Una giocata non è mai buona o cattiva – è il modo in cui ci si serve di quella pietra che è buono o cattivo -Proverbio del Go.Ho diciassette anni, adesso. Ho diciassette anni, un panda di peluche, un fumetto, una custodia per computer, un quaderno, una sciarpa, una cintura, un ventaglio, svariate magliette e calzini in più. Diciassette anni, e meno diciotto giorni alla Cina.
Ultimamente non ho aggiornato il blog perché innanzitutto volevo godermi il periodo compleanno con relative coccole da parte delle mie amiche e della mia famiglia, poi perché fa davvero troppo caldo per azionare il cervello, e infine perché il suddetto cervello ha dei seri problemi a registrare l'avvicinarsi della data di partenza.
Quindi invece di impegnarmi a riassumere gli ultimi avvenimenti, che alla fine sono una cena di compleanno al ristorante cinese (tanto per cambiare) e una con la famiglia, ho deciso di parlare del gioco del go.
Lasciatemi dire che anche dopo essermi letta tutta la storia e le regole di questo antico gioco diffuso in tutta l'Asia, ho capito molto poco. Sembra semplice all'inizio: una scacchiera, pietre bianche e nere usate come pedine e vince chi mangia più pedine/ conquista più territorio sulla scacchiera. Una specie di fusione tra la dama e risiko, ho pensato (anche se tutto quello che so del risiko è che c'entra conquistare posti). Poi però cominciano a venire fuori regole, tempi, "muri" e "occhi", due diversi sistemi di punteggio...ho provato a guardare una partita e ho cominciato a vedere gli schemi, eppure mi sfuggiva sempre una cosa, cioè la fine della partita.
Di solito nei giochi da tavolo è semplice capire chi vince, ad esempio nella dama ad un certo punto vedi meno pedine di un colore e più di un altro...ma nel go? Allora mi sono riletta tutte le regole, e ho cercato altre informazioni, ma un paragrafo della spiegazione su wikipedia mi ha colpita:
Malgrado la sua ampia popolarità in Asia orientale, il go si è diffuso lentamente nel resto del mondo, a differenza di altri giochi di origine asiatica come gli scacchi. Schadler[16] ipotizza che gli scacchi abbiano un fascino più diffuso in quanto nel gioco si utilizzano pezzi che possono essere resi congruenti con la cultura dei giocatori (si pensi alla Regina e all'Alfiere degli scacchi occidentali e al Consigliere e all'Elefante di quelli cinesi) e in quanto il go ha una fine anti-climatica, a differenza degli scacchi e del loro scacco matto, tanto che giocatori neofiti di go hanno difficoltà a capire quando una partita è terminata.Oltre che ad essere un po' tonta di mio se si parla di giochi, questo non si abbina bene alla mia cultura. Grazie eh. Eppure adesso che lo so, adesso che mi hanno detto "Ehi, va bene se non lo capisci, in fondo è anche un fatto culturale" io lo voglio comprendere, se non apprendere. Perchè il mio cervello non ci sta dietro. Perchè la mia cultura sarebbe più orientata agli scacchi che al go.
Penso che tutti quelli che come me stanno per partire o sono già partiti abbiano mandato al diavolo gli scacchi e si siano dati al go.
Nel dubbio, ristorante cinese.
Portare panda a Chengdu è come portare acqua
salata al mare, ma lui è speciale ^-^)/*
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