Wednesday, 29 May 2013

Lacrime, pioggia e compleanni.

Oggi ho perso l'autobus e sono scoppiata a piangere.
Suona proprio stupido, soprattutto ora che l'ho scritto, ma è così. Tutto questo lasciarsi trascinare dalla corrente e prendere le cose come vengono mi sta facendo fare cose strane, sul serio.
Ad onor del vero va detto che io ho la lacrima facile, e che non vivo il pianto in maniera così negativa, anzi, per me è uno sfogo quasi necessario, e quando mi sento stressata o delusa mi basta un piantino e sono come nuova. Piangere è come ripulirsi da dentro, come passare la spazzola tra i nodi la mattina e scioglierli tutti in un colpo: fa male, ma a fin di bene. Certo però che cominciare la giornata in lacrime sotto la pioggia non è il massimo, ed ero quasi tentata di tornarmene a casa (tentata, il mio amore per la correttezza non me lo avrebbe permesso) o di sedermi per terra e aspettare un messo celeste. Poi a scuola ci sono arrivata, ma come ho fatto non ve lo dico, è un altro discorso e penso che se lo raccontassi perderebbe il sapore di benedizione che hanno avuto gli eventi stamattina. A volte credo davvero che ci sia qualcuno o qualcosa che mi da una mano quando sto per cadere.
Non ho individuato ancora bene il motivo della mia instabilità emotiva, ma sembra che si stia riflettendo in tutti gli aspetti della mia vita: addirittura il tempo è così variabile che non mi rendo nemmeno più conto se piove o se c'è il sole! Quindi chiamerò questo periodo "il periodo altalena". Tra l'altro le orientation del mio centro locale per me sono finite, ed è finito anche il doposcuola, nonché la maggior parte delle interrogazioni...quindi fondamentalmente fino a venerdì la mia vita si trovo in una fase di semi-stallo, una specie di ritorno alla vita preintercultura pur sapendo che ci sono dentro fino alle spalle (sì lo so, si dice collo, ma il mio collo ancora è fuori dall'acqua, lo so perchè non faccio altro che stenderlo per vedere più avanti o più indietro).
L'unica cosa davvero particolare è che oggi è il compleanno della mia meravigliosa unnie, che compie diciassette anni!!! Ultimamente mi sento in colpa perchè non le dedico abbastanza attenzioni, e non le dico quasi mai quanto mi mancherà, ma mi mancherà davvero tantissimo...quando siamo insieme mi sento a casa, non lo so spiegare. Spero davvero che il nostro legame non si indebolisca quando partirò, perchè anche se non credo che ci sentiremo così spesso vorrei che fosse come tra sorelle, un legame che non va ribadito, c'è e ci sarà per sempre...sono pazza? (lei direbbe di sì)

Guardate se non è bella! Auguri Unnie!!! (unnie=sorella maggiore)

Tuesday, 28 May 2013

What's my name?

Sto seriamente cercando di immergermi nell'atmosfera cinese: guardo una serie tv cinese su Babel (benedetto  quel canale ora e per sempre) ascolto musica cinese come se non ci fosse un domani, guardo video cinesi su youtube, mangio con le bacchette e bevo persino acqua calda. Sì. Acqua calda.
Tutto questo non sta servendo affatto ad acclimatarmi ad un'altra cultura, è impossibile che io riesca a farlo, ma mi sta aiutando a capire quanto potrà essere faticoso affrontare l'impatto con il nuovo paese. Già adesso, dopo un po' che guardo "Il destino del maestro di spada" con i sottotitoli, mi stanco, figurarsi quando  ogni singolo programma sarà in un altra lingua e molto probabilmente senza sottotitoli!
Sono sfinita solo a pensarci. Così sfinita che ultimamente mi addormento sul divano un giorno sì e l'altro pure...senza fare assolutamente niente!
Davvero, non so se sono così tranquilla che dormo perchè non ho niente da fare o se sono agitata e il mio cervello va in tilt.
In realtà lo stress c'è...per esempio oggi la cordinatrice di classe mi ha portato un fascicolo relativo alle norme della mia scuola per gli studenti che frequentano un anno all'estero e alle modalità di reinserimento: capitemi, non solo mi è venuta l'ansia notando che non avevo fatto nessuna delle cose necessarie per la partenza (per alcune si può rimediare, altre spero vengano insabbiate dai miei prof) ma anche un po' di nausea leggendo cosa dovrò fare quando tornerò. E non sono ancora partita.
Un'altra cosa che mi sta destabilizzando è non riuscire più a frenare la mia immaginazione che ogni giorno crea e distrugge famiglie ospitanti, scuole e nomi per la gioia di vedermi soffrire quando apro la posta elettronica e c'è il vuoto siderale.
Rendetevi conto che sono due giorni che mi chiedo quale sarà il mio nome cinese...
Comunque, mi solleva il fatto che presto incontrerò tutta l'altra gente nella mia stessa situazione, come si dice? Mal comune mezzo gaudio.
Ciao ciao!
Uno prima o poi ci deve fare l'abitudine!

P.S complimenti a Canada che dopo essersi dannato l'anima su una materia in cui matematicamente non avrebbe avuto il debito, ma a lui pareva di poterlo avere, ha scoperto che non ce l'avrà. Dai? Sai di essere un mezzo genio, sì, tu, proprio tu, te lo diceva anche una delle argentine! (Jada, il suo blog è a destra, passateci, non fate gli antipatici.)

P.P.S notate il pezzetto di poster dei Super Junior dietro di me nella foto. Notatelo! Fatto? Oh, siete dolci ad ascoltarmi! Grazie. Non l'avete fatto? Ah...ok...




Monday, 27 May 2013

CANADA 2

...ma quando mai ho deciso di chiamare gli altri exchange students con il nome del loro paese ospitante...ora ho troppi Canada.

Sunday, 26 May 2013

Vi dirò...

Vi dirò, avevo tante cose per la testa in questi giorni, così tante che non sapevo decidere cosa scrivere sul blog...perciò non ho scritto un bel niente.
Oggi prometto di recuperare, ma permettetemi di commentare un evento accaduto oggi che mi ha fatta davvero indignare: PSY (avanti, sapete chi è) ha cantato all'apertura del derby Roma-Lazio, o Lazio-Roma, per carità non mi si dica che faccio preferenze, ed è stato fischiato. Parecchio fischiato.
Ora, io non pretendo che tutti apprezzino PSY come cantante o che lo trovino simpatico come persona, ma ritengo il rispetto un valore fondamentale, valore che oggi i tifosi allo stadio non hanno messo in pratica. Va bene, lo sanno anche i bambini che l'ambiente del calcio italiano non è dei migliori, che esistono gli ultras, che alle partite c'è spesso confusione e che volano insulti, ma non per questo l'ignoranza e la maleducazione vanno ignorate.
"Quel cinese ciccione non merita rispetto." AH NO? Questo poi mi fa davvero imbestialire, menzionare la nazionalità di una persona (sbagliando peraltro, perchè PSY è coreano, anzi, sudcoreano) in maniera dispregiativa. Questo mi ha fatto venire in mente l'orientation di qualche sabato fa nella quale abbiamo parlato degli stereotipi. Io credo che gli stereotipi siano in una certa misura necessari per sopravvivere, perchè noi esseri umani abbiamo bisogno di dare un ordine alle cose, e quindi per esempio abbiamo bisogno di avere nella nostra testa un immagine del muratore "strndard" o della cameriera "standard", altrimenti se ogni volta dovessimo pensare a tutte le variabili collegate all'essere un muratore o una cameriera diventeremmo pazzi, poi però dobbiamo anche essere capaci di andare oltre! Se la nostra immagine del muratore è un omaccione abbronzato e sudato che può sollevarci da terra con un dito, dobbiamo anche essere pronti ad accettare che esistano muratori bassi e mingherlini. Se pensiamo alla cameriera come una ragazza relativamente giovane con un grembiule, dobbiamo comprendere che anche l'anziana signora in kimono che ci serve il tè a Sapporo è una cameriera. Chi non riesce ad effettuare il passaggio dallo stereotipo alla realtà, non funziona nel modo giusto.
Se per una persona i cinesi sono bassi e vendono cianfrusaglia a poco prezzo, e non riesce ad arrendersi al fatto che alcuni dei giocatori più alti dell NBA sono cinesi, questa persona si sta tagliando fuori dal mondo. Si sta mettendo i paraocchi, si sta tappando le orecchie facendo "lalalala non ti sento" come i bambini piccoli. Ma i bambini sono bambini, gli adulti dovrebbero essere in grado di affrontare il mondo. Una persona così è il candidato numero uno a diventare razzista: se i cinesi sono tutti bassi e vendono cianfrusaglie, e non è assolutamente vero che possono essere alti e giocare a basket, allora io posso insultare qualsiasi orientale chiamandolo cinese, perchè essere cinesi significa essere bassi (ma poi, che male c'è ad essere bassi?) e vendere cianfrusaglie. Un applauso per l'intelligenza, grazie.
Chiuso il capitolo PSY-ignoranza-razzismo, che mi rendo conto è anche abbastanza confuso, vorrei esultare con voi tutti (?) perchè mancano solo sette giorni al meeting di Roma con tutti gli exchange che andranno in Asia, solo due settimane alla fine della scuola e solo tre mesi alla partenza per la grande Cina. OH MAI GAD!
Io sto cercando di studiare cinese, ma suppongo che ben presto avrò bisogno di andare a caccia di aiutanti (corsi ce ne sono gran pochi) e vi giuro che sarei disposta a lavorare in uno dei ristoranti qui vicino se la ragazza gentilissima che lo gestisce mi desse lezioni di cinese in cambio...ma mi vergogno troppo per chiederlo e comunque romperei un sacco di bicchieri e scatole. Quella delle scatole era intesa in senso figurativo. Non si capiva vero?
Non ho ancora una famiglia, e nemmeno la città, nonostante ci siano state alcune fughe di notizie a riguardo, ovvero dei ragazzi che al momento si trovano in Cina e che hanno saputo dalle loro scuole che queste ospiteranno dei ragazzi italiani l'anno prossimo.
Poi? Ah sì, poi vorrei ringraziare Sweet Canada, un'altra ragazza del mio centro locale, che l'altro giorno ha portato due torte buonissime preparate da lei. SEI UN AMORE!!!
Parlando di centro locale, la prossima settimana mi perdo il loro weekend, perchè coincide con l'incontro a Roma e questo mi rende un po' triste...sono tutti dei ragazzi fantastici e sono sicura che la loro esperienza all'estero sarà bellissima, vorrei averli conosciuti meglio! (momento malinconia)
Direi che è tutto, cioè, volevo scrivere altre cose, ma nel frattempo me ne sono dimenticata, e quindi niente.
Ciao, alla prossima, fate i bravi!!!
Vi saluta anche questa cantante coreana proprio bellina, giusto per farvi capire che sì, mi piace la musica asiatica e gli asiatici, e no, non esistono solo i cinesi, per quanto io non veda l'ora di esserne circondata.

Wednesday, 22 May 2013

That you want to be canadian...

Ultimamente non so che mi è preso ma ho sempre voglia di scrivere...perdonatemi!
Oggi tocca a Canada. Siccome non gli ho chiesto il permesso di scrivere un post su di lui, lo chiamerò così.
Canada è un altro exchange student del mio centro locale (indovinate dova va?), che tra le altre cose frequenta pure la mia stessa scuola, quel luogo ameno senza soffitti che è il più antico liceo classico della mia città, e forse dell'Italia ma non vorrei dire cavolate. Comunque. Prima di iscrivermi a intercultura conoscevo Canada tramite un'amica in comune e il corso di teatro della scuola, ma per quanto avessi solo impressioni positive nei suoi confronti non andavo mai a cercarlo per parlarci, semplicemente perché gli argomenti a disposizione erano pochi e io a volte sono timida. Cioè, sono timida un po' a scatti e a riprese...mica sempre per fortuna. MA stiamo parlando di lui e non di me, giusto? Giusto.
Il punto di svolta è stato quando abbiamo affrontato entrambi le prime selezioni, che per intenderci consistono in un test psicologico e una visita in famiglia dopo le quali sei gentilmente pregato di compilare un fascicolo lungo come la Divina Commedia, scegliere il programma a cui vuoi partecipare e pregare il tuo Dio (o la tua scienza, o quel che vuoi) per essere assegnato ad uno dei programmi che hai scelto.
Persi in un mare di ragazzi e ragazze mai visti prima, o visti di sfuggita nei corridoi di non-so-dove o alla festa di non-so-chi è più che naturale cercare qualcuno che si conosce e accozzarcisi come se non ci fosse un domani. Alle prime selezioni le mie vittime sono state America, una ragazza del doposcuola che partirà con un'altra associazione, l'amica in comune di cui parlavo prima (è fortissima...ma ne parlerò se mi capiterà di descrivere la mia classe) e Canada per l'appunto. Di questi quattro solo lui ed io abbiamo deciso di continuare e così l'accozzamento è stato proprio totale da parte mia. Durante la compilazione dei fascicoli poco ci mancava che gli chiedessi di fare il resoconto completo di cosa aveva scritto! Per non parlare delle file in segreteria per ottenere pagelle, timbri, firme e chi più ne ha più ne metta.
Una cosa però è stata davvero importante: l'indecisione sia mia sia di Canada nello scegliere la lunghezza del programma. Sono stati giorni duri per me, un giorno decidevo per il mese, il giorno dopo per l'anno. Un giorno poi, stavo aspettando la mia volontaria, Svezia, una ragazza dolcissima, per la visita in famiglia, quando mi ha scritto un messaggio semi-minatorio che suonava tipo "tanto ti convinceranno per l'anno!" PAURA!
Adesso devo dargli ragione, mi hanno convinta! Eppure non è bastato il discorso della volontaria, perchè se non ci fosse stato Canada a spingermi alla decisione, e io non avessi cercato di spingerlo a mia volta, magari avrei messo "estivo Cina" e adesso durante gli incontri guarderei con invidia quelli che hanno scelto l'anno.
Canada, sei stato determinante, sappilo.
Una cosa non gliel'ho detta, che mi pareva molto più pronto e adatto lui quando ci chiedevamo cosa fosse meglio fare, e anche se alla fine materialmente l'anno l'ho selezionato per prima, io lo vedevo come se avesse già capito e deciso da sempre e mi chiedevo se fosse realmente così confuso...cioè, per me non c'erano dubbi, ce la poteva fare!!!
Adesso conosco altra gente del centro locale  e non vedo l'ora di incontrare gli altri fumati che partiranno per la Cina con me, ma lui rimane la persona che credo capisca meglio cosa provo nei confronti di questa esperienza, ora. Se non altro perché frequentiamo la stessa scuola, se non altro perché c'era all'inizio e c'è ancora, se non altro perché so (o penso di sapere?) che non gli do fastidio, che va bene anche a lui di condividere quello che succede con me. Intercultura anche questo fa: accelera i tempi per fidarsi di una persona.
Io mi fido di Canada, e sono super sicura che vivrà il suo anno al top. Mi fa un po' ridere dire cose come "al top" ma è questo che penso.
Do you want to be canadian?

Tuesday, 21 May 2013

I professori.

AVVERTENZA: questo port potrebbe sembrare frutto della mente di un'adulatrice, invece no. Giuro.
Però tra tutte le persone che ruotano intorno a quest'esperienza ci sono anche i professori, e devo dire che i miei si stanno dimostrando davvero delle persone degne di stima. Dei grandi. Non mi mettono i bastoni fra le ruote, né si lamentano della mia scelta e del fatto che con me in Cina avranno del lavoro in più da fare. Persino la professoressa di latino, che all'inizio sembrava contraria, dopo aver saputo della destinazione ha sempre un sorriso quando parla del prossimo anno con me. Il professore di storia e filosofia, nonostante quando gli ho comunicato che sarei partita fosse il giorno prima del suo matrimonio, mi ha fatto un piccolo discorso e mi ha stretto la mano. La professoressa di scienze si è complimentata con mia madre per il coraggio (e veramente mia madre è una donna coraggiosa, più di me), quello di religione, un Don, ogni tanto si gira verso di me e si tira gli occhi per sembrare asiatico!
Quando ho chiesto alla professoressa di italiano di farmi da tutor, poi, mi ha spiazzata dicendomi "Ma certo...guarda che io mi diverto!" Divertirsi? Dovrà starmi ad ascoltare mentre le racconto di tutto quello che faccio o non faccio e assicurarsi che io non perda troppo programma...ma va beh!
La professoressa di arte, l' ultima a sapere, mi ha dato la sua benedizione senza nemmeno considerare il fatto che io, stupida, l'avevo involontariamente tenuta all'oscuro per più di metà anno...idem per la prof di educazione fisica.
Infine, matematica. Questo è stato un anno difficile per tutta la classe nelle sue materie, un anno a dir poco turbolento e a tratti amaro...avrebbe potuto disinteressarsi della mia situazione, visto come tirava il vento, invece si è dimostrata una delle più entusiaste (mai quanto quella di inglese, che era quasi più felice di me, che dolce!) ed ha persino proposto di farmi parlare con suo figlio, che sta frequentando l'anno negli Stati Uniti, e persino di filmare gli esperimenti di fisica dell'anno prossimo per mandarmeli!
Insomma, ci metterò una vita per ringraziare tutte le persone che mi stanno aiutando a vivere questo giorno, ma oggi tocca ai professori, e così sia: Grazie, grazie di cuore.
Arrivederci da parte di una studentessa grata ma non adulatrice. Giuro.

Monday, 20 May 2013

vi ho già detto Cina?

Ciao!
Che partenza sottotono oggi...la verità è che non ci sono novità, tranne il fatto che la mia professoressa di italiano ha accettato di farmi da tutor per l'anno prossimo, e io ringrazio il cielo (è la persona più organizzata e metodica che conosca). In realtà di nuovo c'è anche la mia strana ripresa in matematica, una delle materie più ostiche per me! Per questo devo ringraziare le ripetizioni delle mie compagne di classe, che sono meravigliose, posso dirlo? Posso dirlo.
Avendo liquidato queste notizie miserelle, direi di passare all'argomento a cui avevo pensato quando ho deciso di scrivere questo post: il mio costante tentativo di essere già in Cina. Ok, detto così non si capisce niente, LO SO, ma lasciatemi spiegare meglio.
So che non posso partire domani, e che comunque non sarei ancora pronta...o almeno, la maggior parte di me lo sa, ma poi c'è sempre l'altra parte che invece si ostina a dire il contrario, ed eccomi qui, a passare interi pomeriggi a guardare video sulla Cina, ascoltare l'inno cinese, stalkerare exchanger in Cina, fare shopping pensando solo a cosa mi potrebbe servire in Cina etc. etc. CINA. In caso non l'aveste letto abbastanza nelle ultime due righe.
Un ragazzo della mia scuola che andrà in Canada ogni tanto mi dice per prendermi in giro (suppongo che sia per prendermi in giro) che "Cina" non è la risposta ad ogni domanda. Beh quasi. Se la domanda è "a cosa pensi?" la risposta sarà "Cina" nel 90% dei casi. Nel restante 10% cibo, credo. Mi piace mangiare.
Tra l'altro, Cina. Sì, cioè, Cina.
Le cose sono due: o io impazzisco prima di partire e mando tutto a quel paese o mi carico così tanto che una volta là dovranno incatenarmi o non mi siederò un secondo. Chissà cosa farò quando ce l'avrò sotto i piedi, questa benedetta Cina, e non sarà più Cina, e nemmeno China, ma 中国 (zhong guo).Boh. Rinchiudetemi. Anzi, liberatemi. Datemi le ali che mi avete promesso e fatemi volare, se ci saranno delle tempeste e mi bagnerò, se perderò la strada e mi sentirò disorientata, quelli sono affari miei: intanto avrò volato.
Vi saluto già, vado a perdere la mia vita approfondendo la mia cotta per il ragazzo che mette video-lezioni di cinese su YouTube. Lo adoro!
p.s CINAAAA.

Friday, 17 May 2013

Vivere e Sopravvivere

Vivere e sopravvivere sono due cose diverse. Sono due cose nettamente diverse. Io in questo momento sto sopravvivendo alla scuola, come un naufrago aggrappato ad un'asse di legno, spero solo che la prossima onda non mi rovesci fino a che non avrò toccato terra. Certo, se ci riesco studio, ma il problema è proprio quel "se" che mi lascia in balia della, perdonatemi il termine, famosa botta di culo.
Comunque, se si trattasse solo della scuola non sarei così preoccupata, mi sono impegnata parecchio negli scorsi mesi e grosse sorprese non dovrebbero essercene, ma si sa, meno si fa e meno si farebbe, ed ecco qui la ragazza "coraggiosa" che va in Cina abbandonare completamente lo studio del cinese appena novantotto giorni prima della partenza (in teoria). Ottima mossa Elisa, ottima mossa davvero.
Sono così impegnata a cercare di mantenere un minimo di stabilità emotiva che mi lascio trascinare da tutto il resto e fluttuo da un posto all'altro senza nemmeno rendermene conto. Non vedo l'ora che finisca la scuola semplicemente per poterla spuntare dalla lista delle cose di cui mi devo occupare...neppure per un secondo penso di voler fermare il tempo: non avrebbe senso ormai, la mia vita è lanciata ai mille all'ora verso agosto e la partenza. Dentro di me so che rimpiangerò molte cose, e che forse una notte nella mia nuova casa mi ritroverò a pensare alla bidella che apriva i cancelli in anticipo quando pioveva, o alle scale del mio condominio, o al casino che fanno i miei compagni di classe al cambio dell'ora e probabilmente ne sentirò la mancanza, ma perché questo dovrebbe frenarmi io proprio non lo so. Gli arrivederci fanno parte della vita, gli arrivederci faranno sicuramente parte di questa esperienza, e non c'è motivo per cui dovrei averne paura. Non è un addio, è un piccolo nodo nel cuore che a volte può fare male e stringersi e tirare, ma è un nodo che ti tiene legato a tutto quello che hai lasciato indietro. Io sono grata ai nodi della nostalgia.
Detto ciò, forse essere trascinata un po' dagli eventi mi farà bene. Forse ho qualche radice secca che si aggrappava troppo al terreno e questo stato di mutamento continuo mi aiuterà a tagliarla per affrontare meglio "il salto". Bello...mi piace chiamare quest'esperienza il Salto, suona appropriato per ora. Dico per ora perché tutto quello che c'è dopo la partenza è ancora un mistero, quindi vedremo se si tratterà di saltare oppure non so, di ballare.
Scusate, lo so, sto scrivendo un sacco di scemenze e ho scritto male, ma questo post l'ho buttato giù di getto, è più uno sfogo che un pensiero coerente, quindi vi prego, accettatelo così.
bye bye!

Tuesday, 14 May 2013

Scegli me! Scegli me!

Avete presente quando entrate in un canile e tutti i cani cominciano ad abbaiare e saltare contemporaneamente, facendo un gran baccano, cercando di attirare la vostra attenzione? Certo, ci sono anche quei cagnolini che ti guardano con aria afflitta standosene seduti al loro posto, e alcuni (pochi) che non vi considerano neanche. 
Ma ora provate ad immaginare al posto delle solite reti che dividono i cani da voi e voi dai cani, delle pareti di cartongesso. 
Entrate nel canile, e non vedete nient'altro che pareti bianche, magari con qualche cartellino e qualche foto appesi qua e là. Appena fate un passo però gli animali cominciano a latrare e uggiolare, e sentite delle zampe raspare, tutto questo senza poterli vedere. 
I cani dietro alle pareti siamo noi, gli studenti che stanno aspettando una famiglia ospitante. Chi è nella mia situazione lo sa, non importa cosa stai facendo, di cosa stai parlando e con chi ne stai parlando, la famiglia è un pensiero costante che scivola avanti e indietro tra gli spiragli dei discorsi e dei pensieri di ogni giorno, ma non puoi fare assolutamente niente per accelerare il processo, e anche se ti agiti non cambia niente perché i tuoi genitori ospitanti ti sceglieranno in base ad un paio di foto e una pila di fogli che ti hanno fatto dannare per un mese buono quando hai dovuto compilarli.
Io personalmente cerco di non pensarci, perché so bene che potrei essere abbinata a una famiglia anche solo quindici giorni prima della partenza, ma a volte vorrei davvero uggiolare. Vorrei urlare "scegliete me!" e vorrei che qualcuno mi sentisse e rispondesse.
Il punto è che la famiglia è il secondo nodo centrale di quest'esperienza: il primo è sapere se si è stati accettati e per quale programma, il che significa un'interminabile attesa costellata di incoraggiamenti, piccole fughe di notizie e il controllo maniacale della posta. Una volta chiamati dal proprio volontario c'è tempo per un breve periodo di euforia, che per me è durato fino alla prima orientation (incontri settimanali sviluppati per prepararci al...grande salto?) . Poi subentra la questione della famiglia. A partire da chi ti ospiterà saprai la città in cui vivrai, la scuola, con che tipo di persone vivrai per un anno, se tutto va bene. Spero davvero di capitare in una bella famiglia, ma ogni volta che provo a immaginarla lascio perdere. Non voglio crearmi aspettative, non perché io abbia paura di essere delusa (delusa da chi? da cosa?) ma perchè semplicemente so che da qualche parte esiste questa famiglia che mi sceglierà, e se devo immaginarli, voglio farlo con dei nomi e delle descrizioni. Non ha senso adesso domandarmi se avrò un fratello o una sorella, se vivrò con i nonni oppure no. Però vi prego, vi prego, abbinatemi ad una famiglia perchè se la mia testa continua a svolazzare al di sopra dell'Italia rischio di perdermi gli ultimi mesi che mi rimangono prima della partenza a fantasticare...

Monday, 13 May 2013

Mi presento?

"Leggendo qualche stralcio dai blog di altri exchange students...leggo me stessa. Leggo le reazioni degli amici, e sono le stesse dei miei, leggo le sensazioni, e le sento dentro, leggo delle orientations e, rivedo quello che ho fatto ieri, il sabato precedente e quello prima ancora. 
Con quanti occhi diversi si può arrivare alle stesse conclusioni? Quanti fili mi legano a questi ragazzi che non ho mai visto, con i quali non ho mai nemmeno parlato? 
Il mondo è grande e piccolo insieme: grande perché non finisci mai di scoprirlo, piccolo perchè ovunque andrai negli occhi degli altri vedrai riflessa le stessa persona: tu."
Ieri ho scritto questo stato, e ho pensato che sarebbe stato adatto come primo post per il mio neonato blog. 
Non so presentarmi, se non dicendo il mio nome: Elisa. Per ora di nome ne ho solo uno, ma a partire da Agosto di quest'anno potrebbe non essere l'unico. Potrei ripresentarmi con un nome cinese, e potrei dirvi che vivo in una città a millemila chilometri da dove vivo ora, e che sto indossando la divisa della mia nuova scuola.
Per adesso però sono solo Elisa, e sto aspettando di partire per un programma annuale in Cina, come exchange student.
Di questo scriverò nel blog, che si chiama così proprio perché la peonia è il fiore nazionale cinese, e perché la parola "peonia" ha un suono così dolce...
All'inizio non volevo crearlo. Pensavo che comunque ne esistevano già tanti, che non avrei avuto la pazienza di starci dietro. Poi però andando avanti ho capito che ne avevo bisogno io, perché il viaggio è già iniziato mesi prima di mettere piede in aeroporto e io ho tante sensazioni da districare dentro di me, come quando metti due collanine in un sacchetto e si attorcigliano l'una all'altra e sai che quando finalmente le separerai e potrai indossarle sarai finalmente soddisfatta.
Certo è che, ancora una volta, senza i miei amici non ci avrei nemmeno provato. Gli amici...fino ad ora ho sempre contato sulla mia famiglia, e a volte mi sono comportata da lupo solitario...sì, volevo bene a tutti ma non mi affidavo a nessuno, questa esperienza però sta cambiando tutto: fin da quando mi sono iscritta ad Intercultura ho avuto bisogno di chiedere, chiedere e ancora chiedere. "Cosa hai scritto qui?" "A chi devo dare il modulo?" "Ci sarai agli incontri?" "Hai già la famiglia?" "Mi aiuti per favore?"
Sì, adesso sto imparando a tenermi stretta i miei amici e a lasciarmi stringere da loro, e ho fatto spazio nel mio cuore per tutti quelli che verranno. Adesso magari sono una foto su facebook, ma domani chissà, magari andremo a scuola insieme...
Accidenti, sto facendo così tanti errori di battitura che potrei scrivere un libro con tutte le lettere in più che devo cancellare, quindi vi (mi?) auguro buonanotte e ...spero di poter portare avanti questo blog.
Wan an!