non litigare, voglio dire io ho visto metà delle mie professoresse in pigiama e le vedo a colazione pranzo e cena che si sbrodolano con la zuppa, le condizioni sono quelle per una chiacchierata fuori dalla classe invece che una sfuriata di fronte a tutti. Specialmente evita di parlare dei problemi che hai con un insegnante di fronte ad un altro insegnante, perchè li metterebbe in imbarazzo e negherebbero tutto.
Cibo. Portati una discreta quantità di cibo per integrare quello della scuola, che non è cattivo né poco ma tende a lasciarti insoddisfatto soprattutto se la tua famiglia ospitante ti coccola con ogni delizia locale.
Muovete quel didietro. L'attività fisica non vi farà morire, anzi, vivendo seduti ad una scrivania vi mancherà, perciò non lagnatevi...in più i professori apprezzano chi si lancia in qualche sport.
Più o meno questo. Ah, fare troppe domande è inutile la risposta più comune che otterrete è "No Why"
bye bye
Questo post lo dedico a tutti quelli che potrebbero capitare in un dormitorio come quello in cui vivo io ora o addirittura nello stesso.
La prima cosa che posso dire è che non tutti i dormitori sono uguali, in alcuni gli studenti stranieri vengono trattati più come gli insegnanti, in altri meno, in altri affatto ma di solito ci sono sempre alcuni privilegi. Quasi sempre finirete in stanza con altri stranieri, e, almeno nel mio caso, in qualche modo separati dagli sudenti cinesi.
Mandare i propri figli in dormitorio è una pratica estremamente diffusa in Cina, in parte perchè essendo le città vaste e le campagne altrettanto vaste è facile vivere troppo lontani dalla scuola che si vuole frequentare (e per si vuole intendo i tuoi genitori hanno deciso per te) oppure da qualsiasi scuola, in parte perchè in questo modo ci si concentra molto di più sullo studio. Dovete capire che gli studenti qui sono tanti, spesso figli unici, e quasi tutti cercheranno di entrare nelle migliori università del Paese. Come? Ottenendo un punteggio alto nel gao kao, l'esame finale dopo la terza superiore. Il gao kao è un affare serio, gli anni passati non contano, sei stato sempre primo della classe, sempre ultimo, una mezza via? Se non prendi un punteggio alto nell'esame finale sei fuori. Devi scegliere un'università "di secondo livello" o imparare un mestiere e andare a lavorare. Per me non c'è niente di male, ma le aspettative nei confronti di questi ragazzi sono grandi. Quindi fondamentalmente i cinesi passano i tre anni delle superiori a prepararsi per il super test.
Come si collocano gli exchange students in questo ambiente poco competitivo? Boh. Esterni. Lo vedi, lo senti ma non ti riguarda. Quello che ti riguarda, e tanto, è sopravvivere. Per fare ciò è bene evolversi.
Se qualcuno usa una determinata strategia e funziona, imitalo, altrimenti evita di fare la fatica.
Esempio: quando siamo arrivati nelle nostre stanze abbiamo scoperto che il bagno non aveva uno straccio di gancio per appendere i vestiti prima di fare la doccia, ma c'era una finestra con un davanzale mediamente spazioso. Una delle ragazze ha usato la bacinella per lavare i vestiti appoggiata al davanzale et voilà. Un sistema perfetto finchè un giorno cercando di recuperare l'asciugamano mi è caduta la maglietta fuori dalla finestra. Cose che capitano.
Se non hai una soluzione per qualcosa, prova comunque. Se non pensi di essere capaci di farlo, provaci comunque. Mi sono ricucita la tasca dell'uniforme da sola ed è venuta abbastanza uno schifo ma nemmeno troppo, e resiste.
Fatti degli amici, e almeno di due tipi. Sembra una cosa stupida da dire ma avrai bisogno di amici che vi ascoltino nei momenti di pare e avrai bisogno di amici che vi facciano semplicemente ridere. Più ne avete meglio è comunque.
NON TI METTERE CONTRO I PROFESSORI avanti, ci vivete a due passi, ce la puoi fare a non litigare, voglio dire io ho visto metà delle mie professoresse in pigiama e le vedo a colazione pranzo e cena che si sbrodolano con la zuppa, le condizioni sono quelle per una chiacchierata fuori dalla classe invece che una sfuriata di fronte a tutti. Specialmente evita di parlare dei problemi che hai con un insegnante di fronte ad un altro insegnante, perchè li metterebbe in imbarazzo e negherebbero tutto.
Cibo. Portati una discreta quantità di cibo per integrare quello della scuola, che non è cattivo né poco ma tende a lasciarti insoddisfatto soprattutto se la tua famiglia ospitante ti coccola con ogni delizia locale.
Muovete quel didietro. L'attività fisica non vi farà morire, anzi, vivendo seduti ad una scrivania vi mancherà, perciò non lagnatevi...in più i professori apprezzano chi si lancia in qualche sport.
Più o meno questo. Ah, fare troppe domande è inutile la risposta più comune che otterrete è "No Why"
bye bye
Saturday, 19 October 2013
Sport Meeting!!!
Ovvero un giorno e mezzo nel campo di atletica di fronte alla scuola a saltare, correre, fare giochi idioti e incoraggiare gli altri.
In realtà se escludiamo la cerimonia di apertura nella quale ho dovuto cantare in italiano, dato che una traditional dance italiana io non la saprei ballare, e per la quale ho ballato insieme ai thailandesi ignorando completamente i passi e cercando di scomparire il più possibile. Grazie al cielo avevo il supporto di uno di loro che mi sussurrava "cambio" "a destra" e cose varie.
Gli studenti cinesi hanno comunque applaudito abbastanza rumorosamente, questo perchè siamo stranieri e dunque popolari. Per me è abbastanza strano camminare per la scuola con gente che mi saluta e mi chiama e sa chi sono per il semplice fatto che ho un aspetto diverso, ma per fare amicizia e ottenere cose la carta della straniera con gli occhi grandi funziona abbastanza, e il cielo sa se ho bisogno di amici in dormitorio.
Comunque dopo questo spettacolino vagamente penoso è cominciata la competizione vera: solo due di noi hanno partecipato, e solo per i cento metri piani, un ragazzo e una ragazza. Ovvero io. Anche se ci siamo piazzati abbastanza male (e per abbastanza male intendo che nonostante ci abbiano messi con i più piccolini non c'è stata nemmeno una piccola piccola possibilità di arrivare al podio o anche solo vicino) sono contenta di aver partecipato, con l'uniforme e tutto. Correre insieme a queste ragazze per me è stata la risposta a tutti quelli che dicono "l'anno all'estero lo puoi fare anche dopo il liceo". Certo che puoi, ma non è la stessa cosa. Non hai un numero sul petto, non indossi pantaloni sintetici e bruttissimi, non arrivi fino in fondo alla questione, che sarebbe vivere qui e vivere come gli altri studenti. Non so se mi spiego, ma quando vai all'estero da adulto sai già chi sei e cosa vuoi e metti dei paletti, mentre io i paletti ancora non ce li ho, e di certo fa paura quando arriva l'onda di cose nuove e strane senza nemmeno un margine che la rallenti, ma poi quando passa e sei ancora in piedi non vedi l'ora che ne arrivi un'altra.
Gridare "FIGHTING" ad ogni competizione è stato divertente, ero davvero presa malissimo da qualsiasi cosa, perfino dai "fun games" come la mega staffetta e il tiro alla fune, e poi oggi c'è stato un momento bellissimo...due ragazze che correvano gli ottocento metri sono rimaste indietro e mentre le altre avevano tutti gli amici accanto a fare il tifo per loro, queste due non avevano nessuno. Quindi mi sono messa a correre vicino a loro gridando "jay yo jay yo, run!" fino a che altri studenti non sono arrivati a supportarle. Dopo la gara entrambe sono venute a ringraziarmi e sono state davvero dolcissime. Voglio dire, potevano anche andarsene via col cuore in pace, non stavo facendo niente di diverso dagli altri, però sono venute a ringraziarmi. Mi hanno davvero resa felice!
Un'altra cosa positiva è stata rivedere uno dei miei migliori amici, alias il figlio della segretaria e di uno dei professori, il tappetto di cinque anni migliore del mondo, che ha difeso la mia padronanza del cinese assicurando a tutti che capisco sempre quello che dice (non è vero ma grazie fratellino!)
Per finire, dovevate vedere i professori quanto se la sono spassata a gareggiare tra di loro o aiutare noi povera classe di undici persone nel tiro alla fune. Quel tiro alla fune l'abbiamo perso clamorosamente ma vorrei potervi mostrare una foto perchè era l'esempio perfetto di come persone molto diverse tra loro possano ritrovarsi a collaborare e divertirsi insieme senza problemi: otto thailandesi (due infortunate non hanno potuto partecipare) un'italiana, due insegnanti americane, svariati professori cinesi di ogni età, compreso il direttore, e un gruppo di studenti reclutati da noi ithailiani tra amici e host brothers insieme a tirare la stessa fune. E a cadere con le mani rosse e mezze scorticate. Insieme!
Gridare "FIGHTING" ad ogni competizione è stato divertente, ero davvero presa malissimo da qualsiasi cosa, perfino dai "fun games" come la mega staffetta e il tiro alla fune, e poi oggi c'è stato un momento bellissimo...due ragazze che correvano gli ottocento metri sono rimaste indietro e mentre le altre avevano tutti gli amici accanto a fare il tifo per loro, queste due non avevano nessuno. Quindi mi sono messa a correre vicino a loro gridando "jay yo jay yo, run!" fino a che altri studenti non sono arrivati a supportarle. Dopo la gara entrambe sono venute a ringraziarmi e sono state davvero dolcissime. Voglio dire, potevano anche andarsene via col cuore in pace, non stavo facendo niente di diverso dagli altri, però sono venute a ringraziarmi. Mi hanno davvero resa felice!
Un'altra cosa positiva è stata rivedere uno dei miei migliori amici, alias il figlio della segretaria e di uno dei professori, il tappetto di cinque anni migliore del mondo, che ha difeso la mia padronanza del cinese assicurando a tutti che capisco sempre quello che dice (non è vero ma grazie fratellino!)
Per finire, dovevate vedere i professori quanto se la sono spassata a gareggiare tra di loro o aiutare noi povera classe di undici persone nel tiro alla fune. Quel tiro alla fune l'abbiamo perso clamorosamente ma vorrei potervi mostrare una foto perchè era l'esempio perfetto di come persone molto diverse tra loro possano ritrovarsi a collaborare e divertirsi insieme senza problemi: otto thailandesi (due infortunate non hanno potuto partecipare) un'italiana, due insegnanti americane, svariati professori cinesi di ogni età, compreso il direttore, e un gruppo di studenti reclutati da noi ithailiani tra amici e host brothers insieme a tirare la stessa fune. E a cadere con le mani rosse e mezze scorticate. Insieme!
Insegnanti alle prese col salto della corda
Due aiutanti per il tiro alla fune, nonché miei amici, a sinistra Po and Jerry e a destra XiaoHua. Questi sono i soprannomi che gli abbiamo dato noi! Al centro non so bene ma sono contenta che abbia voluto farsi fotografare.
Friday, 4 October 2013
Altre cose random sulla mia vita in Cina
Fratelli d'Italia
Se mi chiedono "Ti manca l'Italia?" Rispondo sempre no. Al massimo mi mancano le persone che ho lasciato in Italia, giocare con la mamma e la gatta, cenare con la famiglia, arrivare in classe ogni mattina e vedere i miei compagni, ma l'Italia non mi manca. Una cosa però la devo ammettere, stando in un paese straniero si diventa improvvisamente più patriottici, e anche se continuo a pensare che non sia un Paese facile, sono pronta a difendere quello che è italiano, e dare pasta alla pasta e pizza alla pizza a chi si dimentica che abbiamo un sacco di cose belle pure noi. Ecco.
Cina tutta casa.
Sarà che ho desiderato tanto venire qui, sarà che sono un po' asiatica dentro (il mio ragazzo è taiwanese ma afferma di essere più occidentale di me, e ha quasi ragione) ma in Cina mi sento relativamente a casa. Ho avuto un momento da fangirl quando oggi al supermercato ho visto la Nutella e ci sono tante cose che mi fanno cascare le braccia ogni giorno, ma rispetto agli altri miei amici qui penso di essermi adattata abbastanza velocemente. In fondo non devi stare a scervellarti più di tanto, è come fare il morto in piscina: se ti agiti affondi, se ti lasci andare resti a galla e ti diverti pure.
Cose che non mi aspettavo.
Pannelli solari ovunque, i compiti stampati su carta riciclata, negozio di abiti da sposa ovunquedove, le luci delle scale che si accendono se batti le mani, i biscotti del mulino bianco al Jia Le Fu (se qualcuno ha capito che stavo parlando del Carrefour, bravi, avete vinto un mao) ragazzi che camminano mano per mano o a braccetto, che si stritolano e si coccolano ad ogni angolo, e no, non sto parlando di coppie, almeno penso, ma di amici maschi particolarmente affettuosi tra di loro, un amore viscerale per il latte, essere scambiata per thailandese, eeeh? Nessuno scandalo per me che sono impegnata, visto che sono straniera.
Tempo
Atmosferico. Non si capisce una mazza. Cambia più in fretta del colore di capelli di GD e per chi non sapesse chi è GD...beh cambia spesso. Grazie al cielo santa uniforme di solito tiene abbastanza caldo, ma c'è stato un giorno in cui la mattina avevo tre strati di vestiti, giusto per toglierne due il pomeriggio, invidiando i ragazzi che spesso girano per il dormitorio direttamente in mutande. Anche se in teoria non dovremmo vederli perchè siamo su piani diversi e la porta è chiusa da...una vetrata. Io ed Amy li chiamiamo i pesci, perchè dai, sul serio? Una vetrata? Cos'è, un acquario?
Nota
Vi prego, scusatemi se non vi scrivo o se non rispondo o cose così, non lo faccio apposta e non vi ho dimenticati. Mi mancate, ma adesso vivo qui, gli orari sono strani, non so mai cosa faccio e chi più ne ha più ne metta. Soprattutto tu mamma, mi manchi, e vorrei che sapessi che ho imparato a fare un tortino di zucca, ma la mia di zucca è vuota e ti chiedo scusa per questo.
Se mi viene in mente altro...
Se mi chiedono "Ti manca l'Italia?" Rispondo sempre no. Al massimo mi mancano le persone che ho lasciato in Italia, giocare con la mamma e la gatta, cenare con la famiglia, arrivare in classe ogni mattina e vedere i miei compagni, ma l'Italia non mi manca. Una cosa però la devo ammettere, stando in un paese straniero si diventa improvvisamente più patriottici, e anche se continuo a pensare che non sia un Paese facile, sono pronta a difendere quello che è italiano, e dare pasta alla pasta e pizza alla pizza a chi si dimentica che abbiamo un sacco di cose belle pure noi. Ecco.
Cina tutta casa.
Sarà che ho desiderato tanto venire qui, sarà che sono un po' asiatica dentro (il mio ragazzo è taiwanese ma afferma di essere più occidentale di me, e ha quasi ragione) ma in Cina mi sento relativamente a casa. Ho avuto un momento da fangirl quando oggi al supermercato ho visto la Nutella e ci sono tante cose che mi fanno cascare le braccia ogni giorno, ma rispetto agli altri miei amici qui penso di essermi adattata abbastanza velocemente. In fondo non devi stare a scervellarti più di tanto, è come fare il morto in piscina: se ti agiti affondi, se ti lasci andare resti a galla e ti diverti pure.
Cose che non mi aspettavo.
Pannelli solari ovunque, i compiti stampati su carta riciclata, negozio di abiti da sposa ovunquedove, le luci delle scale che si accendono se batti le mani, i biscotti del mulino bianco al Jia Le Fu (se qualcuno ha capito che stavo parlando del Carrefour, bravi, avete vinto un mao) ragazzi che camminano mano per mano o a braccetto, che si stritolano e si coccolano ad ogni angolo, e no, non sto parlando di coppie, almeno penso, ma di amici maschi particolarmente affettuosi tra di loro, un amore viscerale per il latte, essere scambiata per thailandese, eeeh? Nessuno scandalo per me che sono impegnata, visto che sono straniera.
Tempo
Atmosferico. Non si capisce una mazza. Cambia più in fretta del colore di capelli di GD e per chi non sapesse chi è GD...beh cambia spesso. Grazie al cielo santa uniforme di solito tiene abbastanza caldo, ma c'è stato un giorno in cui la mattina avevo tre strati di vestiti, giusto per toglierne due il pomeriggio, invidiando i ragazzi che spesso girano per il dormitorio direttamente in mutande. Anche se in teoria non dovremmo vederli perchè siamo su piani diversi e la porta è chiusa da...una vetrata. Io ed Amy li chiamiamo i pesci, perchè dai, sul serio? Una vetrata? Cos'è, un acquario?
Nota
Vi prego, scusatemi se non vi scrivo o se non rispondo o cose così, non lo faccio apposta e non vi ho dimenticati. Mi mancate, ma adesso vivo qui, gli orari sono strani, non so mai cosa faccio e chi più ne ha più ne metta. Soprattutto tu mamma, mi manchi, e vorrei che sapessi che ho imparato a fare un tortino di zucca, ma la mia di zucca è vuota e ti chiedo scusa per questo.
Se mi viene in mente altro...
Wednesday, 2 October 2013
家 - Una famiglia.
Avrei voluto aggiornare il blog ieri, ma siamo partiti per un gita fuori porta di due giorni (non lo sapevo e siamo dovuti tornare indietro a prendere la mia roba perchè mi sono rifiutata di partire senza nemmeno lo spazzolino) e dopo quattro ore tutti e cinque schiacciati in macchina siamo arrivati in una vecchia cittadina abbastanza grigia e abbastanza polverosa. Premetto che questo posto era quello che volevo visitare con i miei compagni di scuola cinese, ma per ragioni di sicurezza non me l'avevano permesso, quindi mi aspettavo qualcosa di un po' più speciale...che infatti c'era, appena al di là di un fiume, abbarbicata sul lato di una colline c'è la città vecchia di LiuJiang. Non grandissima, e come al solito ero l'unica occidentale, ma sembra uscita da un drama storico (non escludo che ne abbiano girati).
Comunque. Questo doveva essere un post per presentare la mia famiglia ospitante!
In ordine di età al contrario abbiamo:
Wang Meng. Per tutti quelli che pensano i cinesi del sud siano bassi, ecco a voi un metro e ottanta di quattordicenne (tredicenne fino ad un mese fa) cento per cento sichuanese. Mio fratello minore. Non è un rompiscatole come la maggior parte dei fratelli minori, ma è comunque un soggetto difficile: non so se è per via dell'età o cosa ma ogni volta che torno a casa tende ad ignorarmi per le prime ventiquattro ore ( e indovinate chi torna a casa ventiquattro ore la settimana) e a tenere il muso alla mamma. Bisogna ammettere comunque che ha fatto dell'ignorarmi una vera e propria arte: a volte mi ignora in modo spietato, senza nemmeno guardarmi ma passandomi vicino per farmi capire che lo fa apposta, a volte mi ignora in modo innocente, perchè semplicemente passa la sua vita a giocare al pc (e questo lo posso capire) a volte mi ignora per ripicca nei confronti dei genitori, che puntualmente gli ordinano di rispondere a sua sorella, cosa che gli da una ragione in più per tenere il muso.
Quando però non mi ignora, è anche eccessivamente cuccioloso, fa le faccine carine, ridacchia, e io vorrei prenderlo a padellate perchè fino ad un secondo prima mi trattava peggio del cane della serva e un minuto dopo mi vuole pettinare i capelli. Senti, amico, sono già abbastanza emotivamente instabile per conto mio, non ti ci mettere anche tu, eh?
Li Feng Ping. Anche detta Mama, è un po' il boss della casa. Non è facile capire se è arrabbiata o felice, nel dubbio meglio fare attenzione. A volte mi sembra che abbia troppa pressione addosso e mi dispiace per lei, a volte invece sembra una ragazzina e quando ride gorgoglia quasi. Non lo so, sarà che soffre il confronto con la mia vera mamma (che è la mamma migliore del mondo) ma siamo ancora su un piano lontano da quello della famiglia. Ci sono dei progressi, comunque, più tempo passiamo insieme e più viene fuori il suo lato divertente facendo indietreggiare quello da professoressa, anche se continua a darmi compiti extra da fare a scuola...
Wang Quan Gui alias Baba. Non so che lavoro facesse prima, ma adesso è il tassista della famiglia, nonchè la persona con la quale ho un legame più vicino a quello di due membri della stessa famiglia. Non ci capiamo sempre dato che lui parla solo cinese e io ho un conflitto in corso con la pronuncia e i toni, per non parlare del lessico decisamente più ristretto di quello di un bambino di cinque anni, però in un qualche modo, a gesti o a versi ci si intende. Ogni tanto quando è particolarmente contento mi fa pat pat sulla testa e dice che il mio cinese è molto buono. Si vede che ci tiene, per esempio quando mi mette nel piatto qualcosa da mangiare ma prima mi fa vedere come mangiarlo (non ridete, certe volte non so neanche cosa sto mangiando, figurarsi come) e quindi questo.
Nai Nai. Nessuno la chiama mai per nome e io me lo sono dimenticato, ma non mi dimentico di lei. Con lei proprio la conversazione non esiste, visto che parla solo sichuan hua (dialetto, per intenderci) ma cucina benissimo ed è una donna indipendente, quindi...vai così nonna. Vai così.
Adesso è tarderrimo e ho sonno, quindi ciao.
Sunday, 15 September 2013
Vita da campus
Se mi avete come amica su facebook già lo sapete, invece di frequentare la scuola a Xindu sono stata spedita a Chengbei, in dormitorio. Questo perchè nel vecchio campus c'ero solo io e non potevano fare un corso intensivo di cinese solo per me, mentre a Chengbei ci sono gli altri dieci studenti thailandesi. Comunque ecco qui la giornata tipo:
5.50 Sveglia Essendo in stanza con altre quattro ragazze è impossibile essere pronte in tempo se ci si sveglia tutte insieme, perciò io e un'altra ragazza ci svegliamo per prime e ci prepariamo. Le thailandesi si prendono molta cura della propria pelle quindi se io sono pronta in dieci minuti devo comunque aspettare mezz'ora prima che finiscano di mettere creme e tutto.
6.20 Sveglia del campo Dopo una strombettata iniziale partono quattro canzoni: entro la fine della quarta canzone bisogna essere tutti nel campo di atletica di fronte a scuola, ma prima bisogna aver portato la cartella in classe. Di solito mentre aspetto che Amy (la ragazza mezza inglese) sia pronta, butto via la spazzatura e pulisco il pavimento del bagno. Poi vado a prendere l'acqua, perchè in Cina quella del rubinetto non si può bere, dunque ci sono dei boccioni un po' ovunque e ognuno beve dalla propria borraccia.
7.00 Line up Tutti in riga classe per classe, in squadroni da circa quaranta persone, tranne noi che siamo venti con la classe di inglese intensivo, le ragazze davanti e i ragazzi dietro, poi due giri di corsa, cercando di mantenere le distanze....cosa che non riusciamo mai a fare, peraltro. Nel frattempo suona una marcia e vi assicuro che le classi dei più grandi dopo un anno di allenamento sono spaventosamente simili a piccoli eserciti: corrono coordinati e urlano cose che non capisco ma mi inquietano abbastanza.
7.10 Colazione Che consiste in un uovo, pane al vapore e un cartone di latte, il pasto più occidentale della giornata se si ha l'accortezza di evitare la verdura piccante che servono come contorno.
7.30 Reading class Ovvero compiti e studio personale/ dormire perchè siamo davvero stanchi tipo tutto il giorno e vedi persone che si addormentano ovunque, nelle posizioni più assurde. Una delle mie compagne di classe è diventata capace di dormire seduta sulla sedia senza nessun appoggio per la testa, io invece di solito la appoggio sulle ginocchia e via.
8.00-12.00 Lezione:
Pinyin-Musica Come praticamente tutte le nostre professoresse, l'insegnante di Pinyin e Musica è una ragazza giovane (23 anni). Non è particolarmente fluente nell'inglese (al posto di dire "spelling" dice "sleeping") e ha una passione per l'Europa che giustamente sfoga con me. Dopo un'ora a ripetere buo-u-bu, zh-ai-zhai, e compagni, non ho proprio tutta questa voglia di fare conversazione, però capisco che voglia far pratica con l'inglese quindi mi sforzo. Durante musica ci insegna fondamentalmente canzoni che saremo costretti a cantare di fronte a tizio e caio per dimostrare quanto buono sia il nostro cinese grazie al corso intensivo e certe volte ci fa persino ballare qualche strano ballo cinese.
Oral Chinese-Chinese culture Altra professoressa giovanissima, 25 anni, con un inglese decisamente migliore di miss music, anche se usa "actually" e "kind of" a sproposito. All'inizio non mi piaceva particolarmente perchè ci ha messo due lezioni a rendersi conto che c'ero anche io e faceva un sacco di discorsi su quanto sia vicina la thailandia e quindi siamo vicini a casa etc. etc. ehm, prontoooo? E io? Può sembrare un discorso da egocentrica, voglio dire, cosa me ne importa se non parla dell'Italia? Però qui sono una minoranza etnica, parlo sempre inglese, non capisco mai niente, e per quanto l'Italia sia un po' un casino e mi piacerebbe vivere un po' ovunque nel mondo, è comunque uno dei miei due Paesi, e visto che qui la maggior parte della gente non sa nemmeno dell'esistenza della lingua italiana (don't worry, da martedì prossimo sono obbligata ad insegnarlo ad una classe, perchè sì, perchè in Cina certe cose le devi fare e non sai perchè) fare qualche domanda non guasterebbe. Comunque adesso che si è accorta della mia presenza chiede anche dell'Italia e il suo modo di spiegare è abbastanza chiaro. Inoltre quello che impariamo nelle sue lezioni di solito possiamo usarlo subito nel quotidiano.
Calligraphy-Art Il mio amooooore adoro calligrafia e la professoressa lo sa, perciò mi incoraggia a scrivere sempre di più e io mi prendo sempre più male. Poi lei è così calma e silenziosa che le sue ore le possiamo usare come vogliamo senza che si arrabbi...poi che io le usi per esercitarmi è un'altra storia. Il fatto è che ci vuole molta concentrazione per scrivere bene, e se sbagli si vede subito!
PE Altro grande amore, perchè dopo aver ballato c'è Tai Ji e a me piace un sacco, è rilassante! Poi la prof ci lascia sempre mezz'ora liberi e di solito io e Amy continuiamo con ballo e Tai Ji ma se non abbiamo voglia possiamo fare niente....yay! Gli altri invece tendono a passare ore a giocare a badminton, ma io faccio parecchio schifo quindi al massimo mi esercito nei tiri liberi, sempre schifo ma un po' meno. Tra l'altro qui in Cina sono super appassionati di basket e gli studenti maschi ogni volta che hanno un po' i tempo organizzano una partita nei campi di fronte alla scuola. Alcuni sono anche parecchio bravi, bisogna dirlo, e i professori li individuano e tirano da parte per allenamenti extra.
Reading Leggere poemi in cinese non è esattamente il mio forte, anzi faccio abbastanza schifo, però la prof è carina e il suo inglese è perfetto, quindi non c'è da lamentarsi. Il suo commento per me è sempre: "More practice."
Elementary Chinese Ma proprio elementare, tanto che i dettati sono su "Ciao" e "mi chiamo Li Xiaolong" ooooochei, però se non seguiamo il libro viene fuori qualcosa di meglio, poi la prof, un'altra ventitreenne, è quella che gestisce il progetto penpals, per il quale noi scriviamo lettere in cinese a uno studente che ci è stato abbinato. A me è capitato probabilmente il ragazzo più timido della terra ma si sforza di sottotitolare in inglese, quindi va bene.
Listening Una specie di oral chinese il doppio più difficile, e l'insegnante è Miss Lao,colei che controlla le nostre vite dalla mattina alla sera. Dice sempre "dovreste" ma intende "dovete assolutamente", poi però noi se possiamo facciamo quello che vogliamo. Yay bis. Per esempio durante le ore di attività libera in teoria potremmo fare quello che vogliamo, in pratica sbuca lei e cestina tutte le nostre proposte finchè non ne trova una che le vada a genio. Un po' non la sopporto, un po' la capisco, è la responsabile di tutti noi, e la scuola si rivolge a lei per sapere quanto progrediamo eccetera, quindi
Momento random della mattinata: altri due giri di corsa. L'altro giorno una delle thailandesi è andta in bestia perchè ci toccava correre sotto la pioggia: la capisco. Non siamo soldati, siamo studenti, ma qui la differenza sembra inesistente. Bisogna essere forti, bisogna essere disciplinati, bisogna essere questo e quello. Da una parte questa vita sta dando dei benefici: so sempre a che ora devo fare cosa (in famiglia non lo so MAI), mi sento meno molliccia e leggermente più in forma, ho degli amici che capiscono quasi sempre come mi sento; Dall'altra rendiamoci conto che vado a scuola ogni santo giorno della settimana, perchè il sabato stacchiamo alle quattro e la domenica rientriamo alle quattro, e non solo studiamo come dei disperati, ma dobbiamo anche mantenere l'ordine e essere ubbidienti...dateci un secondo di respiro, andateci piano!
Comunque, questa è la scuola in Cina, e non ci si può far niente. Il mio approccio è cercare di divertirmi e ridere ogni volta che posso, cantare, ballare, scherzare con i miei amici e non mettere il muso. Per ora ha funzionato, ma ho comunque sonno!
12.00 Pranzo Vassoi e bacchette alla mano, il pranzo è un terno al lotto, a volte è buono a volte preferiresti saltarlo, ma i thailandesi, che sono presone intelligenti, ogni settimana comprano la salsa di soia, la "Maggie", e così anche se prendi solo riso ha comunque un buon sapore.
12.30-1.30 Riposo o studio in dormitorio A me piacerebbe che fosse sempre riposo, purtroppo però è più spesso studio. Meno male che è anche il momento merendine, e possiamo compensare un eventuale pranzo non particolarmente buono. Io ho trovato i pan di stelle e i digestive al carrefour, e la mia vita è migliorata significativamente. Davvero, una buona merenda fa la differenza. Tornando in dormitorio controlliamo anche il punteggio che abbiamo ricevuto per l'ordine e per la pulizia: ogni voce, rigorosamente in cinese, può avere punteggio zero = male, oppure uno = bene. La zia che da i punteggi ci adora perchè a parte le scrivanie piene di roba tendiamo a tenere bene la stanza e il bagno, e qualche volta ci passa di contrabbando un po' di cibo cinese.
13.30-17.30 Di nuovo lezioni
17.30-18.00 Cena Per la quale vale lo stesso discorso del pranzo. La cosa positiva però è che studenti e professori mangiano tutti insieme lo stesso cibo, quindi non ci sono privilegi. A scuola inoltre impari in fretta a mangiare alla cinese, succhiando gli ossi e sputandoli, perchè se una cosa è buona ti conviene mangiarne fino all'ultima briciola. Questo non vuol dire che non mangiamo a sufficienza, anzi, oltre al riso ci sono sempre quattro piatti, e il cuoco tende a schiaffartene una bella mestolata su ogni spazio libero del vassoio se non lo fermi in tempo.
Vorrei anche far presente che modestamente sono riuscita per la prima volta a mangiare una coscia di pollo tenendola con le bacchette. Sono queste le vere soddisfazioni della vita.
18.00-18.45 Tempo libero, altrimenti conosciuto come "andate all'english corner o insegnate la vostra lingua" Infatti dalla prossima settimana ogni martedì lezione di italiano, come dicevo, altrimenti tutti all'english corner a cercare di convincere un branco di studenti cinesi terrorizzati dalla nostra presenza a dire qualcosa di più elaborato di Hello. Altrimenti giriamo per il campo, guardiamo una partita di basket e, per quanto mi riguarda, cerco di capire chi piace alle mie compagne thailandesi, impresa non facile dato che indossiamo le divise, tutti i ragazzi hanno lo stesso taglio di capelli e loro parlano in thai.
18.45-20.50 Lezioni/studio personale la classe degli zombie, non ce n'è uno che non sia stanco morto, eppure è il momento in cui dobbiamo finire i compiti e quindi premiamo sull'acceleratore. Noi perlomeno finiamo alle nove, gli altri studenti finiranno alle dieci e potete scommettere quello che volete che molti dovranno continuare a studiare anche in dormitorio. Comunque appena finisce l'ora di studio personale andiamo alla mensa a prendere lo spuntino notturno, che a volte consiste in una specie di pan di spagna, a volte in ravioli, ma è sempre un regalo del cielo, perchè mangiare è un modo per rilassarsi in un certo senso.
21.00-23.00 Doccia, eventuali altri compiti, chiacchierare, cercare di fa conversazione con la zia, pellegrinaggio delle ragazze cinesi di fronte alla nostra porta, stanchezza, preparare il letto e la zanariera, andare a dormire con le luci ancora accese e non riuscire a addormentarsi nonostante la stanchezza perchè il ventilatore fa un rumore del diavolo.
23.00 Si spengono le luci Di botto non ci sono più. Ma proprio di botto, e altrettanto di botto io mi addormento. Dormire è bellissimo! Poi certe volte al mattino mi sveglio con qualche livido perchè mi giro troppo, ma cosa importa, intanto ho dormito!
5.50 Sveglia Essendo in stanza con altre quattro ragazze è impossibile essere pronte in tempo se ci si sveglia tutte insieme, perciò io e un'altra ragazza ci svegliamo per prime e ci prepariamo. Le thailandesi si prendono molta cura della propria pelle quindi se io sono pronta in dieci minuti devo comunque aspettare mezz'ora prima che finiscano di mettere creme e tutto.
6.20 Sveglia del campo Dopo una strombettata iniziale partono quattro canzoni: entro la fine della quarta canzone bisogna essere tutti nel campo di atletica di fronte a scuola, ma prima bisogna aver portato la cartella in classe. Di solito mentre aspetto che Amy (la ragazza mezza inglese) sia pronta, butto via la spazzatura e pulisco il pavimento del bagno. Poi vado a prendere l'acqua, perchè in Cina quella del rubinetto non si può bere, dunque ci sono dei boccioni un po' ovunque e ognuno beve dalla propria borraccia.
7.00 Line up Tutti in riga classe per classe, in squadroni da circa quaranta persone, tranne noi che siamo venti con la classe di inglese intensivo, le ragazze davanti e i ragazzi dietro, poi due giri di corsa, cercando di mantenere le distanze....cosa che non riusciamo mai a fare, peraltro. Nel frattempo suona una marcia e vi assicuro che le classi dei più grandi dopo un anno di allenamento sono spaventosamente simili a piccoli eserciti: corrono coordinati e urlano cose che non capisco ma mi inquietano abbastanza.
7.10 Colazione Che consiste in un uovo, pane al vapore e un cartone di latte, il pasto più occidentale della giornata se si ha l'accortezza di evitare la verdura piccante che servono come contorno.
7.30 Reading class Ovvero compiti e studio personale/ dormire perchè siamo davvero stanchi tipo tutto il giorno e vedi persone che si addormentano ovunque, nelle posizioni più assurde. Una delle mie compagne di classe è diventata capace di dormire seduta sulla sedia senza nessun appoggio per la testa, io invece di solito la appoggio sulle ginocchia e via.
8.00-12.00 Lezione:
Pinyin-Musica Come praticamente tutte le nostre professoresse, l'insegnante di Pinyin e Musica è una ragazza giovane (23 anni). Non è particolarmente fluente nell'inglese (al posto di dire "spelling" dice "sleeping") e ha una passione per l'Europa che giustamente sfoga con me. Dopo un'ora a ripetere buo-u-bu, zh-ai-zhai, e compagni, non ho proprio tutta questa voglia di fare conversazione, però capisco che voglia far pratica con l'inglese quindi mi sforzo. Durante musica ci insegna fondamentalmente canzoni che saremo costretti a cantare di fronte a tizio e caio per dimostrare quanto buono sia il nostro cinese grazie al corso intensivo e certe volte ci fa persino ballare qualche strano ballo cinese.
Oral Chinese-Chinese culture Altra professoressa giovanissima, 25 anni, con un inglese decisamente migliore di miss music, anche se usa "actually" e "kind of" a sproposito. All'inizio non mi piaceva particolarmente perchè ci ha messo due lezioni a rendersi conto che c'ero anche io e faceva un sacco di discorsi su quanto sia vicina la thailandia e quindi siamo vicini a casa etc. etc. ehm, prontoooo? E io? Può sembrare un discorso da egocentrica, voglio dire, cosa me ne importa se non parla dell'Italia? Però qui sono una minoranza etnica, parlo sempre inglese, non capisco mai niente, e per quanto l'Italia sia un po' un casino e mi piacerebbe vivere un po' ovunque nel mondo, è comunque uno dei miei due Paesi, e visto che qui la maggior parte della gente non sa nemmeno dell'esistenza della lingua italiana (don't worry, da martedì prossimo sono obbligata ad insegnarlo ad una classe, perchè sì, perchè in Cina certe cose le devi fare e non sai perchè) fare qualche domanda non guasterebbe. Comunque adesso che si è accorta della mia presenza chiede anche dell'Italia e il suo modo di spiegare è abbastanza chiaro. Inoltre quello che impariamo nelle sue lezioni di solito possiamo usarlo subito nel quotidiano.
Calligraphy-Art Il mio amooooore adoro calligrafia e la professoressa lo sa, perciò mi incoraggia a scrivere sempre di più e io mi prendo sempre più male. Poi lei è così calma e silenziosa che le sue ore le possiamo usare come vogliamo senza che si arrabbi...poi che io le usi per esercitarmi è un'altra storia. Il fatto è che ci vuole molta concentrazione per scrivere bene, e se sbagli si vede subito!
PE Altro grande amore, perchè dopo aver ballato c'è Tai Ji e a me piace un sacco, è rilassante! Poi la prof ci lascia sempre mezz'ora liberi e di solito io e Amy continuiamo con ballo e Tai Ji ma se non abbiamo voglia possiamo fare niente....yay! Gli altri invece tendono a passare ore a giocare a badminton, ma io faccio parecchio schifo quindi al massimo mi esercito nei tiri liberi, sempre schifo ma un po' meno. Tra l'altro qui in Cina sono super appassionati di basket e gli studenti maschi ogni volta che hanno un po' i tempo organizzano una partita nei campi di fronte alla scuola. Alcuni sono anche parecchio bravi, bisogna dirlo, e i professori li individuano e tirano da parte per allenamenti extra.
Reading Leggere poemi in cinese non è esattamente il mio forte, anzi faccio abbastanza schifo, però la prof è carina e il suo inglese è perfetto, quindi non c'è da lamentarsi. Il suo commento per me è sempre: "More practice."
Elementary Chinese Ma proprio elementare, tanto che i dettati sono su "Ciao" e "mi chiamo Li Xiaolong" ooooochei, però se non seguiamo il libro viene fuori qualcosa di meglio, poi la prof, un'altra ventitreenne, è quella che gestisce il progetto penpals, per il quale noi scriviamo lettere in cinese a uno studente che ci è stato abbinato. A me è capitato probabilmente il ragazzo più timido della terra ma si sforza di sottotitolare in inglese, quindi va bene.
Listening Una specie di oral chinese il doppio più difficile, e l'insegnante è Miss Lao,colei che controlla le nostre vite dalla mattina alla sera. Dice sempre "dovreste" ma intende "dovete assolutamente", poi però noi se possiamo facciamo quello che vogliamo. Yay bis. Per esempio durante le ore di attività libera in teoria potremmo fare quello che vogliamo, in pratica sbuca lei e cestina tutte le nostre proposte finchè non ne trova una che le vada a genio. Un po' non la sopporto, un po' la capisco, è la responsabile di tutti noi, e la scuola si rivolge a lei per sapere quanto progrediamo eccetera, quindi
Momento random della mattinata: altri due giri di corsa. L'altro giorno una delle thailandesi è andta in bestia perchè ci toccava correre sotto la pioggia: la capisco. Non siamo soldati, siamo studenti, ma qui la differenza sembra inesistente. Bisogna essere forti, bisogna essere disciplinati, bisogna essere questo e quello. Da una parte questa vita sta dando dei benefici: so sempre a che ora devo fare cosa (in famiglia non lo so MAI), mi sento meno molliccia e leggermente più in forma, ho degli amici che capiscono quasi sempre come mi sento; Dall'altra rendiamoci conto che vado a scuola ogni santo giorno della settimana, perchè il sabato stacchiamo alle quattro e la domenica rientriamo alle quattro, e non solo studiamo come dei disperati, ma dobbiamo anche mantenere l'ordine e essere ubbidienti...dateci un secondo di respiro, andateci piano!
Comunque, questa è la scuola in Cina, e non ci si può far niente. Il mio approccio è cercare di divertirmi e ridere ogni volta che posso, cantare, ballare, scherzare con i miei amici e non mettere il muso. Per ora ha funzionato, ma ho comunque sonno!
12.00 Pranzo Vassoi e bacchette alla mano, il pranzo è un terno al lotto, a volte è buono a volte preferiresti saltarlo, ma i thailandesi, che sono presone intelligenti, ogni settimana comprano la salsa di soia, la "Maggie", e così anche se prendi solo riso ha comunque un buon sapore.
12.30-1.30 Riposo o studio in dormitorio A me piacerebbe che fosse sempre riposo, purtroppo però è più spesso studio. Meno male che è anche il momento merendine, e possiamo compensare un eventuale pranzo non particolarmente buono. Io ho trovato i pan di stelle e i digestive al carrefour, e la mia vita è migliorata significativamente. Davvero, una buona merenda fa la differenza. Tornando in dormitorio controlliamo anche il punteggio che abbiamo ricevuto per l'ordine e per la pulizia: ogni voce, rigorosamente in cinese, può avere punteggio zero = male, oppure uno = bene. La zia che da i punteggi ci adora perchè a parte le scrivanie piene di roba tendiamo a tenere bene la stanza e il bagno, e qualche volta ci passa di contrabbando un po' di cibo cinese.
13.30-17.30 Di nuovo lezioni
17.30-18.00 Cena Per la quale vale lo stesso discorso del pranzo. La cosa positiva però è che studenti e professori mangiano tutti insieme lo stesso cibo, quindi non ci sono privilegi. A scuola inoltre impari in fretta a mangiare alla cinese, succhiando gli ossi e sputandoli, perchè se una cosa è buona ti conviene mangiarne fino all'ultima briciola. Questo non vuol dire che non mangiamo a sufficienza, anzi, oltre al riso ci sono sempre quattro piatti, e il cuoco tende a schiaffartene una bella mestolata su ogni spazio libero del vassoio se non lo fermi in tempo.
Vorrei anche far presente che modestamente sono riuscita per la prima volta a mangiare una coscia di pollo tenendola con le bacchette. Sono queste le vere soddisfazioni della vita.
18.00-18.45 Tempo libero, altrimenti conosciuto come "andate all'english corner o insegnate la vostra lingua" Infatti dalla prossima settimana ogni martedì lezione di italiano, come dicevo, altrimenti tutti all'english corner a cercare di convincere un branco di studenti cinesi terrorizzati dalla nostra presenza a dire qualcosa di più elaborato di Hello. Altrimenti giriamo per il campo, guardiamo una partita di basket e, per quanto mi riguarda, cerco di capire chi piace alle mie compagne thailandesi, impresa non facile dato che indossiamo le divise, tutti i ragazzi hanno lo stesso taglio di capelli e loro parlano in thai.
18.45-20.50 Lezioni/studio personale la classe degli zombie, non ce n'è uno che non sia stanco morto, eppure è il momento in cui dobbiamo finire i compiti e quindi premiamo sull'acceleratore. Noi perlomeno finiamo alle nove, gli altri studenti finiranno alle dieci e potete scommettere quello che volete che molti dovranno continuare a studiare anche in dormitorio. Comunque appena finisce l'ora di studio personale andiamo alla mensa a prendere lo spuntino notturno, che a volte consiste in una specie di pan di spagna, a volte in ravioli, ma è sempre un regalo del cielo, perchè mangiare è un modo per rilassarsi in un certo senso.
21.00-23.00 Doccia, eventuali altri compiti, chiacchierare, cercare di fa conversazione con la zia, pellegrinaggio delle ragazze cinesi di fronte alla nostra porta, stanchezza, preparare il letto e la zanariera, andare a dormire con le luci ancora accese e non riuscire a addormentarsi nonostante la stanchezza perchè il ventilatore fa un rumore del diavolo.
23.00 Si spengono le luci Di botto non ci sono più. Ma proprio di botto, e altrettanto di botto io mi addormento. Dormire è bellissimo! Poi certe volte al mattino mi sveglio con qualche livido perchè mi giro troppo, ma cosa importa, intanto ho dormito!
Line up
L'ingresso della nostra scuola
Sonno.
Sunday, 1 September 2013
Patatine, panna e dormitori.
Adoro il cibo cinese, giuro, ma oggi mi hanno comprato le patatine ed erano delizioooooooooseeeeeee!!!!!!
Vedete come cambiano le priorità a stare in un altro paese...
Poi oggi abbiamo addirittura mangiato un dolce, dato che era il compleanno dell'altra nonna, non quella che vive con noi, e anche se il dolce in sé non aveva molto gusto la panna era VERA PANNA.
Nel pomeriggio abbiamo accompagnato quel rospo di mio fratello al dormitorio della sua scuola. Tralasciando il fatto che mio fratello cinese tanto rospo non è, dato che a quattordici anni è già più alto di me, e dal cricetino scazzato che era a dodici anni ha subito un netto miglioramento, i dormitori fanno pena.
Per un po' di tempo, dopo aver saputo che tutti i thailandesi della mia città e persino il rospo erano in dormitorio, mi ero chiesta se non fosse stato meglio scegliere lo stesso programma...ma adesso sono contenta di non averlo fatto. Una cella, ecco cosa sono le camere dei dormitori qui, una cella con le sbarre alle finestre, gli armadietti scassati, un tavolino, un cestino, un bagno minuscolo e quattro letti a castello senza materasso per otto sfortunati studenti. Eppure qui mandare i figli a dormire a scuola è praticamente la norma, persino per una famiglia che non abita tanto distante e che dovrebbe comunque fare il tragitto casa scuola, dato che la mamma ospitante insegna lì. Infatti i ragazzi non sono per nulla turbati, lo fanno da quando avevano sei anni, per essere più inseriti nell'ambiente scolastico, penso.
Io impazzirei! Non mi ero mai considerata una mammona ma il pensiero di vivere in un posto del genere con sette ragazze probabilmente più piccole di me...no, ho dei limiti.
Poi sono stata portata dal parrucchiere...era la terza volta nella mia vita ed è stata un'esperienza in bilico tra il traumatico e il paradisiaco: tutti erano super iper gentili con me e mi hanno anche fatto giocare con l'iPad di una delle ragazze però lo sapete...i parrucchieri tentano di fare conversazione, e quelli cinesi non fanno eccezione. Tentare di capire qualcosa con A) le orecchie piene d'acqua stesa su un lettino B) il phon che andava a tutto spiano è stato veramente difficile. Impossibile. Meno male che ho le patatine.
Vedete come cambiano le priorità a stare in un altro paese...
Poi oggi abbiamo addirittura mangiato un dolce, dato che era il compleanno dell'altra nonna, non quella che vive con noi, e anche se il dolce in sé non aveva molto gusto la panna era VERA PANNA.
Nel pomeriggio abbiamo accompagnato quel rospo di mio fratello al dormitorio della sua scuola. Tralasciando il fatto che mio fratello cinese tanto rospo non è, dato che a quattordici anni è già più alto di me, e dal cricetino scazzato che era a dodici anni ha subito un netto miglioramento, i dormitori fanno pena.
Per un po' di tempo, dopo aver saputo che tutti i thailandesi della mia città e persino il rospo erano in dormitorio, mi ero chiesta se non fosse stato meglio scegliere lo stesso programma...ma adesso sono contenta di non averlo fatto. Una cella, ecco cosa sono le camere dei dormitori qui, una cella con le sbarre alle finestre, gli armadietti scassati, un tavolino, un cestino, un bagno minuscolo e quattro letti a castello senza materasso per otto sfortunati studenti. Eppure qui mandare i figli a dormire a scuola è praticamente la norma, persino per una famiglia che non abita tanto distante e che dovrebbe comunque fare il tragitto casa scuola, dato che la mamma ospitante insegna lì. Infatti i ragazzi non sono per nulla turbati, lo fanno da quando avevano sei anni, per essere più inseriti nell'ambiente scolastico, penso.
Io impazzirei! Non mi ero mai considerata una mammona ma il pensiero di vivere in un posto del genere con sette ragazze probabilmente più piccole di me...no, ho dei limiti.
Poi sono stata portata dal parrucchiere...era la terza volta nella mia vita ed è stata un'esperienza in bilico tra il traumatico e il paradisiaco: tutti erano super iper gentili con me e mi hanno anche fatto giocare con l'iPad di una delle ragazze però lo sapete...i parrucchieri tentano di fare conversazione, e quelli cinesi non fanno eccezione. Tentare di capire qualcosa con A) le orecchie piene d'acqua stesa su un lettino B) il phon che andava a tutto spiano è stato veramente difficile. Impossibile. Meno male che ho le patatine.
Friday, 30 August 2013
Sono successe talmente tante cose che non posso riassumerle.
Perciò accontentatevi di alcuni fatti relativi ai miei primi giorni a Xindu.
Gli orecchini no...
Una sera mi sono messa gli orecchini per uscire di casa e la mamma cinese un po' contrariata me li ha fatti togliere. Perchè? Perchè solo le donne adulte generalmente hanno i buchi alle orecchie, visto che, come mi ha spiegato poi mio fratello, indossarli a scuola può comportare fino a una settimana di sospensione...addio orecchini, addio!
...ma i tacchi alti sì.
Circa la metà delle ragazze cinesi sembra appena uscita da una festa: tacchi altissimi, gonne cortissime, borsette, camicette piene di volant, vestitini aderenti e chi più ne ha più ne metta. Anzi, aggiungerei io un bel "accostamenti cromatici di dubbio gusto". L'altra metà, nella quale credo di rientrare, è vestita abbastanza a caso, però si tratta soprattutto di ragazzine o ragazze della mia età, le quali comunque spesso sfoggiano infradito con la zeppa più alte del mio pugno.
Cibo cibo cibo
Fino a circa ieri ogni volta dovevo lasciare qualcosa perchè si mangia davvero davvero tanto...ora purtroppo il mio stomaco si sta abituando e mi preparo a diventare una balenottera azzurra. Mangiare è lo sport nazionale qui, e quasi tutto è buono. Letteralmente, ieri abbiamo mangiato piedi (?) di maiale ed erano squisiti.
La colazione però...
"Pudding" la chiama il fratello, io la chiamo "pappetta di riso insapore con dentro delle cose verdi e troppa acqua". L'unica cosa positiva sono le cose che teoricamente dovresti immergerci....oggi sempre per stare sul leggero si trattava di pane fritto uovo fritto e salsiccia fritta. Io dunque ho escogitato un metodo per non rimanere sempre con il non-sapore di pappetta in bocca: mangio lentamente (questo è facile, tutti risucchiano e finiscono subito, mentre io, che ho il naso troppo grande e mi finisce nella tazza, mi arrangio con le bacchette) e aspetto che gli altri abbiano finito, poi butto giù gli ultimi bocconi di pappa e tengo la tazza sollevata in modo che non si veda se è vuota; dunque prendo qualcosa dal centro e fingo di intingerlo nella pappa, et voilà, un sapore decente. Perchè tutta questa farsa? Perchè se vedessero che mangio ancora mi darebbero altra pappa, ecco perchè!!!
Se non sei abituato al fumo, abituati.
Il concetto di zona fumatori non esiste. La Cina è un'immensa zona fumatori. Gli uomini fumano al ristorante, per strada, in casa, alcuni nei negozi, e per dare il benvenuto ad altri uomini cosa fanno? Gli offrono una sigaretta. La sera peggiore in quanto ad aria l'ho passata in un ristorante con tre zii e il papà che fumavano come ciminiere una sigaretta dopo l'altra. Il papà però è gentile perchè adesso ha capito che il fumo mi fa tossire e cerca di mettersi sempre un po' distante da me.
La vanità dell'elefante bianco.
Eliminata. Non ho uno specchio, ed esco sempre conciata in modo assurdo, ma la gente continua comunque a dirmi che sono carina, che sono adorabile, e alcuni mi chiedono di fare una foto con loro. E' davvero stranissimo! Il fatto è che sono letteralmente l'unica ragazza occidentale che vive a Xindu, ed è davvero particolare vedere uno straniero camminare per il quartiere...mi fissano come se fossi un elefante bianco a passeggio! Di solito non mi da fastidio, anche se certe occhiate non sono proprio amichevoli, però essere costantemente osservata presenta i suoi svantaggi: innanzitutto io, che già ho un equilibrio discutibile, poca padronanza delle bacchette e la testa tra le nuvole, sapendo di essere osservata cado faccio cadere e sbaglio il doppio; secondariamente essendo io un elefante bianco non c'è modo che la gente si dimentichi di quello che faccio o mi confonda con un'altra persona. Ieri sono caduta su un bambino piccolo, e i suoi genitori di sicuro se lo ricorderanno, accidenti.
Gli orecchini no...
Una sera mi sono messa gli orecchini per uscire di casa e la mamma cinese un po' contrariata me li ha fatti togliere. Perchè? Perchè solo le donne adulte generalmente hanno i buchi alle orecchie, visto che, come mi ha spiegato poi mio fratello, indossarli a scuola può comportare fino a una settimana di sospensione...addio orecchini, addio!
...ma i tacchi alti sì.
Circa la metà delle ragazze cinesi sembra appena uscita da una festa: tacchi altissimi, gonne cortissime, borsette, camicette piene di volant, vestitini aderenti e chi più ne ha più ne metta. Anzi, aggiungerei io un bel "accostamenti cromatici di dubbio gusto". L'altra metà, nella quale credo di rientrare, è vestita abbastanza a caso, però si tratta soprattutto di ragazzine o ragazze della mia età, le quali comunque spesso sfoggiano infradito con la zeppa più alte del mio pugno.
Cibo cibo cibo
Fino a circa ieri ogni volta dovevo lasciare qualcosa perchè si mangia davvero davvero tanto...ora purtroppo il mio stomaco si sta abituando e mi preparo a diventare una balenottera azzurra. Mangiare è lo sport nazionale qui, e quasi tutto è buono. Letteralmente, ieri abbiamo mangiato piedi (?) di maiale ed erano squisiti.
La colazione però...
"Pudding" la chiama il fratello, io la chiamo "pappetta di riso insapore con dentro delle cose verdi e troppa acqua". L'unica cosa positiva sono le cose che teoricamente dovresti immergerci....oggi sempre per stare sul leggero si trattava di pane fritto uovo fritto e salsiccia fritta. Io dunque ho escogitato un metodo per non rimanere sempre con il non-sapore di pappetta in bocca: mangio lentamente (questo è facile, tutti risucchiano e finiscono subito, mentre io, che ho il naso troppo grande e mi finisce nella tazza, mi arrangio con le bacchette) e aspetto che gli altri abbiano finito, poi butto giù gli ultimi bocconi di pappa e tengo la tazza sollevata in modo che non si veda se è vuota; dunque prendo qualcosa dal centro e fingo di intingerlo nella pappa, et voilà, un sapore decente. Perchè tutta questa farsa? Perchè se vedessero che mangio ancora mi darebbero altra pappa, ecco perchè!!!
Se non sei abituato al fumo, abituati.
Il concetto di zona fumatori non esiste. La Cina è un'immensa zona fumatori. Gli uomini fumano al ristorante, per strada, in casa, alcuni nei negozi, e per dare il benvenuto ad altri uomini cosa fanno? Gli offrono una sigaretta. La sera peggiore in quanto ad aria l'ho passata in un ristorante con tre zii e il papà che fumavano come ciminiere una sigaretta dopo l'altra. Il papà però è gentile perchè adesso ha capito che il fumo mi fa tossire e cerca di mettersi sempre un po' distante da me.
La vanità dell'elefante bianco.
Eliminata. Non ho uno specchio, ed esco sempre conciata in modo assurdo, ma la gente continua comunque a dirmi che sono carina, che sono adorabile, e alcuni mi chiedono di fare una foto con loro. E' davvero stranissimo! Il fatto è che sono letteralmente l'unica ragazza occidentale che vive a Xindu, ed è davvero particolare vedere uno straniero camminare per il quartiere...mi fissano come se fossi un elefante bianco a passeggio! Di solito non mi da fastidio, anche se certe occhiate non sono proprio amichevoli, però essere costantemente osservata presenta i suoi svantaggi: innanzitutto io, che già ho un equilibrio discutibile, poca padronanza delle bacchette e la testa tra le nuvole, sapendo di essere osservata cado faccio cadere e sbaglio il doppio; secondariamente essendo io un elefante bianco non c'è modo che la gente si dimentichi di quello che faccio o mi confonda con un'altra persona. Ieri sono caduta su un bambino piccolo, e i suoi genitori di sicuro se lo ricorderanno, accidenti.
Monday, 26 August 2013
Post lungo ma nemmeno tanto perchè mi sono trattenuta.
Questo
potrebbe realmente diventare il post più lungo di sempre, dato che da quando
sono partita alla volta di Roma con il mio bagaglio di venti chili giusti
giusti e uno zaino di sette non ho avuto modo di accendere il computer e mettermi a scrivere.
Ciao. Facciamo
il punto della situazione: una volta arrivati a Roma abbiamo dovuto ascoltare
un discorso abbastanza lungo e abbastanza motivante sulla bellezza delle
esperienze all’estero, dopo il quale
abbiamo potuto salutare i nostri genitori, e vi assicuro che lasciare
andare via mia mamma in lacrime è stata una delle cose più difficili che io
abbia mai fatto(ti voglio bene mamma!). Per fortuna intercultura ci tiene a
riempire ogni singolo minuto di tempo con raccomandazioni varie e tantissimo
cibo più o meno buono, perciò sono riuscita a passare la serata
tranquillamente. La notte è stata segnata da svariati incubi su adattatori che
non funzionavano e passaporti persi, ma non è durata molto dato che la sveglia
era alle CINQUE DI MATTINA per arrivare in aeroporto in tempo. Una volta lì
abbiamo preso un volo per Zurigo, poi una metro con i versi delle mucche e lo
yodel (non sto scherzando) verso il terminal del nostro volo successivo, ovvero
Zurigo-Beijing, e dopo svariate ore di fannullismo CINAAAAAA! Ma sul serio
stavolta!
L’aeroporto
di Pechino è una cosa immensa, così come immense sono le strade, i palazzi e
l’albergo dove poco alla volta sono arrivati gli exchange students da tutto il
mondo. In realtà stare lì con loro è stata un’esperienza stranissima, perché si
sentivano lingue diverse da ogni parte, però bisognava parlare inglese,
mangiare con le bacchette, e tassativamente non uscire dall’hotel. L’unica
uscita guidata è stata quella alla Grande Muraglia, perché, come ci hanno
spiegato i volontari cinesi, quasi tutti giovanissimi, anche più piccoli di
noi, disponibili e sorridenti più delle hostess di Swiss Air, solo chi scala la
grande muraglia può essere un eroe, e noi dobbiamo tornare tra dieci mesi da
veri eroi vincenti. Sì…comunque dopo centinaia di scale, gambe distrutte,
polmoni infuocati e, personalmente alto rischio di svenimento, siamo arrivati
in cima ad una delle costruzioni più monumentali e regali di sempre. Non ci
sono parole per descrivere come ci si sente guardando la muraglia che si snoda
sui monti, come nei dipinti cinesi. Non ci sono parole nemmeno per descrivere
il caldo infame che faceva, ad essere
sinceri.
Non
dimentichiamoci i momenti di assurdità gratuita nei quali dei tizi random ci
chiedono di fare una foto con noi oppure mi parlano in cinese a velocità
supersonica e paradossalmente, quando cedo dieci anni della mia vita all’oblio
per riuscire a pronunciare in modo convincente “io non parlo cinese”, parlano
ancora più rapidamente.
Ieri
finalmente è arrivato il momento di imbarcarsi sul volo per Chengdu insieme
agli studenti diretti a Deyang, ed essendo praticamente gli unici occidentali
nella sala d’attesa tutti ci fissavano. Una volta arrivati, abbiamo scoperto
che i nostri insegnanti erano in ritardo di un’ora, per cui sono rimasta un bel
po’ di tempo con i thailandesi che abitano nella mia stessa città e vi assicuro
che il cinese non è niente in confronto alla loro parlata…alcuni suoni non
sapevo nemmeno esistessero! Un’ora di autobus dopo eccoci a Xindu, dove ci sono
venuti a prendere le nostre famiglie ospitanti. Momento imbarazzante nel quale,
nonostante tutti i discorsi sul contatto fisico per i cinesi, la mama mi
abbraccia e io comincio a blaterare in inglese. Didi, mio fratello (suona così
strano) uno stangone di tredici anni ieri, quattordici oggi, mi spiega che andremo a mangiare l’hotpot, e
io tento di prepararmi mentalmente all’idea di questo tipico piatto del Sichuan
tremendamente piccante che deve passare sulle mie papille gustative….e invece
mi è piaciuto tantissimo! Per fortuna Baba, il padre ospitante che non parla
inglese, ha deciso di comunicare tutto a gesti, e ogni volta che mangiamo
qualcosa prima la prende lui e mi mostra come fare, poi se io ripeto nel modo
giusto mi sorride soddisfatto.
La
camera da letto è stata uno shock: è tutta un letto, che non è un letto.
Praticamente è completamente ricoperta da un futon, dove io dormo, fatta
eccezione per un angolino dove c’è in piccolo tavolo e per la superfice
occupata dall’armadio, del quale un quarto è a mia disposizione. Ora però non
lo trovo più così male e la vista è spettacolare.
Oggi
siamo andati a vedere i panda, ed erano carinissimi! Uno ha anche fatto una
capriola, e poi abbiamo visto quelli appena nati nelle incubatrici…posso morire
in pace!
Grazie
alla comunicazione a gesti so usare un po’ tutto in casa e mi sto adattando
relativamente in fretta. Ci sono un sacco di cose da dire sulla Cina e su cosa
non capisco ma penso che farò un altro post perché questo è già una cosa
immensa.
Domani
andiamo a nuotare nella piscina di fronte, didi me l’ha promesso, quindi vado a
ripescare il costume dalla valigia, ciaooo!
P.s nel
parco dei panda il mio nome cinese è stato deciso definitivamente: Wang Zai
Xia, che c’entra qualcosa con i colori del tramonto ma non chiedetemi di più
percjè non lo so!
Tuesday, 20 August 2013
Oggi.
Così oggi è il giorno. Tra mezz'ora uscirò di casa, andrò in stazione e prenderò un treno per Roma. Il prossimo post niente ansia pre-partenza, adesso si comincia a giocare duro. Gli addii non sono facili, persino chiudere la valigia non è facile, ma è arrivato il momento, il nostro momento. Oggi.
Wednesday, 14 August 2013
Un negozio da chiamare casa e una valigia quasi chiusa.
A presto...
Venerdì scorso come avevo già detto è stato il mio ultimo giorno in negozio. Quando è arrivato il momento di andarmene ho sentito una stretta al cuore e ho ripensato alla conversazione che avevo avuto il giorno prima con Elisa, una mia compagna di classe. Lei aveva detto che gli addii melodrammatici in un certo senso le piacevano, e io avevo scrollato le spalle:-non lo so, non è che ne vada matta.-. La ammiro, è una ragazza in gamba e penso di capire cosa intende, però non ho capito cosa intendevo io finchè non ho guardato Ayi e mi sono resa conto di avere gli occhi lucidi. Quando ti rendi conto che stai per dire arrivederci a tutto quello che hai e addio a quello che sei...è drammatico e basta. Per fortuna esistono gli abbracci per farti sentire meglio.
In quel negozio ho passato l'estate più emotivamente travagliata della mia vita non particolarmente lunga, e per quanto ci siano state giornate no, clienti poco cortesi, momenti di noia e troppi autobus in ritardo, è stato bello. Bello e intenso, partire da un giorno a caso con degli sconosciuti e un bambino cinese che mi insegnava gli ideogrammi per acqua e fuoco e arrivare a sentirsi accolta, al posto giusto, tra amici.
"Mei you ren" non c'è nessuno, è stata una delle prime frasi che ho imparato, e quando sono arrivata venerdì non c'era davvero nessuno, quindi ho girato un po' tra gli scaffali, dicendo addio a tutto. Quante cose non so ancora dove sono, o come dice Ayi "dov'è la loro posizione" ma quante invece le so trovare subito, le cornici, i rossetti, le posate, le borse...penso che sia stata proprio la mia fragilità in questo periodo a farmi provare tutto in modo così vivido, perciò non tutto il male vien per nuocere. L'anno prossimo tornerò là, i ragazzi saranno più grandi, le cose probabilmente saranno state spostate, ma il ricordo di quest'estate e del mal di testa quando non capivo una richiesta in cinese, e dei gelati comprati al supermercato saranno al loro posto. Dov'è la loro posizione.
Non sono venti chili nemmeno a pagarli.
Primo step per la partenza: preparare la valigia. Io l'ho affrontata con la determinazione di un bradipo con l'artrite, mia mamma invece ha tirato fuori mezzo armadio mostrandomi ogni capo e chiedendomi se volevo portarlo. Alla fine, dopo aver cacciato dentro molte magliette a maniche corte e qualche pezzo "basico" per l'inverno, l'ha sollevata e poi ha sentenziato "non sono venti chili nemmeno a pagarli". Peccato, perchè io ne posso portare venti e Dante l'ingombrante (il mio panda) è rimasto sopra, in attesa di sapere se verrà schiacciato in valigia anche lui o se gli rimane un po' di spazio nel bagaglio a mano. Io però non ce l'ho fatta ad andare avanti, perchè mi sono sentita in colpa nei confronti di mia mamma. Mi sono chiesta se la sto abbandonando. Ovviamente no, tornerò prima di quanto possa sembrare, e naturalmente ho il suo consenso. Però ogni cosa in quella valigia io la porto via con sua figlia, figlia unica, e la lascio qui con il resto, con il mio letto vuoto e le mie cose sulle mensole, ad aspettare. Sensi di colpa ovunque. Sono felice, sì, e non vedo l'ora di partire, però fa anche un po' male, quella valigia, venti chili sul cuore della persona che amo di più al mondo. L'unica cosa che mi solleva è la certezza che il nostro legame non può che uscirne più forte, e che io vivrò fino in fondo quest'esperienza anche per lei. Per quei venti chili. Per l'affetto immenso che ci rende quasi una cosa sola.
Venerdì scorso come avevo già detto è stato il mio ultimo giorno in negozio. Quando è arrivato il momento di andarmene ho sentito una stretta al cuore e ho ripensato alla conversazione che avevo avuto il giorno prima con Elisa, una mia compagna di classe. Lei aveva detto che gli addii melodrammatici in un certo senso le piacevano, e io avevo scrollato le spalle:-non lo so, non è che ne vada matta.-. La ammiro, è una ragazza in gamba e penso di capire cosa intende, però non ho capito cosa intendevo io finchè non ho guardato Ayi e mi sono resa conto di avere gli occhi lucidi. Quando ti rendi conto che stai per dire arrivederci a tutto quello che hai e addio a quello che sei...è drammatico e basta. Per fortuna esistono gli abbracci per farti sentire meglio.
In quel negozio ho passato l'estate più emotivamente travagliata della mia vita non particolarmente lunga, e per quanto ci siano state giornate no, clienti poco cortesi, momenti di noia e troppi autobus in ritardo, è stato bello. Bello e intenso, partire da un giorno a caso con degli sconosciuti e un bambino cinese che mi insegnava gli ideogrammi per acqua e fuoco e arrivare a sentirsi accolta, al posto giusto, tra amici.
"Mei you ren" non c'è nessuno, è stata una delle prime frasi che ho imparato, e quando sono arrivata venerdì non c'era davvero nessuno, quindi ho girato un po' tra gli scaffali, dicendo addio a tutto. Quante cose non so ancora dove sono, o come dice Ayi "dov'è la loro posizione" ma quante invece le so trovare subito, le cornici, i rossetti, le posate, le borse...penso che sia stata proprio la mia fragilità in questo periodo a farmi provare tutto in modo così vivido, perciò non tutto il male vien per nuocere. L'anno prossimo tornerò là, i ragazzi saranno più grandi, le cose probabilmente saranno state spostate, ma il ricordo di quest'estate e del mal di testa quando non capivo una richiesta in cinese, e dei gelati comprati al supermercato saranno al loro posto. Dov'è la loro posizione.
Non sono venti chili nemmeno a pagarli.
Primo step per la partenza: preparare la valigia. Io l'ho affrontata con la determinazione di un bradipo con l'artrite, mia mamma invece ha tirato fuori mezzo armadio mostrandomi ogni capo e chiedendomi se volevo portarlo. Alla fine, dopo aver cacciato dentro molte magliette a maniche corte e qualche pezzo "basico" per l'inverno, l'ha sollevata e poi ha sentenziato "non sono venti chili nemmeno a pagarli". Peccato, perchè io ne posso portare venti e Dante l'ingombrante (il mio panda) è rimasto sopra, in attesa di sapere se verrà schiacciato in valigia anche lui o se gli rimane un po' di spazio nel bagaglio a mano. Io però non ce l'ho fatta ad andare avanti, perchè mi sono sentita in colpa nei confronti di mia mamma. Mi sono chiesta se la sto abbandonando. Ovviamente no, tornerò prima di quanto possa sembrare, e naturalmente ho il suo consenso. Però ogni cosa in quella valigia io la porto via con sua figlia, figlia unica, e la lascio qui con il resto, con il mio letto vuoto e le mie cose sulle mensole, ad aspettare. Sensi di colpa ovunque. Sono felice, sì, e non vedo l'ora di partire, però fa anche un po' male, quella valigia, venti chili sul cuore della persona che amo di più al mondo. L'unica cosa che mi solleva è la certezza che il nostro legame non può che uscirne più forte, e che io vivrò fino in fondo quest'esperienza anche per lei. Per quei venti chili. Per l'affetto immenso che ci rende quasi una cosa sola.
Tuesday, 6 August 2013
Abbracciami!
Ho deciso che questa sarà l'ultima settimana di "lavoro" per me, perchè voglio avere liberi gli ultimi giorni in Italia in modo da poter salutare con calma un paio di persone e stare un po' con mia mamma.
Per assurdo dire che partirò il 21 non mi provoca grandissimi scombussolamenti (anche se sto cominciando a coccolare di più la mamma, e un po' me ne approfitto anche), però pensare che da venerdì in poi non andrò più al negozio e dovrò salutare tutti...non lo so, forse è perchè "venerdì" suona tanto più vero di una data, o forse perchè ieri ne ho parlato col figlio più piccolo di Ayi e lui mi ha chiesto se cenerò ancora con loro e chi lo aiuterà con i compiti adesso, e mi è salita la tristezza guardando quel bambino pandoso seduto accanto a me. Addirittura dopo si è messo a fare i compiti di sua spontanea volontà!
Gli ho chiesto se prima che io vada via mi abbraccerà e mi ha risposto "forse sì" e io spero che sia vero perchè adesso devo fare scorta di abbracci, anzi,ora che ci penso vado ad abbracciare la mamma e magari anche la gatta, che non sarà molto contenta ma pazienza, tra poco si libererà di me per dieci mesi!
Ah, ho chiamato il panda di peluche "Dante l'ingombrante" dato che mi occupa un quarto dello spazio in valigia. Abbraccerò anche lui.
Per assurdo dire che partirò il 21 non mi provoca grandissimi scombussolamenti (anche se sto cominciando a coccolare di più la mamma, e un po' me ne approfitto anche), però pensare che da venerdì in poi non andrò più al negozio e dovrò salutare tutti...non lo so, forse è perchè "venerdì" suona tanto più vero di una data, o forse perchè ieri ne ho parlato col figlio più piccolo di Ayi e lui mi ha chiesto se cenerò ancora con loro e chi lo aiuterà con i compiti adesso, e mi è salita la tristezza guardando quel bambino pandoso seduto accanto a me. Addirittura dopo si è messo a fare i compiti di sua spontanea volontà!
Gli ho chiesto se prima che io vada via mi abbraccerà e mi ha risposto "forse sì" e io spero che sia vero perchè adesso devo fare scorta di abbracci, anzi,ora che ci penso vado ad abbracciare la mamma e magari anche la gatta, che non sarà molto contenta ma pazienza, tra poco si libererà di me per dieci mesi!
Ah, ho chiamato il panda di peluche "Dante l'ingombrante" dato che mi occupa un quarto dello spazio in valigia. Abbraccerò anche lui.
Saturday, 3 August 2013
Go. In entrambi i sensi.
Una giocata non è mai buona o cattiva – è il modo in cui ci si serve di quella pietra che è buono o cattivo -Proverbio del Go.Ho diciassette anni, adesso. Ho diciassette anni, un panda di peluche, un fumetto, una custodia per computer, un quaderno, una sciarpa, una cintura, un ventaglio, svariate magliette e calzini in più. Diciassette anni, e meno diciotto giorni alla Cina.
Ultimamente non ho aggiornato il blog perché innanzitutto volevo godermi il periodo compleanno con relative coccole da parte delle mie amiche e della mia famiglia, poi perché fa davvero troppo caldo per azionare il cervello, e infine perché il suddetto cervello ha dei seri problemi a registrare l'avvicinarsi della data di partenza.
Quindi invece di impegnarmi a riassumere gli ultimi avvenimenti, che alla fine sono una cena di compleanno al ristorante cinese (tanto per cambiare) e una con la famiglia, ho deciso di parlare del gioco del go.
Lasciatemi dire che anche dopo essermi letta tutta la storia e le regole di questo antico gioco diffuso in tutta l'Asia, ho capito molto poco. Sembra semplice all'inizio: una scacchiera, pietre bianche e nere usate come pedine e vince chi mangia più pedine/ conquista più territorio sulla scacchiera. Una specie di fusione tra la dama e risiko, ho pensato (anche se tutto quello che so del risiko è che c'entra conquistare posti). Poi però cominciano a venire fuori regole, tempi, "muri" e "occhi", due diversi sistemi di punteggio...ho provato a guardare una partita e ho cominciato a vedere gli schemi, eppure mi sfuggiva sempre una cosa, cioè la fine della partita.
Di solito nei giochi da tavolo è semplice capire chi vince, ad esempio nella dama ad un certo punto vedi meno pedine di un colore e più di un altro...ma nel go? Allora mi sono riletta tutte le regole, e ho cercato altre informazioni, ma un paragrafo della spiegazione su wikipedia mi ha colpita:
Malgrado la sua ampia popolarità in Asia orientale, il go si è diffuso lentamente nel resto del mondo, a differenza di altri giochi di origine asiatica come gli scacchi. Schadler[16] ipotizza che gli scacchi abbiano un fascino più diffuso in quanto nel gioco si utilizzano pezzi che possono essere resi congruenti con la cultura dei giocatori (si pensi alla Regina e all'Alfiere degli scacchi occidentali e al Consigliere e all'Elefante di quelli cinesi) e in quanto il go ha una fine anti-climatica, a differenza degli scacchi e del loro scacco matto, tanto che giocatori neofiti di go hanno difficoltà a capire quando una partita è terminata.Oltre che ad essere un po' tonta di mio se si parla di giochi, questo non si abbina bene alla mia cultura. Grazie eh. Eppure adesso che lo so, adesso che mi hanno detto "Ehi, va bene se non lo capisci, in fondo è anche un fatto culturale" io lo voglio comprendere, se non apprendere. Perchè il mio cervello non ci sta dietro. Perchè la mia cultura sarebbe più orientata agli scacchi che al go.
Penso che tutti quelli che come me stanno per partire o sono già partiti abbiano mandato al diavolo gli scacchi e si siano dati al go.
Nel dubbio, ristorante cinese.
Portare panda a Chengdu è come portare acqua
salata al mare, ma lui è speciale ^-^)/*
Friday, 26 July 2013
Zampe di anatra, scarpe da ginnastica e colletti di tulle.
Che connessione hanno queste tre cose tra di loro? Niente...ma per me rappresentano oggi, ieri e l'altro ieri. Adesso vi spiego.
Zampe di anatra
L'altro ieri Ayi mi ha invitata a casa sua per cena, una tipica cena cinese a base di...pizza. Ok, non c'era solo la pizza, c'erano anche cetrioli in agrodolce davvero buonissimi e dei pomodori che per essere mangiati hanno richiesto tutta la mia esperienza e tecnica in fatto di bachette, e vi giuro che non vi rendete conto di quanto siano scivolosi i pomodori finchè non provate a mangiarli coi bastoncini e, dulcis in fundo, zampe di anatra.
In realtà non erano proprio in fundo, volendo contare il melone come dessert, ma io non l'ho mangiato e dunque....torniamo a noi. Zampe di anatra. Non avevo idea di come mangiarle, e soprattutto non hanno un'aria particolarmente invitante per una che alla voce "invitante" ha una bella fetta di torta al cioccolato, però ho pensato "prima o poi mi tocca" e quindi ne ho presa una.
La figlia di Ayi si è messa a spiegarmi come cercare il legamento per staccare le falangi coi denti e poi succhiare via la carne attaccata all'osso, ma io niente, ero e sono tuttora impeditissima: prima non trovavo il punto giusto e ho dovuto usare le mani, poi non riuscivo a raschiare (?) via la pelle e sputare l'ossicino, poi quando ci sono riuscita mi sono fermata a guardare il resto della zampa per cinque minuti buoni...insomma mi ci vorrà allenamento. Parecchio allenamento.
Dopo cena abbiamo guardato un po' di televisione in cinese (inutile dire che ho capito una parola su cento) e mi è venuto un po' di magone, pensando che tra poco quelli che per me sono programmi e pubblicità strani saranno la normalità.
Scarpe da ginnastica.
Ieri invece mia mamma mi ha portata a comprare delle scarpe da ginnastica un po' resistenti e mi sono accorta di quanto il mio cervello sia già molto meno in Italia di quanto lo sia il mio corpo. La scelta era tra un paio di scarpe da running bianche e rosa che, a proposito di anatre, mi facevano sembrare uno strano animale coi piedi palmati, ma così comode che sembra di camminare sulle nuvole, oppure un paio grigio e lilla, meno comode ma sicuramente più belle. Stavo per scegliere quelle quando mi è tornata in mente la ragazza veronese che è stata in Cina quest'anno che, parlandomi della vita là mi diceva "ad un certo punto non te ne fregherà più nulla...uscirai in pigiama, tanto la gente lo fa..." e così ho rimesso le scarpe paperose, ho starnazzato un po' e ho deciso che è meglio somigliare ad un ornitorinco ma camminare bene che avere un bell'aspetto ma stare scomodi. Che poi gli ornitorinchi sono fighi.
Colletti di tulle.
Oggi ho visto per l'ultima volta di quest'anno Angela, la commessa italiana del negozio. Quando sono entrata non dico che mi venisse da piangere ma ho sentito un groppo in gola. Già io non faccio fatica ad affezionarmi, in più lei è davvero simpatica, dolce e disponibile e abbiamo passato parecchi pomeriggi fianco a fianco ormai, chiacchierando di tutto e di niente. Appena ho messo piede in negozio però lei è corsa in bagno e mi ha lasciata alla cassa, e io ci sono un po' rimasta perchè, beh, non l'aveva mai fatto prima! Ho capito il motivo solo quando è tornata con un pacchetto in mano, e dentro c'era una delle magliette nuove che Ayi aveva portato giovedì, in jeans chiaro con un colletto di tulle ricoperto quasi interamente da un ricamo di perline. Una cosa veramente da bambolina, davvero, e io nei giorni precedenti non avevo fatto altro che guardarla con i cuoricini al posto degli occhi mentre lei diceva "Che brutta! Come fa a piacerti una cosa così?!?" Non volevo che la comprassi, si è giustificata alzando le spalle, perchè volevo regalartela io per il compleanno.
Come faccio a non volerle bene? Eppure anche ammettendo che io la vada a trovare appena sarò di nuovo in Italia, passeranno almeno undici mesi prima che ci rivediamo. Assurdo che io me ne randa conto solo ora...devo ricordarmi di ringraziarla per essere stata un'amica e un po' una confidente. Ricordatemelo!
Manca un minuto a mezzanotte e ho sonno.
Chissà quanti strafalcioni ho fatto in questo post lunghissimo...spero mi perdonerete. Adesso devo andare a dormire, o domani non riuscirò a svegliarmi in tempo per andare al mercato...buonanotte!
Zampe di anatra
L'altro ieri Ayi mi ha invitata a casa sua per cena, una tipica cena cinese a base di...pizza. Ok, non c'era solo la pizza, c'erano anche cetrioli in agrodolce davvero buonissimi e dei pomodori che per essere mangiati hanno richiesto tutta la mia esperienza e tecnica in fatto di bachette, e vi giuro che non vi rendete conto di quanto siano scivolosi i pomodori finchè non provate a mangiarli coi bastoncini e, dulcis in fundo, zampe di anatra.
In realtà non erano proprio in fundo, volendo contare il melone come dessert, ma io non l'ho mangiato e dunque....torniamo a noi. Zampe di anatra. Non avevo idea di come mangiarle, e soprattutto non hanno un'aria particolarmente invitante per una che alla voce "invitante" ha una bella fetta di torta al cioccolato, però ho pensato "prima o poi mi tocca" e quindi ne ho presa una.
La figlia di Ayi si è messa a spiegarmi come cercare il legamento per staccare le falangi coi denti e poi succhiare via la carne attaccata all'osso, ma io niente, ero e sono tuttora impeditissima: prima non trovavo il punto giusto e ho dovuto usare le mani, poi non riuscivo a raschiare (?) via la pelle e sputare l'ossicino, poi quando ci sono riuscita mi sono fermata a guardare il resto della zampa per cinque minuti buoni...insomma mi ci vorrà allenamento. Parecchio allenamento.
Dopo cena abbiamo guardato un po' di televisione in cinese (inutile dire che ho capito una parola su cento) e mi è venuto un po' di magone, pensando che tra poco quelli che per me sono programmi e pubblicità strani saranno la normalità.
Scarpe da ginnastica.
Ieri invece mia mamma mi ha portata a comprare delle scarpe da ginnastica un po' resistenti e mi sono accorta di quanto il mio cervello sia già molto meno in Italia di quanto lo sia il mio corpo. La scelta era tra un paio di scarpe da running bianche e rosa che, a proposito di anatre, mi facevano sembrare uno strano animale coi piedi palmati, ma così comode che sembra di camminare sulle nuvole, oppure un paio grigio e lilla, meno comode ma sicuramente più belle. Stavo per scegliere quelle quando mi è tornata in mente la ragazza veronese che è stata in Cina quest'anno che, parlandomi della vita là mi diceva "ad un certo punto non te ne fregherà più nulla...uscirai in pigiama, tanto la gente lo fa..." e così ho rimesso le scarpe paperose, ho starnazzato un po' e ho deciso che è meglio somigliare ad un ornitorinco ma camminare bene che avere un bell'aspetto ma stare scomodi. Che poi gli ornitorinchi sono fighi.
Colletti di tulle.
Oggi ho visto per l'ultima volta di quest'anno Angela, la commessa italiana del negozio. Quando sono entrata non dico che mi venisse da piangere ma ho sentito un groppo in gola. Già io non faccio fatica ad affezionarmi, in più lei è davvero simpatica, dolce e disponibile e abbiamo passato parecchi pomeriggi fianco a fianco ormai, chiacchierando di tutto e di niente. Appena ho messo piede in negozio però lei è corsa in bagno e mi ha lasciata alla cassa, e io ci sono un po' rimasta perchè, beh, non l'aveva mai fatto prima! Ho capito il motivo solo quando è tornata con un pacchetto in mano, e dentro c'era una delle magliette nuove che Ayi aveva portato giovedì, in jeans chiaro con un colletto di tulle ricoperto quasi interamente da un ricamo di perline. Una cosa veramente da bambolina, davvero, e io nei giorni precedenti non avevo fatto altro che guardarla con i cuoricini al posto degli occhi mentre lei diceva "Che brutta! Come fa a piacerti una cosa così?!?" Non volevo che la comprassi, si è giustificata alzando le spalle, perchè volevo regalartela io per il compleanno.
Come faccio a non volerle bene? Eppure anche ammettendo che io la vada a trovare appena sarò di nuovo in Italia, passeranno almeno undici mesi prima che ci rivediamo. Assurdo che io me ne randa conto solo ora...devo ricordarmi di ringraziarla per essere stata un'amica e un po' una confidente. Ricordatemelo!
Manca un minuto a mezzanotte e ho sonno.
Chissà quanti strafalcioni ho fatto in questo post lunghissimo...spero mi perdonerete. Adesso devo andare a dormire, o domani non riuscirò a svegliarmi in tempo per andare al mercato...buonanotte!
Subscribe to:
Comments (Atom)