Monday, 26 August 2013

Post lungo ma nemmeno tanto perchè mi sono trattenuta.

Questo potrebbe realmente diventare il post più lungo di sempre, dato che da quando sono partita alla volta di Roma con il mio bagaglio di venti chili giusti giusti e uno zaino di sette non ho avuto modo di accendere il computer e mettermi a scrivere.
Ciao.                                                                                                                                                    Facciamo il punto della situazione: una volta arrivati a Roma abbiamo dovuto ascoltare un discorso abbastanza lungo e abbastanza motivante sulla bellezza delle esperienze all’estero, dopo il quale  abbiamo potuto salutare i nostri genitori, e vi assicuro che lasciare andare via mia mamma in lacrime è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto(ti voglio bene mamma!). Per fortuna intercultura ci tiene a riempire ogni singolo minuto di tempo con raccomandazioni varie e tantissimo cibo più o meno buono, perciò sono riuscita a passare la serata tranquillamente. La notte è stata segnata da svariati incubi su adattatori che non funzionavano e passaporti persi, ma non è durata molto dato che la sveglia era alle CINQUE DI MATTINA per arrivare in aeroporto in tempo. Una volta lì abbiamo preso un volo per Zurigo, poi una metro con i versi delle mucche e lo yodel (non sto scherzando) verso il terminal del nostro volo successivo, ovvero Zurigo-Beijing, e dopo svariate ore di fannullismo CINAAAAAA! Ma sul serio stavolta!
L’aeroporto di Pechino è una cosa immensa, così come immense sono le strade, i palazzi e l’albergo dove poco alla volta sono arrivati gli exchange students da tutto il mondo. In realtà stare lì con loro è stata un’esperienza stranissima, perché si sentivano lingue diverse da ogni parte, però bisognava parlare inglese, mangiare con le bacchette, e tassativamente non uscire dall’hotel. L’unica uscita guidata è stata quella alla Grande Muraglia, perché, come ci hanno spiegato i volontari cinesi, quasi tutti giovanissimi, anche più piccoli di noi, disponibili e sorridenti più delle hostess di Swiss Air, solo chi scala la grande muraglia può essere un eroe, e noi dobbiamo tornare tra dieci mesi da veri eroi vincenti. Sì…comunque dopo centinaia di scale, gambe distrutte, polmoni infuocati e, personalmente alto rischio di svenimento, siamo arrivati in cima ad una delle costruzioni più monumentali e regali di sempre. Non ci sono parole per descrivere come ci si sente guardando la muraglia che si snoda sui monti, come nei dipinti cinesi. Non ci sono parole nemmeno per descrivere il caldo infame che faceva, ad essere  sinceri.                                                         
Non dimentichiamoci i momenti di assurdità gratuita nei quali dei tizi random ci chiedono di fare una foto con noi oppure mi parlano in cinese a velocità supersonica e paradossalmente, quando cedo dieci anni della mia vita all’oblio per riuscire a pronunciare in modo convincente “io non parlo cinese”, parlano ancora più rapidamente.

Ieri finalmente è arrivato il momento di imbarcarsi sul volo per Chengdu insieme agli studenti diretti a Deyang, ed essendo praticamente gli unici occidentali nella sala d’attesa tutti ci fissavano. Una volta arrivati, abbiamo scoperto che i nostri insegnanti erano in ritardo di un’ora, per cui sono rimasta un bel po’ di tempo con i thailandesi che abitano nella mia stessa città e vi assicuro che il cinese non è niente in confronto alla loro parlata…alcuni suoni non sapevo nemmeno esistessero! Un’ora di autobus dopo eccoci a Xindu, dove ci sono venuti a prendere le nostre famiglie ospitanti. Momento imbarazzante nel quale, nonostante tutti i discorsi sul contatto fisico per i cinesi, la mama mi abbraccia e io comincio a blaterare in inglese. Didi, mio fratello (suona così strano) uno stangone di tredici anni ieri, quattordici oggi,  mi spiega che andremo a mangiare l’hotpot, e io tento di prepararmi mentalmente all’idea di questo tipico piatto del Sichuan tremendamente piccante che deve passare sulle mie papille gustative….e invece mi è piaciuto tantissimo! Per fortuna Baba, il padre ospitante che non parla inglese, ha deciso di comunicare tutto a gesti, e ogni volta che mangiamo qualcosa prima la prende lui e mi mostra come fare, poi se io ripeto nel modo giusto mi sorride soddisfatto.
La camera da letto è stata uno shock: è tutta un letto, che non è un letto. Praticamente è completamente ricoperta da un futon, dove io dormo, fatta eccezione per un angolino dove c’è in piccolo tavolo e per la superfice occupata dall’armadio, del quale un quarto è a mia disposizione. Ora però non lo trovo più così male e la vista è spettacolare.

Oggi siamo andati a vedere i panda, ed erano carinissimi! Uno ha anche fatto una capriola, e poi abbiamo visto quelli appena nati nelle incubatrici…posso morire in pace!
Grazie alla comunicazione a gesti so usare un po’ tutto in casa e mi sto adattando relativamente in fretta. Ci sono un sacco di cose da dire sulla Cina e su cosa non capisco ma penso che farò un altro post perché questo è già una cosa immensa.
Domani andiamo a nuotare nella piscina di fronte, didi me l’ha promesso, quindi vado a ripescare il costume dalla valigia, ciaooo!

P.s nel parco dei panda il mio nome cinese è stato deciso definitivamente: Wang Zai Xia, che c’entra qualcosa con i colori del tramonto ma non chiedetemi di più percjè non lo so!

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