Tuesday, 11 June 2013

Family Shop.

Ultimamente non sto scrivendo molto, ma ho una scusa. Una bella scusa, se permettete, una scusa coi fiocchi: do una mano in un negozio in cambio di lezioni di cinese.
Ad alcuni non sembra una mossa furba, e mi chiedono cosa vada a farci se non mi pagano. Persino mia madre mi chiede se mi convenga davvero, ma a me va bene così.
Innanzitutto non voglio che lei paghi ancora per il mio anno all'estero, ogni giorno è una nuova spesa, vuoi perché mi mancano i pantaloni, vuoi perché devo spedire una lettera; secondariamente, io mi trovo bene al negozio, la proprietaria è una signora cinese(signora...ma non ha età!) simpatica, ha preso a cuore la mia richiesta, e spesso sogno di trovare una mamma ospitante con il suo carattere dolce e sbarazzino, e anche i suoi figli sono ragazzi divertenti: sua figlia, mia coetanea, è davvero...forte! Mentre il più piccolo è totalmente fuori di testa, ma mi ci sono affezionata prima di subito. C'è anche un'altra ragazza che lavora con loro, un angelo, non scherzo, (anzi, la chiamerò Angela!) sempre disponibile nonostante io sia un'imbranata devastante.
Inoltre credo di star imparando molto di più ascoltando la proprietaria (chiamiamola Ayi per semplificare) mentre parla con i figli, o cercando di capire cosa mi vuole dire quando si rivolge a me (e vi assicuro che a volte mi arrampico sfacciatamente sugli specchi) rispetto a tutte quelle lezioni sui libri che forse  non sono ancora pronta ad affrontare.
La cosa di cui vado più fiera è riuscire a scambiare brevi frasi in cinese prima di andarmene, dicendole a che ora tornerò, se domani ci sarò...e poi naturalmente ci sono le costruzioni che sto imparando giorno per giorno! A volte, quando ci sono pochi clienti, Ayi mi prende da parte, mi insegna un'espressione, una nuova parola o una nuova costruzione e mi dice "adesso fai una frase", poi va via, e io, con il limitatissimo vocabolario di cui dispongo, macino le corsie del negozio dannandomi per mettere insieme una frase. Questa è la vera differenza probabilmente, il fatto che parlare direttamente con una persona mi costringe a pensare ora, subito, di più. Su un libro non c'è l'urgenza di sapere dove devo appendere un gancio o se devo tirare fuori le merci dal magazzino, posso prendermi il mio tempo e cercare sul vocabolario o su internet, ma chi nella vita reale è disposto a sostenere una conversazione interrotta da pause interminabili per trovare una parola?
L'importante è capire e farsi capire. Se poi non faccio errori, Ayi é contenta ed esclama "Dui le!" e allora sono contenta anche io e mi butto su una frase più complicata.
Davvero, se anche mi offrissero dei soldi per quel poco che faccio in negozio, forse non li accetterei: io, che sono ancora "orfana", come dicono sul gruppo di AFS, qui ho trovato una specie di prototipo di famiglia ospitante, con la mamma, i fratelli, e anche la "volontaria", se Angela mi passa il termine!
Naturalmente la difficoltà nell'interagire con loro non è neanche un decimo di quella che mi aspetto di affrontare una volta in Cina, sia Ayi che i figli parlano perfettamente italiano, anzi, a volte sono io a chiedere che i ragazzi mi parlino in cinese, e non sono sicura che si possa instaurare un legame davvero forte tra loro e me, però cosa volete, questo è il meglio che la vita mi offre ora come ora, e non mi lamento...non mi lamento per niente!!!
谢谢你们 Shop Family!!!

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