Friday, 26 July 2013

Zampe di anatra, scarpe da ginnastica e colletti di tulle.

Che connessione hanno queste tre cose tra di loro? Niente...ma per me  rappresentano oggi, ieri e l'altro ieri. Adesso vi spiego.

Zampe di anatra

L'altro ieri Ayi mi ha invitata a casa sua per cena, una tipica cena cinese a base di...pizza. Ok, non c'era solo la pizza, c'erano anche cetrioli in agrodolce davvero buonissimi e dei pomodori che per essere mangiati hanno richiesto tutta la mia esperienza e tecnica in fatto di bachette, e vi giuro che non vi rendete conto di quanto siano scivolosi i pomodori finchè non provate a mangiarli coi bastoncini e, dulcis in fundo, zampe di anatra.
 In realtà non erano proprio in fundo, volendo contare il melone come dessert, ma io non l'ho mangiato e dunque....torniamo a noi. Zampe di anatra. Non avevo idea di come mangiarle, e soprattutto non hanno un'aria particolarmente invitante per una che alla voce "invitante" ha una bella fetta di torta al cioccolato, però ho pensato "prima o poi mi tocca" e quindi ne ho presa una.
La figlia di Ayi si è messa a spiegarmi come cercare il legamento per staccare le falangi coi denti e poi succhiare via la carne attaccata all'osso, ma io niente, ero e sono tuttora impeditissima: prima non trovavo il punto giusto e ho dovuto usare le mani, poi non riuscivo a raschiare (?) via la pelle e sputare l'ossicino, poi quando ci sono riuscita mi sono fermata a guardare il resto della zampa per cinque minuti buoni...insomma mi ci vorrà allenamento. Parecchio allenamento.
Dopo cena abbiamo guardato un po' di televisione in cinese (inutile dire che ho capito una parola su cento) e mi è venuto un po' di magone, pensando che tra poco quelli che per me sono programmi e pubblicità strani saranno la normalità.

Scarpe da ginnastica.

Ieri invece mia mamma mi ha portata a comprare delle scarpe da ginnastica un po' resistenti e mi sono accorta di quanto il mio cervello sia già molto meno in Italia di quanto lo sia il mio corpo. La scelta era tra un paio di scarpe da running bianche e rosa che, a proposito di anatre, mi facevano sembrare uno strano animale coi piedi palmati, ma così comode che sembra di camminare sulle nuvole, oppure un paio grigio e lilla, meno comode ma sicuramente più belle. Stavo per scegliere quelle quando mi è tornata in mente la ragazza veronese che è stata in Cina quest'anno che, parlandomi della vita là mi diceva "ad un certo punto non te ne fregherà più nulla...uscirai in pigiama, tanto la gente lo fa..." e così ho rimesso le scarpe paperose, ho starnazzato un po' e ho deciso che è meglio somigliare ad un ornitorinco ma camminare bene che avere un bell'aspetto ma stare scomodi. Che poi gli ornitorinchi sono fighi.

Colletti di tulle.

Oggi ho visto per l'ultima volta di quest'anno Angela, la commessa italiana del negozio. Quando sono entrata non dico che mi venisse da piangere ma ho sentito un groppo in gola. Già io non faccio fatica ad affezionarmi, in più lei è davvero simpatica, dolce e disponibile e abbiamo passato parecchi pomeriggi fianco a fianco ormai, chiacchierando di tutto e di niente. Appena ho messo piede in negozio però lei è corsa in bagno e mi ha lasciata alla cassa, e io ci sono un po' rimasta perchè, beh, non l'aveva mai fatto prima! Ho capito il motivo solo quando è tornata con un pacchetto in mano, e dentro c'era una delle magliette nuove che Ayi aveva portato giovedì, in jeans chiaro con un colletto di tulle ricoperto quasi interamente da un ricamo di perline. Una cosa veramente da bambolina, davvero, e io nei giorni precedenti non avevo fatto altro che guardarla con i cuoricini al posto degli occhi mentre lei diceva "Che brutta! Come fa a piacerti una cosa così?!?" Non volevo che la comprassi, si è giustificata alzando le spalle, perchè volevo regalartela io per il compleanno.
Come faccio a non volerle bene? Eppure anche ammettendo che io la vada a trovare appena sarò di nuovo in Italia, passeranno almeno undici mesi prima che ci rivediamo. Assurdo che io me ne randa conto solo ora...devo ricordarmi di ringraziarla per essere stata un'amica e un po' una confidente. Ricordatemelo!

Manca un minuto a mezzanotte e ho sonno.

Chissà quanti strafalcioni ho fatto in questo post lunghissimo...spero mi perdonerete. Adesso devo andare a dormire, o domani non riuscirò a svegliarmi in tempo per andare al mercato...buonanotte!



Sunday, 21 July 2013

Firenze, con la "e" aperta.

Innanzitutto, vorrei fare una considerazione: sono così abituata a veder prendere in giro la parlata toscana che mi ero dimenticata di una cosa fondamentale, ovvero che i toscani parlano davvero così, con meno "c" e più "codesto".
Fortunatamente sono tornata ieri da Firenze, e quindi ora ho bene in mente come stanno le cose. Però non è della città che voglio parlare, no, quella ve la andate a visitare, che è pure bella, ma di Dafne.
Dafne altri non è che l'autrice di Sitting on an Aoi bench (http://aoibench.blogspot.it/) e della mia fanfiction preferita in assoluto, Seoul Chronicles (http://www.efpfanfic.net/viewstoryv.php?sid=1295788) nonché, e sono particolarmente fiera e grata di dirlo, una delle mie migliori amiche, una di quelle che quando ero in dubbio se andarmene per un anno oppure no mi ha dato la sicurezza per poter decidere.
Se mi sono messa su un treno diretto a Firenze, è per vedere lei. Dovevo farlo, anche perché se poteste gentilmente dare un'occhiata al suo blog, scoprireste che sta per partire per il Giappone per dieci mesi.
Adesso sembra così strano...ci siamo conosciute per caso, grazie al kpop, ma in un qualche modo le nostre vite hanno preso una direzione così simile che...non lo so...non potevo non vederla.
Se posso darvi un consiglio, fatelo ogni tanto un colpo di testa così. Prendetelo un treno per andare a trovare un amico distante, nel mio caso si è risolto in due giorni bellissimi, allegri e pieni di risate.
A casa sua si respirava proprio aria di casa (e di musica coreana, dato che bene o male tutta la famiglia la ascolta) e lei...lei è una persona così bella! Bella in ogni senso.  Poterla abbracciare, guardare il video che la sua famiglia ospitante le ha mandato, farmi portare a spasso per la città,  è stato qualcosa di stupendo, adesso so che dovevo farlo e basta.
Poi quando dico allegri e pieni di risate intendo che ho seriamente rischiato di perdere la mascella dal ridere in più di una occasione!
Poi penso, e gliel'ho già detto, che quando torneremo avrò bisogno di lei. Perché saremo passate per la stessa esperienza, anche se in paesi diversi, e questo è tanto importante. Persino adesso, con l'ansia per la partenza e tutto, mi viene spontaneo rivolgermi a lei, perchè sì, perchè mi capisce.
Non so, ho scritto delle cose un po' a caso, il caldo mi confonde: in sostanza voglio bene a quella ragazza, abbiamo passato due bei giorni, e la lontananza può essere sconfitta (?)
Tra l'altro, Firenze è piena di asiatici, ho chiesto ad una ragazza cinese se era cinese, in cinese (cinesception) e c'è Naruto sulla lemon soda. Ho le prove.

Sunday, 14 July 2013

Scrivere a passo di danza.

Dal momento che la mia mamma ospitante non mi risponde da un po', non ho aggiornamenti in quel senso, e quindi credo di poter scrivere un po' a caso, no?
Siccome credo che buttarsi avanti con lo studio degli ideogrammi (che poi il mio libro chiama caratteri, dato che si sono evoluti etc.etc.) ho cominciato a scrivere un po' di più. L'altro giorno Ayi ha detto a suo figlio minore che avrebbe dovuto fare lo stesso e così ci siamo seduti vicini, io e questo bambino di nove anni che è più o meno al mio livello, e abbiamo cominciato a scrivere grazie. Il carattere per grazie ha dodici tratti, da ripetere due volte, ed il modo migliore per impararli è scriverli tutti in fila: il primo da solo, poi il primo e il secondo, poi il primo il secondo e il terzo, e così via. Non si può partire a casaccio, esiste un ordine preciso da rispettare, e se sbagli, meglio ricominciare.
Così, spalla a spalla con il figlio di Ayi, contavamo i tratti: uno, due, tre, -ci sei?- quattro, cinque -oh no, ho sbagliato!- -ricominciamo...- uno, due, tre, quattro...
Alla fine la tua mano trova il ritmo e si mette a ballare sulla carta, da destra a sinistra, dall'alto in basso, non devi nemmeno più pensarci, le tue dita sanno dove andare...quasi sempre.
Questo è quello che mi piace di più della scrittura cinese: è una danza, precisa, sistematica, ma anche elegante e armoniosa, e più la provi più diventa fluida.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, ecco: grazie, la mia parola preferita.

Tuesday, 9 July 2013

Il battesimo da laowai.

L'altro giorno il figlio della titolare del negozio ha compiuto nove anni, e da paciocchino qual'è mi ha invitata. Anche se per trovare il posto della festa mi sono dovuta far recuperare dalla sorella, alla fine ci sono arrivata e BAM gli altri due bambini italiani ed io eravamo una minoranza etnica.
Ero praticamente circondata da bambini cinesi, ed ero assolutamente in brodo di giuggiole. 
All'inizio non sapevo come comportarmi e me ne sono stata seduta lì aspettando di ricevere ordini da Ayi, e azzardandomi anche ad uscire dal terreno sicuro degli orsetti di gomma per assaggiare qualche snack molto meno italiano, anche se non saprei dire esattamente cosa ho mangiato perchè ho deciso di tentare la famosa tecnica millenaria del "chiudi e gli occhi e butta giù" per quanto in realtà dubito fortemente che ci fosse qualcosa di strano in tavola. Era solo una prova...
Poi ad un certo punto mi si sono avvicinate due ragazzine, la più grande ha cominciato a chiedermi cosa sapevo di cinese e provava a tradurmi cosa dicevano gli altri. Sono stata felice di poter parlare con loro, e alla fine della giornata mi abbracciavano pure, però rimanevano due su, quanti, venti?
La svolta è stata quando la figlia di Ayi ha deciso di giocare a pallavolo, poi dalla pallavolo sono passata al "calcio" e poi al frisbee e senza nemmeno rendermene conto stavo chiacchierando anche con i più piccoli. Wow!
La cosa che mi è rimasta in testa però è che ad un certo punto uno dei bambini con i quali stavo giocando, non sapendo il mio nome e volendo attirare la mia attenzione, mi ha chiamata laowai.
Sinceramente ho un po' di confusione riguardo il termine laowai, che significa straniero, perchè non si capisce bene se sia dispregiativo o meno...fatto sta che, a quanto dicono quelli che ci sono passati, viene usata praticamente da tutti.
Sapevo quindi che presto o tardi mi sarei sentita chiamare così ma è stato strano comunque. (anche perchè sono ancora in Italia, voglio dire..). 
Quel bambino però mi ha dato una bella sveglia in un certo senso. Ha ragione lui, io sono una laowai, e non c'è modo in cui possa nasconderlo. Alla fine dei dieci mesi che mi aspettano, sarò comunque laowai. Il mio status sarà diverso da quello dei miei coetanei, per quanto io mi possa integrare, ed è meglio che io ci faccia il callo.
Mi è dispiaciuto andarmene, la festa è stata bella e alla fine mi sentivo a mio agio. Mi piaceva soprattutto sentire ragazzi e bambini che si chiamavano a vicenda "sorellina" "fratellino" "sorellona" e "fratellone"...sì, può sembrare un po' forzato ora che lo scrivo qui, ma vi assicuro che non lo era. Non c'era distinzione tra familiare e amico, ed era bello.
Adesso sto scrivendo cose un po' random quindi...ciao eh!
Ci si vede!
la Laowai che va in Cina.

Sunday, 7 July 2013

Mi mancherà di te.

Delle persone che mi mancheranno il prossimo anno, quella che mi mancherà più di tutte è mia mamma.
Mi mancherà il tè che beve la mattina, e le sue vestaglie colorate.
Mi mancherà il modo in cui parla alla nostra micia quando la coccola.
Mi mancherà il modo nel quale, alla fine di un litigio, mi dice "e allora fai come vuoi" quando sappiamo entrambe che non devo farlo.
Mi mancherà il modo in cui ride più con gli occhi che col cuore.
Mi mancheranno i suoi capelli rossi raccolti e la sua pelle profumata.
Mi mancherà l'odore del caffè che beve, con la panna e tanto zucchero.
Mi mancheranno i suoi messaggi sul cellulare, che di solito dicono solo "ok".
Mi mancherà il suo sorriso quando stasera cullavo la gatta come se fosse un bambino piccolo.
Mi mancherà il fatto che quando perdo qualcosa lei lo trova sempre e poi me lo mostra chiedendomi "e questo cos'è?"
Mi mancherà il profondo senso del rispetto che ha per gli altri e per sé stessa.
Mi mancherà il suo farsi in quattro per fare sempre un piccolo pensierino a tutti sotto Natale, o Pasqua, o per l'estate.
Mi mancheranno i suoi occhi grandi, e il loro sguardo intenso.
Mi mancherà scacciarla dal computer quando lo usa lei, e il modo in cui sbuffa ogni volta che lo faccio.
Mi mancheranno le sue carezze, ma anche i suoi rimproveri.
Mi mancherà la sua eleganza, che c'è sempre, anche quando è in jeans e maglietta.
Mi mancherà il suo amore per le cose carine, e per la natura.
Mi mancherà il suo impegno quando mette in ordine e pulisce.
Mi mancherà il modo in cui si scalda quando la nonna non la ascolta.
Mi mancherà il modo in cui a volte sembra una ragazzina.
Mi mancherà quando si avvicina mentre guardo la televisione per vedere anche lei, ma se le chiedo di sedersi va via, perché ha da fare.
Mi mancherà la sua voce quando parla al telefono in un'altra stanza.
Mi mancherà il suo cambiare continuamente stazione radiofonica quando siamo in macchina, e se si stufa mi chiede di "fare la deejay".
Mi mancherà il suo sostenermi sempre e comunque, come quando le ho detto che mi avevano presa per l'anno in Cina e lei ha pianto, perché lo so che ha pianto, ma quando sono tornata a casa mi ha sorriso con gli occhi lucidi ed era contenta per davvero.
Mi mancherà la sua indipendenza, e mi mancherà la sua lealtà.
Mi mancheranno i suoi abbracci caldi e freschi nello stesso momento.
Mi mancherà il modo in cui sembra non invecchiare mai, ma diventare solo saggia.
Mi manca come in realtà abbia ancora la facoltà di meravigliarsi come una bambina.
Mi mancherà  la sua falcata lunga, il suo amore per la puntualità.
Mi mancherà il modo in cui a volte mi guarda e mi dice che non sono normale.
Mi mancherà la sua forza.
Mi mancherà il suo coraggio.
Mi mancherà la sua passione.
Mi mancherà la sua generosità.
Per quanto lei sia sempre con me, dentro di me, nel mio cuore e nei miei pensieri, per quanto la mia stessa essenza incerta da adolescente sia in buona parte frutto del suo esempio e del suo amore, mi mancherà.
E mi mancherà perché le voglio più bene di quanto qualsiasi distanza al mondo possa misurare.

Wednesday, 3 July 2013

Un braccialetto che sarà un'ancora.

Ieri sono uscita a mangiare una macedonia in centro con una mia compagna di classe. Lei, che era anche una delle due rappresentanti, mi aveva chiesto di vederci perchè non sapeva se avrebbe fatto in tempo a salutarmi prima della partenza, e io sono stata davvero felice di accettare. Mi ha veramente fatto piacere, anche perchè quest'anno siamo state compagne di banco e ho avuto modo di scoprire quanto dolce, divertente, e non esattamente a piombo fosse (no dai, scherzo...però gaudio, libido libido, gaudio non è proprio da persone normali, eh XD).
Insomma abbiamo parlato un po', io mi sono sentita in imbarazzo a camminare accanto a lei, che già sembrava un biscottino alla cannella, mentre io ho il colorito di una ricotta, ho fangirlato sul fatto che vicino alla mia città ospitante ci siano i panda, e poi,quando sedute all'ombra di una statua abbiamo finito il bicchierone pieno di frutta che vendono in piazza Erbe, ci siamo incamminate verso la mia fermata dell'autobus. A quel punto mi ha dato un pacchettino e un biglietto dolcissimo...non vi dirò cosa c'era scritto, ma rileggendolo mi sono commossa. Dentro il pacchettino c'era un braccialetto fatto da lei, simile a quello che ha già per sé, ma verde scuro anziché nero.
Pare quasi che abbia risposto all'appello del post sui cespugli che rotolano, e abbia annodato il bracciale così stretto perchè io possa usarlo come ormeggio quando mi troverò nel mare in tempesta della lontananza da tutto e da tutti...le sono immensamente grata.
Adesso ho un amuleto in più per proteggermi dalla nostalgia, e potrò tenerlo vicino al cuore nei momenti di bisogno.
Non mi importa di suonare infantile o melensa, vorrei davvero ringraziare la mia amica mille volte, e mille volte ancora, e mille ancora, perché è come se stessi cercando di mettere in equilibrio i piatti di una bilancia, quello della Cina e quello dell'Italia, ma il primo stava cominciando a pesare tanto più del secondo: ora ho appoggiato il suo regalo sul piatto dell'Italia, e anche se la bilancia oscilla, so che si sistemerà meglio.
Grazie mille Ali.
p.s gaudio.