Saturday, 29 June 2013

Chiamatemi Wang.

Vi ricordate quando parlavo del nome cinese, di quanto mi stavo prendendo male ad immaginare quale avrebbe potuto essere e di come tutto il discorso fosse assurdo, perché fondamentalmente stavo impazzendo? Io sì.
Ebbene, signore e signori, un nome non ce l'ho, ma un cognome sì: Wang.
Finalmente anche io sono stata abbinata ad una famiglia, e vi giuro che quando ho letto la mail ho urlato così forte che la mia gatta è scappata!
Per ora non so molto di loro, mamma, papà, fratellino quattordicenne e nonna, ma sono riuscita a mettermi in contatto con il ragazzo americano che hanno ospitato prima di me e mi ha rassicurata su tutto. Ho anche parlato un po' con la mamma, che è un'insegnante, e nonostante la conversazione sia stata decisamente ostacolata dalla lingua, ho avuto una buona impressione...anzi, quando ha cominciato a mandarmi smile vari sono andata in brodo di giuggiole!
Ovviamente tra le poche informazioni che ho della famiglia c'è il domicilio...a quanto pare vivrò a Xindu, un distretto della città di Chengdu, nel Sichuan, che comunque conta la bellezza di 600.000 abitanti, cioè più di Verona! (immaginate quanto grande dev'essere la città vera e propria...)
Il posto sembra molto bello, ha origini antiche e quindi c'è davvero il contrasto tra la modernità dei palazzoni enormi che sorgono ovunque e le stradine antiche orlate di lanternine rosse. C'è da dire che è parecchio umido, anche per via dei quattro fiumi che passano per Chengdu, e che nonostante il freddo invernale essendo sotto il fiume giallo non avremo il riscaldamento. Volete la mia opinione sincera? Non mi interessa. Guardando le foto della città, dei ponti, delle foreste di bambù, dei panda (sì, ci sono i panda! *^*), dei grattacieli e delle montagne, sento di poter amare Chengdu. Sento di poter arrivare a chiamarla casa, e ad esserne orgogliosa. Perciò è tutto ok, anche se mi si congeleranno e dita e dormirò con ventordici coperte, sono felice.
Mi basta dire "Xindu" e mi spunta un sorrisone enorme, se poi dico anche "Wang" è finita, proprio. Sono le mie parole magiche adesso. Sono quello che doveva essere e che sarà in meno di due mesi. Meno. Di. Due. Mesi.
Sapete cosa vi dico?
Panda.
Metto alcune foto della città, ok?
Xindu.
Xindu.
Chengdu.
Chengdu, Giant Pandas Breeding Center.

Chengdu *^* 

Tuesday, 25 June 2013

I veri confini.

Ultimamente ho avuto più occasioni del solito per conoscere gente al di fuori della mia cerchia di amici, ma ogni volta ho finito per parlare solo con chi conoscevo già senza riuscire a legare con gli altri. Ho cercato di capire la ragione: ero troppo chiusa? Non mi sono impegnata abbastanza? Loro non erano interessati a parlarmi? Sono arrivata alla conclusione che è tutto un problema di confini. Confini che non ti aspetteresti di trovare, e che invece sono più reali di quelli sulle cartine geografiche.
Si può ballare fino alle due di notte con un gruppo di ragazzi mauriziani che parlano solo inglese o francese e divertirsi un mondo, per poi passare una serata tra italiani della stessa città e della stessa età e non scambiarsi più di un paio di frasi. Il punto non è la nazionalità, la lingua o l'età, ma gli schemi. Finché sei in un ambiente familiare, con persone che conosci, sai di poter seguire determinati schemi, ti riesce facile, e paradossalmente più ti senti a tuo agio, meno sei disposto a socializzare (ovviamente non è sempre così, soprattutto nel caso di alcune persone particolarmente carismatiche.)
Credo che sia per questo che un sacco di attività di intercultura sembrano fatte apposta per mettere noi ragazzi in imbarazzo: in una situazione normale non ti aggrapperesti mai ad uno sconosciuto con la tua faccia a dieci centimetri dalla sua, vero? Beh camminate in bilico su delle sedie, e vediamo se vi aggrappate o meno. Una volta che sei in imbarazzo perché hai violato gli schemi sociali che conosci è molto più facile socializzare, giuro. 
Anche io che quando serve entro in "modalità tanto-me-ne-vado-in-Cina", ho bisogno di ancora un po' di allenamento per non aggrapparmi a quegli schemi, se posso, ma poi mi viene un po' di tristezza perchè penso a quante cose potrei fare se la smettessi di preoccuparmi di cosa potrebbe pensare la gente se semplicemente andassi lì e dicessi "Ciao, sono Elisa, voi chi siete?" 
Ho passato tutto il campo a Roma a fare così e non mi sono trovata per niente male...forse dovrei provarci più spesso. Ad agosto volerò sopra una marea di confini per raggiungere la mia destinazione, ma so bene che il confine più grande sarà quello che insisto a pormi da sola quando non mi impegno abbastanza a rompere gli schemi. Quando sarò là, non potrò appoggiarmi esclusivamente agli altri exchange students, perchè so che sarebbe più facile...dovrò aprirmi. Dovrò farlo per forza, altrimenti tredici ore di volo significheranno comunque stare ferma nello stesso punto. 

Sunday, 23 June 2013

Salsola. Ovvero i cespugli che rotolano.

Noi partenti (?) per la Cina siamo convocati il 21 agosto a Roma per una spassosissima cerimonia di addio nella quale probabilmente piangerò qualche litro d'acqua e mia mamma anche di più per poi imbarcarci su uno spassosissimo aereo, il giorno dopo, credo, e dirigerci verso la spassosissima Cina.  
Io però ancora non so dove finirò, e siccome pare che saremo divisi tra quelli che vanno al nord e atterreranno a Beijing e quelli che vanno a sud con arrivo a Shanghai, non posso nemmeno dire "beh almeno ci saranno i primi tre giorni a Pechino con tutti gli altri." Che bello.
Non sono particolarmente preoccupata ora, in realtà sto passando le mie giornate tra fare niente e andare al negozio, quindi il mio cervello è in modalità risparmio energetico e non ha voglia di mettersi a girare film mentali interminabili, sia lodato il cielo.
Questo non vuol dire che io non mi renda conto di quello che mi aspetta...cavoli ragazzi, fra due mesi la mia vita italiana finisce in stand-by, tenuta in vita dalla connessione internet e basta. Andrà a sbattere contro il paese delle piccole cittadine da un milione di abitanti e la dovrò mettere in rianimazione.
Sto per dire una cosa che può sembrare cattiva, ma devo: spero di mancare tanto ai miei amici e alle persone che mi conoscono. Lo so, è una brutta sensazione sentire la mancanza di una persona, e credetemi, quando dico che lo so, dico che lo so, ma innanzitutto significa che quella persona aveva/ha un minimo di importanza nella propria vita, e secondariamente, la mancanza tiene vivo il ricordo. Io ho un disperato bisogno di non cadere nel dimenticatoio, l'ho già detto, più che altro perché sono la prima a scordarsi delle cose, dei nomi, delle facce...temo di aver sviluppato una sorta di meccanismo di difesa nei confronti della lontananza, che è l'amnesia temporanea di quello che mi sono lasciata alle spalle. Avete presente il detto "lontano dagli occhi lontano dal cuore"? A me succede. Non sempre, è ovvio, e anche se mi capita di non scrivere più ad una persona, o di trascurarla perchè è lontana, io comunque continuo a volerle bene, anzi, può anche darsi che io non abbia mai smesso di volere bene ad una persona in tutta la mia vita. Magari me la dimentico, magari non ci vediamo per anni, ma poi se la rivedo le voglio bene. Vai a capire...
Comunque. Il punto di tutto questo è che stavolta non me ne vado per restare, me ne vado per tornare, e quindi ho bisogno di qualche ormeggio, anzi, di una bussola che mi permetta di tornare. Ho bisogno che il pensiero dei miei amici e della mia famiglia sia il Nord, e perchè questo sia possibile, devo mancargli. Altrimenti il Nord si girerà e chissà dove andrà a finire.
Se ho scelto di patire, è perchè ormai ho imparato a fare come quei cespugli che rotolano nel deserto e si aprono solo quando c'è acqua: vai, viaggia, cerca sempre, e non illuderti che un posto sia migliore di un altro solo perchè ci sei nato tu o perchè c'è nato tuo padre o il padre di tuo padre. 
Non la reputo una cosa brutta, anzi, sono felice di essere cresciuta così, ma a volte i cespugli a furia di rotolare si perdono, e il vento se li porta via. Qualche radice invece io ce l'ho, e vorrei solo che qualcuno mi aiutasse a prendermene cura. Si può?
Grazie mille...

Monday, 17 June 2013

Summer rant. Ovvero io che mi lamento di cose, che nemmeno riguardano la Cina, quindi tutto ok.

Promemoria: mai più guardare un catalogo di costumi coreano, perché dopo la dodicesima modella con il davanzale che costituisce il 50% del suo peso, fianchi inesistenti e cosce che sono poco più grandi dei miei polpacci, mi è venuto da domandarmi se il mio corpo non si sia rovesciato ad un certo punto della mia vita. Boh.
L'unica cosa che ci accomuna è il colorito: bianco porcellana per loro, bianco non-esco-di-casa per me.
Fine.

Saturday, 15 June 2013

Pallina chiama Fiammella.

Avete letto il blog di Dafne? Aoi Bench...dai, ragazzi, è a destra dei miei post sconnessi, non è difficile da trovare!
Beh insomma, Dafne è tipo una ragazza fantastica, la migliore, e l'anno prossimo va in Giappone.
Un po' di tempo fa mi ha raccontato di aver lanciato questa pallina magica invisibile verso est, in modo che trovasse la sua famiglia e li spingesse a sceglierla. Indovinate? Dafne è stata "adottata" e io non potrei essere più felice per lei.
Un po' di amarezza però c'è, quando senti il sollievo che emanano quelle tre parole scritte dai tuoi amici "ho la famiglia" mentre tu sei ancora un ostaggio nella terra di nessuno, e l'unica risposta a tre parole che continui a dare ancora e ancora è "non lo so."
Quando parti? Non lo so.
Hai fratelli o sorelle ospitanti? Non lo so.
In che città vai? Non lo so.
Ma almeno la regione, la sai? No, non la so.
E che cavolo.
Perciò ho un po' rubato l'idea della pallina a Dafne. Magari funzionerà anche per me, chi lo sa. Io ho acceso una candela e ho chiesto alla fiammella di accendersi in Cina, magari in una lanterna, magari su un fiammifero, di stare lì a dondolare un po', e cercare la mia famiglia. So che esiste, lei la deve solo trovare. Poi potrà diventare quello che vuole, anche una stellina.
Ti prego fiammellina, non bruciare nessuno e fammi questo favore. Ti prego...

Tuesday, 11 June 2013

Family Shop.

Ultimamente non sto scrivendo molto, ma ho una scusa. Una bella scusa, se permettete, una scusa coi fiocchi: do una mano in un negozio in cambio di lezioni di cinese.
Ad alcuni non sembra una mossa furba, e mi chiedono cosa vada a farci se non mi pagano. Persino mia madre mi chiede se mi convenga davvero, ma a me va bene così.
Innanzitutto non voglio che lei paghi ancora per il mio anno all'estero, ogni giorno è una nuova spesa, vuoi perché mi mancano i pantaloni, vuoi perché devo spedire una lettera; secondariamente, io mi trovo bene al negozio, la proprietaria è una signora cinese(signora...ma non ha età!) simpatica, ha preso a cuore la mia richiesta, e spesso sogno di trovare una mamma ospitante con il suo carattere dolce e sbarazzino, e anche i suoi figli sono ragazzi divertenti: sua figlia, mia coetanea, è davvero...forte! Mentre il più piccolo è totalmente fuori di testa, ma mi ci sono affezionata prima di subito. C'è anche un'altra ragazza che lavora con loro, un angelo, non scherzo, (anzi, la chiamerò Angela!) sempre disponibile nonostante io sia un'imbranata devastante.
Inoltre credo di star imparando molto di più ascoltando la proprietaria (chiamiamola Ayi per semplificare) mentre parla con i figli, o cercando di capire cosa mi vuole dire quando si rivolge a me (e vi assicuro che a volte mi arrampico sfacciatamente sugli specchi) rispetto a tutte quelle lezioni sui libri che forse  non sono ancora pronta ad affrontare.
La cosa di cui vado più fiera è riuscire a scambiare brevi frasi in cinese prima di andarmene, dicendole a che ora tornerò, se domani ci sarò...e poi naturalmente ci sono le costruzioni che sto imparando giorno per giorno! A volte, quando ci sono pochi clienti, Ayi mi prende da parte, mi insegna un'espressione, una nuova parola o una nuova costruzione e mi dice "adesso fai una frase", poi va via, e io, con il limitatissimo vocabolario di cui dispongo, macino le corsie del negozio dannandomi per mettere insieme una frase. Questa è la vera differenza probabilmente, il fatto che parlare direttamente con una persona mi costringe a pensare ora, subito, di più. Su un libro non c'è l'urgenza di sapere dove devo appendere un gancio o se devo tirare fuori le merci dal magazzino, posso prendermi il mio tempo e cercare sul vocabolario o su internet, ma chi nella vita reale è disposto a sostenere una conversazione interrotta da pause interminabili per trovare una parola?
L'importante è capire e farsi capire. Se poi non faccio errori, Ayi é contenta ed esclama "Dui le!" e allora sono contenta anche io e mi butto su una frase più complicata.
Davvero, se anche mi offrissero dei soldi per quel poco che faccio in negozio, forse non li accetterei: io, che sono ancora "orfana", come dicono sul gruppo di AFS, qui ho trovato una specie di prototipo di famiglia ospitante, con la mamma, i fratelli, e anche la "volontaria", se Angela mi passa il termine!
Naturalmente la difficoltà nell'interagire con loro non è neanche un decimo di quella che mi aspetto di affrontare una volta in Cina, sia Ayi che i figli parlano perfettamente italiano, anzi, a volte sono io a chiedere che i ragazzi mi parlino in cinese, e non sono sicura che si possa instaurare un legame davvero forte tra loro e me, però cosa volete, questo è il meglio che la vita mi offre ora come ora, e non mi lamento...non mi lamento per niente!!!
谢谢你们 Shop Family!!!

Friday, 7 June 2013

I miei compagni, i miei amici.

Fin da subito vi avevo avvertiti: io piango. Tanto. Sempre. Per qualsiasi ragione.
Direi che sto mantenendo la promessa dato che oggi a scuola i rubinetti si sono aperti ben due volte: una durante il film "Vita di Pi", che nemmeno volevo vedere e invece mi è piaciuto e mi ha commossa, e l'altra guardando i miei compagni di classe.
Negli ultimi tempi li ho osservati parecchio, seduti dietro i banchi (perlopiù accasciati in realtà), oppure a far cagnara al cambio dell'ora. Ho ascoltato da lontano il chiacchiericcio delle mie amiche, ho visto i ragazzi assembrati di fronte al computer, ho mangiato le torte che hanno preparato e oggi ho pianto. Ho pianto perché separarmi da loro sarà doloroso, già lo so.
Non voglio essere ipocrita, non sono legata a tutti i miei compagni di classe nello stesso modo, né credo che saremmo diventati tutti amici se ci fossimo incontrati per caso...questa classe, la mia classe, è frutto di una combinazione fortunata. Tuttavia io stimo ognuno di loro come persona, dentro di me so che sono tutti speciali, e che se non volessi loro bene farei solo un torto a me stessa.
Mi ricordo il primo giorno di scuola, il primo anno, la preoccupazione di finire in una brutta classe, di essere ignorata, emarginata...invece guarda! Guardate tutti! La mia classe è...bellissima. Che disastro se non li avessi conosciuti! Sono convinta che ogni incontro nella vita ci cambi, alcuni di più altri di meno. Se loro non ci fossero adesso io non sarei io. Probabilmente sarei peggiore.
Perciò ora vorrei rivolgermi proprio a loro,se non vi dispiace. Tornerò a sparare cavolate molto presto, non vi preoccupate.
Eccoci qui...ciao ragazzi! Volevo solo dirvi che mi mancherete tantissimo l'anno prossimo e che questi tre anni con voi sono stati fantastici.
Non me ne vado perchè non sono soddisfatta della mia vita qui, anzi, sono ragionevolmente serena e mi sento molto fortunata ad avere tutto quello che ho...soprattutto ricordatevi che non me ne vado per scappare da voi, anzi. Vi voglio bene, e spero di riuscire in qualche modo a condividere la mia esperienza con voi e
renderla anche vostra, portarvi qualcosa. Ho ricevuto tanto da voi, come posso ricambiare?
Vi prometto che, anche se il mio cervello sarà piuttosto impegnato ad imparare quella lingua assurda che è il cinese (sempre meno assurda del greco comunque), il mio cuore sarà rivolto verso di voi ogni mattina, mattina italiana o cinese non so, ma mattina, perché anche se ci sono state giornate dure, ogni giorno potevo trovare una ragione per bere il mio latte col cacao, tentare di vestirmi decentemente e prendere l'autobus: quella ragione siete voi.
Promettetemi però che non mi dimenticherete, io tornerò! Non mi importa che facciate i nostalgici, e potete anche non scrivermi, come preferite, ma ricordatevi che io ci sono...sono solo a qualche paese di distanza, poca roba.
Domani è l'ultimo giorno di scuola, ci pensate? Siamo già a più di metà della nostra esperienza al Maffei, in barba a chi pensava che da lì non si esce vivi! Io non vedevo l'ora che arrivasse questo otto giugno, ma adesso...adesso non sono più così sicura. Mi mancherete da morire, non possiamo chiamare Atena e farle allungare la mattinata di domani? Tanto non facciamo niente comunque (e se Atena ci facesse il favore di distogliere la Bosco dall'idea di interrogare sarebbe anche meglio).
Davvero...santo cielo...mi mancherete. Cercate di fare i bravi, e di esserci tutti in terza liceo, io cercherò di non farmi odiare dai prof che devono decidere se reinserirmi (?). Non morite, continuate a ballare, continuate a suonare, a cantare, a guardare video di youtube, a stalkerare, ad amare il calcio, a truccarvi durante le pause, a nuotare, ad ascoltare musica, a fare volontariato, a ridere, a scherzare, ad essere pucciosi, a menare la gente...cioè...questo magari non a scuola...e anche a studiare!!!
Continuate, insomma, ad essere come siete: siete stupendi. Vi voglio TAAAANTO bene.
A domani (a oggi)
La Bianchi.
Se volete la foto la tolgo, ma siete proprio bellini...ID nel cuore ^-^)/



Wednesday, 5 June 2013

Veni, Vidi, Vici

Per me era la prima visita a Roma, e di Roma non ho visto un tubo nemmeno in questo weekend, ma ecco qui, le orientations speciali per noi folli che partiremo per l'Asia più due coraggiosissime future sudafricane.
Partiamo dall'inizio. Da Verona a Roma Termini ho viaggiato insieme ad un'altra ragazza di Trento, che ha deciso di ammazzare il tempo offrendo il "London look" (una dentatura come quella della modella di questa pubblicità http://www.youtube.com/watch?v=RbeOIi4swxo) alle ragazze sulla copertina delle sue riviste, e scandalizzando un signore vicino a noi leggendo alcuni articoli "piccanti". C'è da dire però che senza di lei mi sarei persa a Bologna e che ha fatto la carità più volte di quanto io abbia mai giocato a pokèmon quindi sì, una tipa abbastanza esuberante ma comunque da stimare. Una volta arrivati è cominciata la ricerca di quelli-che-vanno-nel-mio-paese fino al momento in cui ci hanno caricati su un autobus per portarci alla Domus Fraterna di non so bene dove.
Finalmente ho incontrato le mie due simpaticissime compagne di stanza, una dalla Valle d'Aosta e una di Milano, e mi ritengo fortunata perchè non abbiamo avuto nessun problema.
Le attività duravano fino alle 23.00 e sono state...beh, tante. Tante quante il cibo che ho ingurgitato in due giorni, e considerando il fatto che appena tornata a casa ero aumentata di un chilo e mezzo, è stato tanto.
Alcune attività (tipo gli energi...energ...beh diciamo ENERGIAISER) erano per tutti, mentre per altre siamo stati divisi in gruppi a seconda del paese. Grazie al cielo avevamo dei nametag di diverso colore per distinguerci, altrimenti sarebbe stato un disastro. Per una nostra attività sono anche intervenute due volontarie di AFS China, e l'ultima sera abbiamo guardato un film, quindi insomma, è stato un weekend intenso ma utile, perchè ci hanno parlato anche di cose che io non mi sarei mai sognata di chiedere (ad esempio ci è stato consigliato di portare della carta igienica sempre con noi perchè spesso manca) anche se ovviamente veniva sempre presentato il caso peggiore che potessimo affrontare, ma insomma, un po' di terrorismo lo dovevano fare.
Sono comunque contenta di aver conosciuto tante persone nuove e di aver sentito direttamente chi in Cina ci è stato, e, sorpresa sorpresa, è sopravvissuto senza grossi traumi. Almeno credo.
Ora non sono più tanto impaziente di sapere la famiglia, quel che sarà sarà, e penso di poter affrontare meglio l'estate.
Vi lascio una bellissima, cioè oscena, foto di me e il mio fantastico programma del weekend. Siamo proprio best best friend for evah !11!!!!1!