Avevo cominciato questo post in maniera completamente diversa, descrivendo gli avvenimenti degli scorsi giorni, puri e semplici fatti, in ordine cronologico, magari con qualche battuta per sdrammatizzare qui e là, ma poi non sono più riuscita ad andare avanti, perchè mi sono ricordata di quando ero ancora in Italia e scrivevo post pieni di riflessioni, dove analizzavo le mie sensazioni e creavo immagini dal nulla, concentrandomi su un solo dettaglio fino allo sfinimento...e adesso? Non è che non mi piaccia raccontare quello che faccio, e penso che se fossi dall'altra parte, in Italia, vorrei leggere questo, vorrei leggere cosa sta combinando la mia amica in Cina, com'è il cibo, la scuola, la famiglia, però per una volta vorrei parlare di quello che sento, magari un po' a casaccio, quindi, chiedo perdono, ecco il mio post.
Il mio atteggiamento nei confronti del Natale voleva essere di pura indifferenza, e c'ero quasi riuscita, anche se tutti continuavano a chiedermi perchè non tornavo in Italia per le feste, forse non mi mancava la mia famiglia? Forse non mi piaceva festeggiare? Tra me e me speravo smettessero di fare domande del genere, ma rispondevo semplicemente "no, non posso tornare, e poi sono qui per studiare..." (anche se continuo a perdere tempo al computer tanto quanto in Italia), e così andava bene, così non mi importava se uno dei professori stranieri metteva jingle bells e distribuiva dolci indossando un cappello da babbo natale, nè mi interessava che la notte della vigilia la famiglia ospitante avesse deciso di sbrigare in fretta la faccenda dei regali dandomi uno scialle rosso un po' pacchiano ma che comunque ho apprezzato: no, ero contenta, perchè tutti i miei compagni di classe avevano sacrificato l'ora di ginnastica del 24 Dicembre per cantare canzoni un po' a caso, mancando qualsiasi tema pseudo-natalizio si fossero messi in testa di seguire, e per darmi dei regali un po' random ma bellissimi e pensati per farmi dimenticare la lontananza dalla mia famiglia, e, siccome i professori avevano spiegato loro che il Natale è per i cristiani come il capodanno cinese per loro, ovvero il momento in cui tutti i membri di una famiglia si ritrovano per stare insieme e festeggiare, anche per congratularsi con me per la scelta, a loro dire coraggiosa, di passarlo da sola in terra straniera. Persino il fratello ospitante quel giorno era di buon umore, e dato che il mio regalo per lui era un portafoglio, si era messo in testa di andare in giro a chiedere soldi a tutti "perchè doveva riempirlo". Il Natale vero però, a parte il pandoro che la mia mamma bellissima e bravissima che mi manca tanto mi aveva mandato, è stato un giorno abbastanza insignificante, e se non mi ha resa triste non mi ha nemmeno resa felice. (ripeto, pandoro a parte, e tra l'altro i genitori ospitanti lo hanno talmente apprezzato che il giorno dopo non ne era rimasto che un pezzettino minuscolo).
In fondo però penso che ne sia valsa la pena, passare un Natale così, perchè, perchè, perchè sì. Perchè d'ora in poi penso che il ricordo dei natali passati sarà più caldo e vivido nella mia memoria, perchè non potrà passare vigilia senza che io pensi ai miei compagni di classe che cantano canzoni di Rihanna e poi mi allungano pacchetti con scritte in inglese che non hanno alcun senso augurandomi "happy merry christmas", e perchè è stato diverso.
Comunque, adesso che Natale è andato rimane solo da affrontare capodanno e poi sarò libera e cinese a sufficienza per preparare i ravioli con la nonna e andare a caccia di soldi da parte dei parenti. A dire il vero l'avvicinarsi del 31 mi sta mettendo un pochino in crisi: se ci penso, il 2014 è l'anno in cui se tutto va bene cercherò di passare il test di cinese per stranieri, l'anno in cui tornerò a casa in Italia, lasciandomi alle spalle la Cina e gli amici che mi sono fatta qui, la vita a cui mi sono faticosamente abituata e nessuno mi ha preparata per questo. Ora che ci penso ho passato tutto il 2013 a pensare a quest' esperienza, a leggere, informarmi, ascoltare gente che c'era già passata, a preoccuparmi, ad aspettare...ma riguardo il tornare? Nella mia testa non c'era spazio, e ancora non so come potrebbe essere. Ho tanta paura per la scuola, onestamente, perchè, lo ammetto, qui non sto studiando praticamente nulla di quello che studiavo in Italia, e sarò capace di recuperare? Come sarà tornare ed essere di nuovo una normale studentessa in mezzo a tante, irriconoscibile, anonima, mentre qui sono la straniera, quella diversa, quella particolare? Poi, andrà tutto troppo veloce, me lo sento, e senza nemmeno rendermene conto sarà il momento di affrontare la maturità, sarò pronta? Avrò tempo di curare tutti i nuovi interessi che ho trovato qui? Il tempo sta passando troppo in fretta, eppure allo stesso tempo non vedo l'ora che passi, perchè il 2014 è anche l'anno in cui finalmente incontrerò di nuovo il mio ragazzo, e poi riabbraccerò la mamma, la zia, mia cugina, la mia migliore amica, anzi, tutti i miei amici e compagni di classe e sono sicura che sarà una sensazione bellissima, però...la novità a questo punto non dovrebbe spaventarmi, sono o non sono un'exchange student? Eppure mi spaventa, perchè prima di tutto sono una ragazza di diciassette anni, a volte un po' infantile, a volte più matura, ma una ragazza. Che poi, non vuol dire niente, già solo il fatto di essere umana mi autorizza ad avere paura. Gli esseri umani, questo fanno, provano emozioni.
p.s scusate se non ho scritto per un po' di giorni ma ci stavamo preparando per lo spettacolo di fine anno, del quale teoricamente avrei dovuto essere la novità, e poi alla fine volevo solo nascondermi, ma anche questa è fatta e va bene così.
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