Friday, 20 December 2013

Too young to sit down.

Così, dopo la vita da dorm, ecco qui la vita più normale della studentessa italiana Elisa Bianchi a Ben Bu.
Ogni mattina mi alzo alle sei e dodici minuti, a meno che, come stamattina, la sveglia non decide di non suonare e alle sei e mezza quasi il papà cominci a bussare preoccupato chiedendo "Yilisa? Sveglia?". Segue la routine mattutina accompagnata dai kuai yi dian (sbrigati) di entrambi i genitori ospitanti, rivolti sia a me sia al fratello, amichevole come un grizzly ferito, e reattivo quanto una mummia, fino a che, quasi per magia, non ci ritroviamo tutti nella macchina diretti alla scuola dove la mamma ospitante insegna, ovvero le medie della mia scuola. Un riposino durante il tragitto, spalmata sulla cartella, non me lo toglie nessuno.
Una volta a scuola facciamo colazione, circondati da professoresse che masticano con la bocca aperta e ragazzini che mi guardano come se fossi una sirenetta in groppa ad un unicorno a pois verdi, ma va bene, non ho la forza per reagire, e poi in fondo non mi danno fastidio, con quell'aria arruffata da pulcini che hanno tutti quanti.
Solitamente dopo aver finito di mangiare il fratello se ne va e basta, mentre la mamma mi dice "aspetta qua lo zio-ah" ogni mattina. Lo zio in realtà non è per niente mio zio, ma qui devo fare una breve parentesi per spiegare che in Cina usa chiamare la gente "zio", "zia", "sorella" eccetera a seconda della loro età: per esempio se siete su un autobus guidato da un uomo decisamente più anziano di voi potete chiamarlo "zio", se la cameriera ha più o meno a vostra età la chiamerete "sorella (maggiore)" oppure "bella ragazza", e via dicendo. Generalmente zio e zia sono gli appellativi più usati, mentre fratello e sorella sono più comuni tra conoscenti, mentre bella ragazza e bel ragazzo vengono usati con gli estranei, ma dipende un po' dal tono della conversazione e da cose che io, da straniera, ancora non capisco. Chiusa parentesi. Tra l'altro grande vergogna per il fatto che io vengo sempre chiamata zia dai bambini. Comunque, lo zio è una persona simpatica che parla solo dialetto e una volta per sbaglio gli ho chiesto se aveva le scarpe (hai zi, in dialetto) invece che chiedergli se aveva figli (sempre hai zi, in mandarino).
Finalmente, intorno alle sette e mezza arrivo a scuola, in tempo per la prima lezione alle sette e quarantacinque. Elisa va a nanna e Wang Cai Xia si prepara a cercare di capire qualcosa di quello che le viene detto. Da lì in poi il problema è trovare qualcosa da fare fino alle dodici, ora di pranzo. Ecco una breve lista delle lezioni e dei professori:
Inglese: L'unica lezione che capisco, all'incirca, o perlomeno l'unica in cui posso venire interpellata, leggere il libro e fare gli esercizi, poi quando c'è da tradurre o cose del genere, insomma, me la posso ancora cavare ma in genere mi fermo all'inglese-inglese. La professoressa...onestamente la sua pronuncia ha dei grossi problemi, e ci ho messo qualche secolo a capire che "gomonian" non era un strano comando in cinese ma una versione ridotta di "good morning everyone"" ma in generale è abbastanza carina, alta un metro e un soldo di cacio, tutta avvoltolata nel suo giaccone, potrebbe passare per una bambina se non fosse che ha superato i quaranta da un pezzo.
Matematica: Eh? Il professore ha un vocione tonante che lo senti dalla classe in fondo al corridoio, peccato che parli solo ed esclusivamente dialetto stretto, in più la matematica non la capisco già di mio, e così è stata la prima materia che ho abbandonato. Scusi prof.
Fisica: Hogwarts! A volte tento di capire per il semplice fatto che la professoressa,giovane e un po' svampita usa una bacchetta per toccare la lavagna elettronica e fa delle presentazioni con la musica....magia! Poi però alla fine mi devo arrendere, troppi termini specifici, solo le immagini non bastano. Se rimane tempo mette un video comico o qualcosa, e quello sì che lo capisco! Ridere insieme ai miei compagni di classe è bellissimo. L'ultima lezione è entrata e ha detto "nah, oggi guardiamo un film". Amore!
Informatica: un'ora filata a fare quello che ci pare su internet, censura permettendo, che io spendo a guardare anime. Yay! Professori? Forse e n'è una ma non ne sono sicura.
Politica: Posso vagamente immaginare di cosa parlino. Vagamente. Forse. Anche no. La professoressa mi ha chiesto se capivo la prima volta che mi ha vista, poi mi ha fatto pat pat sulla spalla e da allora ogni tanto mi sorride ma non la vedo spesso.
Chimica: Ero così felice quando mi hanno dato il libro perchè pensavo che avrei capito qualcosa ma, hey, non seguono per niente il libro e la professoressa ha il potere di attirare la mia attenzione più o meno quanto un manuale di istruzioni di un frullatore scritto in tedesco, quindi ciao ciao chimica, che tristezza!
Cinese: Cinese non l'ho ancora abbandonato, non del tutto almeno. Cerco di copiare i poemi che scrivono alla lavagna e tradurmeli a casa, cerco di guardare il libro ogni tanto, ma tutto qui. La professoressa mi ha rivolto la parola un paio di volte, e la apprezzo per aver parlato dell'olocausto, in un Paese dove la maggior parte dei ragazzi sono distratti dall'odio per il Giappone, spesso il nazismo viene preso sotto gamba, e da alcuni addirittura ammirato per aver reso grande la Germania ai suoi tempi, ma a che prezzo! Invece nella mia classe grazie all'azione combinata della professoressa di cinese e del professore di storia molti miei compagni hanno una visione più neutrale delle cose, e ci si può parlare senza avere l'impressione di star combattendo contro i mulini a vento.
Una cosa però la devo dire, non riesco a guardare la prof troppo a lungo perchè, saranno i dentini appuntiti, o il suo vizio di continuare ad oscillare la testa, ma mi ricorda immensamente un furetto, e l'idea di un furetto che insegna cinese mi fa ridere. Mah.
Storia: Ringraziamo il Cielo per il professore di storia, e ringraziamo ancora di più perchè un tenerone del genere è il coordinatore di classe. No dai, tenerone no, però ci si può parlare, fa battute, e vuole veramente bene ai suoi studenti. Mi chiede sempre come mi trovo e si assicura che io sia in buoni rapporti con i miei compagni di classe, e spesso quando ci vede giocare a qualcosa insieme o chiacchierare ci scatta una foto (aaaarrrg) perchè, dice, è incredibile vedere come andiamo tutti d'accordo. Io cerco in un certo senso di ricompensarlo stando attenta durante le sue lezioni, che, grazie ai power point, i video, e i suggerimenti della mia compagna di banco, sono, se non chiare, perlomeno parzialmente comprensibili.

Quindi durante tutto quel tempo in cui non sto attenta io cosa faccio? Studio cinese. Ha più senso. Scrivo e scrivo, controllo quante parole so, mi butto avanti con gli esercizi, leggo, insomma, qualcosa faccio, ma sono arrivata al punto in cui invidio gli exchange students dei paesi occidentali (no, la Russia non conta) che riescono a capire le lezioni e fare i compiti. Cosa non darei per riuscire almeno a fare gli esercizi di traduzione dal cinese all'inglese! Se quando tornerò in Italia troverò le lezioni difficili, e i compiti troppo numerosi, potrò pensare "Elisa, almeno capisci cosa c'è scritto!" e non so se funzionerà, ma lo spero tanto, perchè so che dovrò lavorare sodo.
A pranzo devo affrontare il prezzo del poter scegliere cosa mangiare: non capire quali sono i piatti del giorno. Contando poi il fatto che cerco di evitare la carne dato che c'è già ogni sera per cena, la situazione diventa complicata. Grazie al cielo una delle mie compagne di classe mi accompagna quasi sempre, mi legge i nomi dei vegetali (chiedere una traduzione sarebbe già troppo) e poi, con una sfacciataggine che io non ho, ignora la coda e allunga la mia gavetta carinissima alla cuoca. Cibo! Una volta le ho chiesto perchè noi non ci mettiamo in fila come tutti gli altri, e lei con due occhi così mi ha risposto "ma tu sei straniera!" Seguono due ore di pausa pranzo che un tempo occupavo con le prove per lo spettacolo di capodanno, ma adesso che siamo stati presi non ci sono più, e quindi vago solitaria per il campus o torno in classe. Alle due e mezza in punto, lezione di cinese, ogni giorno con una professoressa diversa, tranne giovedì e venerdì.
Il lunedì sono con Ceci, giovane professoressa di scienze politiche  nonchè psicologa del campus, con la quale mi trovo davvero bene, l'unica che mi dia compiti e l'unica che abbia mai insegnato ad uno studente straniero. Ceci for the win!
Il martedì c'è lezione per tutti i professori stranieri, e il brutto anatroccolo, ovvero io, se ne sta seduta buona buona ad ammirare tutti quegli occhi grandissimi, e i capelli di tonalità diverse, e gli accenti così strani...ah, occidente! Per quanto ami l'Asia hai sempre il tuo fascino! Sinceramente a volte vorrei che fossimo più amici, in fondo la maggior parte di loro non ha ancora compiuto trent'anni, però non riesco a capire che impressione abbiano di me, e quindi mi muovo piano piano.
Mercoledì con miss caschetto, quasi più un'amica che una professoressa, ma che comunque devo stare attenta a non innervosire. Lei è davvero carina, e ha appena cominciato ad insegnare inglese, ma penso che abbia già un sacco di lavoro da fare quindi a volte perde la pazienza, solo per un secondo, ma basta a farmi pentire di essere così chiacchierona. Quello che apprezzo di più delle sue lezioni è che se rimane tempo parliamo del più e del meno e posso chiederle il perchè di certi comportamenti tipici in Cina e lei è relmente interessata alle differenze culturali, non vede l'Europa come il paese dei balocchi, ma la incuriosisce...è bello.
Giovedì e venerdì con la prof un po' pazza, che ha deciso di studiare inglese dopo aver compiuto quarant'anni ma si sente ancora una ragazzina, che mi fa riposare due volte all'ora però insiste per ballare durante le pause, che ha una pronuncia perfetta ma una scrittura così confusa che ormai non tento nemmeno più di leggere quello che scrive. All'inizio non la sopportavo, adesso mi diverte, ma a volte vorrei che non si mettesse a cantare a caso durante le lezioni. Strana è strana.
Alle quattro e mezza è ora di tornare a casa, prendo l'autobus minuscolo, mi siedo per i primi cento metri e poi, quasi inevitabilmente mi devo alzare per far posto a qualcuno di più grande di me. Non importa se sulla ventina o sull'ottantina, mostrare rispetto e gentilezza nei confronti dei "senior" è importante, e anche se i bambini spesso vengono esonerati, io sono troppo grande per fare orecchie da mercante, e troppo straniera per permettermi uno sgarro. In ogni caso dato che in genere le persone che prendono l'autobus con me sono più o meno le stesse mi sono guadagnata la fama di ragazza educata, e poi stare in piedi per mezz'ora non mi fa né caldo né freddo.
Finalmente, dopo aver scalato le ventordicimila rampe di scale per arrivare a casa, al sedicesimo piano, la mia giornata è libera.
Una cosa però voglio dire. Il percorso dalla fermata dell'autobus al portone del palazzo è la mia cosa preferita di sempre: per molto tempo andando a scuola a piedi in Italia mi sono chiesta che strade avrei percorso se fossi nata altrove, che aspetto avrebbe avuto la mia scuola, la mia casa, ed ora eccomi qui, avvoltolata nella mia uniforme azzurrissima, con la mascherina fucsia in tasca, da vera cinese, che torno a casa. Casa mia. In Cina. Se a diciassette anni scoprire che casa non è un luogo ma una sensazione non è un traguardo, beh, allora io non ho idea di cosa sia.

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