Avevo cominciato questo post in maniera completamente diversa, descrivendo gli avvenimenti degli scorsi giorni, puri e semplici fatti, in ordine cronologico, magari con qualche battuta per sdrammatizzare qui e là, ma poi non sono più riuscita ad andare avanti, perchè mi sono ricordata di quando ero ancora in Italia e scrivevo post pieni di riflessioni, dove analizzavo le mie sensazioni e creavo immagini dal nulla, concentrandomi su un solo dettaglio fino allo sfinimento...e adesso? Non è che non mi piaccia raccontare quello che faccio, e penso che se fossi dall'altra parte, in Italia, vorrei leggere questo, vorrei leggere cosa sta combinando la mia amica in Cina, com'è il cibo, la scuola, la famiglia, però per una volta vorrei parlare di quello che sento, magari un po' a casaccio, quindi, chiedo perdono, ecco il mio post.
Il mio atteggiamento nei confronti del Natale voleva essere di pura indifferenza, e c'ero quasi riuscita, anche se tutti continuavano a chiedermi perchè non tornavo in Italia per le feste, forse non mi mancava la mia famiglia? Forse non mi piaceva festeggiare? Tra me e me speravo smettessero di fare domande del genere, ma rispondevo semplicemente "no, non posso tornare, e poi sono qui per studiare..." (anche se continuo a perdere tempo al computer tanto quanto in Italia), e così andava bene, così non mi importava se uno dei professori stranieri metteva jingle bells e distribuiva dolci indossando un cappello da babbo natale, nè mi interessava che la notte della vigilia la famiglia ospitante avesse deciso di sbrigare in fretta la faccenda dei regali dandomi uno scialle rosso un po' pacchiano ma che comunque ho apprezzato: no, ero contenta, perchè tutti i miei compagni di classe avevano sacrificato l'ora di ginnastica del 24 Dicembre per cantare canzoni un po' a caso, mancando qualsiasi tema pseudo-natalizio si fossero messi in testa di seguire, e per darmi dei regali un po' random ma bellissimi e pensati per farmi dimenticare la lontananza dalla mia famiglia, e, siccome i professori avevano spiegato loro che il Natale è per i cristiani come il capodanno cinese per loro, ovvero il momento in cui tutti i membri di una famiglia si ritrovano per stare insieme e festeggiare, anche per congratularsi con me per la scelta, a loro dire coraggiosa, di passarlo da sola in terra straniera. Persino il fratello ospitante quel giorno era di buon umore, e dato che il mio regalo per lui era un portafoglio, si era messo in testa di andare in giro a chiedere soldi a tutti "perchè doveva riempirlo". Il Natale vero però, a parte il pandoro che la mia mamma bellissima e bravissima che mi manca tanto mi aveva mandato, è stato un giorno abbastanza insignificante, e se non mi ha resa triste non mi ha nemmeno resa felice. (ripeto, pandoro a parte, e tra l'altro i genitori ospitanti lo hanno talmente apprezzato che il giorno dopo non ne era rimasto che un pezzettino minuscolo).
In fondo però penso che ne sia valsa la pena, passare un Natale così, perchè, perchè, perchè sì. Perchè d'ora in poi penso che il ricordo dei natali passati sarà più caldo e vivido nella mia memoria, perchè non potrà passare vigilia senza che io pensi ai miei compagni di classe che cantano canzoni di Rihanna e poi mi allungano pacchetti con scritte in inglese che non hanno alcun senso augurandomi "happy merry christmas", e perchè è stato diverso.
Comunque, adesso che Natale è andato rimane solo da affrontare capodanno e poi sarò libera e cinese a sufficienza per preparare i ravioli con la nonna e andare a caccia di soldi da parte dei parenti. A dire il vero l'avvicinarsi del 31 mi sta mettendo un pochino in crisi: se ci penso, il 2014 è l'anno in cui se tutto va bene cercherò di passare il test di cinese per stranieri, l'anno in cui tornerò a casa in Italia, lasciandomi alle spalle la Cina e gli amici che mi sono fatta qui, la vita a cui mi sono faticosamente abituata e nessuno mi ha preparata per questo. Ora che ci penso ho passato tutto il 2013 a pensare a quest' esperienza, a leggere, informarmi, ascoltare gente che c'era già passata, a preoccuparmi, ad aspettare...ma riguardo il tornare? Nella mia testa non c'era spazio, e ancora non so come potrebbe essere. Ho tanta paura per la scuola, onestamente, perchè, lo ammetto, qui non sto studiando praticamente nulla di quello che studiavo in Italia, e sarò capace di recuperare? Come sarà tornare ed essere di nuovo una normale studentessa in mezzo a tante, irriconoscibile, anonima, mentre qui sono la straniera, quella diversa, quella particolare? Poi, andrà tutto troppo veloce, me lo sento, e senza nemmeno rendermene conto sarà il momento di affrontare la maturità, sarò pronta? Avrò tempo di curare tutti i nuovi interessi che ho trovato qui? Il tempo sta passando troppo in fretta, eppure allo stesso tempo non vedo l'ora che passi, perchè il 2014 è anche l'anno in cui finalmente incontrerò di nuovo il mio ragazzo, e poi riabbraccerò la mamma, la zia, mia cugina, la mia migliore amica, anzi, tutti i miei amici e compagni di classe e sono sicura che sarà una sensazione bellissima, però...la novità a questo punto non dovrebbe spaventarmi, sono o non sono un'exchange student? Eppure mi spaventa, perchè prima di tutto sono una ragazza di diciassette anni, a volte un po' infantile, a volte più matura, ma una ragazza. Che poi, non vuol dire niente, già solo il fatto di essere umana mi autorizza ad avere paura. Gli esseri umani, questo fanno, provano emozioni.
p.s scusate se non ho scritto per un po' di giorni ma ci stavamo preparando per lo spettacolo di fine anno, del quale teoricamente avrei dovuto essere la novità, e poi alla fine volevo solo nascondermi, ma anche questa è fatta e va bene così.
Saturday, 28 December 2013
Friday, 20 December 2013
Too young to sit down.
Così, dopo la vita da dorm, ecco qui la vita più normale della studentessa italiana Elisa Bianchi a Ben Bu.
Ogni mattina mi alzo alle sei e dodici minuti, a meno che, come stamattina, la sveglia non decide di non suonare e alle sei e mezza quasi il papà cominci a bussare preoccupato chiedendo "Yilisa? Sveglia?". Segue la routine mattutina accompagnata dai kuai yi dian (sbrigati) di entrambi i genitori ospitanti, rivolti sia a me sia al fratello, amichevole come un grizzly ferito, e reattivo quanto una mummia, fino a che, quasi per magia, non ci ritroviamo tutti nella macchina diretti alla scuola dove la mamma ospitante insegna, ovvero le medie della mia scuola. Un riposino durante il tragitto, spalmata sulla cartella, non me lo toglie nessuno.
Una volta a scuola facciamo colazione, circondati da professoresse che masticano con la bocca aperta e ragazzini che mi guardano come se fossi una sirenetta in groppa ad un unicorno a pois verdi, ma va bene, non ho la forza per reagire, e poi in fondo non mi danno fastidio, con quell'aria arruffata da pulcini che hanno tutti quanti.
Solitamente dopo aver finito di mangiare il fratello se ne va e basta, mentre la mamma mi dice "aspetta qua lo zio-ah" ogni mattina. Lo zio in realtà non è per niente mio zio, ma qui devo fare una breve parentesi per spiegare che in Cina usa chiamare la gente "zio", "zia", "sorella" eccetera a seconda della loro età: per esempio se siete su un autobus guidato da un uomo decisamente più anziano di voi potete chiamarlo "zio", se la cameriera ha più o meno a vostra età la chiamerete "sorella (maggiore)" oppure "bella ragazza", e via dicendo. Generalmente zio e zia sono gli appellativi più usati, mentre fratello e sorella sono più comuni tra conoscenti, mentre bella ragazza e bel ragazzo vengono usati con gli estranei, ma dipende un po' dal tono della conversazione e da cose che io, da straniera, ancora non capisco. Chiusa parentesi. Tra l'altro grande vergogna per il fatto che io vengo sempre chiamata zia dai bambini. Comunque, lo zio è una persona simpatica che parla solo dialetto e una volta per sbaglio gli ho chiesto se aveva le scarpe (hai zi, in dialetto) invece che chiedergli se aveva figli (sempre hai zi, in mandarino).
Finalmente, intorno alle sette e mezza arrivo a scuola, in tempo per la prima lezione alle sette e quarantacinque. Elisa va a nanna e Wang Cai Xia si prepara a cercare di capire qualcosa di quello che le viene detto. Da lì in poi il problema è trovare qualcosa da fare fino alle dodici, ora di pranzo. Ecco una breve lista delle lezioni e dei professori:
Inglese: L'unica lezione che capisco, all'incirca, o perlomeno l'unica in cui posso venire interpellata, leggere il libro e fare gli esercizi, poi quando c'è da tradurre o cose del genere, insomma, me la posso ancora cavare ma in genere mi fermo all'inglese-inglese. La professoressa...onestamente la sua pronuncia ha dei grossi problemi, e ci ho messo qualche secolo a capire che "gomonian" non era un strano comando in cinese ma una versione ridotta di "good morning everyone"" ma in generale è abbastanza carina, alta un metro e un soldo di cacio, tutta avvoltolata nel suo giaccone, potrebbe passare per una bambina se non fosse che ha superato i quaranta da un pezzo.
Matematica: Eh? Il professore ha un vocione tonante che lo senti dalla classe in fondo al corridoio, peccato che parli solo ed esclusivamente dialetto stretto, in più la matematica non la capisco già di mio, e così è stata la prima materia che ho abbandonato. Scusi prof.
Fisica: Hogwarts! A volte tento di capire per il semplice fatto che la professoressa,giovane e un po' svampita usa una bacchetta per toccare la lavagna elettronica e fa delle presentazioni con la musica....magia! Poi però alla fine mi devo arrendere, troppi termini specifici, solo le immagini non bastano. Se rimane tempo mette un video comico o qualcosa, e quello sì che lo capisco! Ridere insieme ai miei compagni di classe è bellissimo. L'ultima lezione è entrata e ha detto "nah, oggi guardiamo un film". Amore!
Informatica: un'ora filata a fare quello che ci pare su internet, censura permettendo, che io spendo a guardare anime. Yay! Professori? Forse e n'è una ma non ne sono sicura.
Politica: Posso vagamente immaginare di cosa parlino. Vagamente. Forse. Anche no. La professoressa mi ha chiesto se capivo la prima volta che mi ha vista, poi mi ha fatto pat pat sulla spalla e da allora ogni tanto mi sorride ma non la vedo spesso.
Chimica: Ero così felice quando mi hanno dato il libro perchè pensavo che avrei capito qualcosa ma, hey, non seguono per niente il libro e la professoressa ha il potere di attirare la mia attenzione più o meno quanto un manuale di istruzioni di un frullatore scritto in tedesco, quindi ciao ciao chimica, che tristezza!
Cinese: Cinese non l'ho ancora abbandonato, non del tutto almeno. Cerco di copiare i poemi che scrivono alla lavagna e tradurmeli a casa, cerco di guardare il libro ogni tanto, ma tutto qui. La professoressa mi ha rivolto la parola un paio di volte, e la apprezzo per aver parlato dell'olocausto, in un Paese dove la maggior parte dei ragazzi sono distratti dall'odio per il Giappone, spesso il nazismo viene preso sotto gamba, e da alcuni addirittura ammirato per aver reso grande la Germania ai suoi tempi, ma a che prezzo! Invece nella mia classe grazie all'azione combinata della professoressa di cinese e del professore di storia molti miei compagni hanno una visione più neutrale delle cose, e ci si può parlare senza avere l'impressione di star combattendo contro i mulini a vento.
Una cosa però la devo dire, non riesco a guardare la prof troppo a lungo perchè, saranno i dentini appuntiti, o il suo vizio di continuare ad oscillare la testa, ma mi ricorda immensamente un furetto, e l'idea di un furetto che insegna cinese mi fa ridere. Mah.
Storia: Ringraziamo il Cielo per il professore di storia, e ringraziamo ancora di più perchè un tenerone del genere è il coordinatore di classe. No dai, tenerone no, però ci si può parlare, fa battute, e vuole veramente bene ai suoi studenti. Mi chiede sempre come mi trovo e si assicura che io sia in buoni rapporti con i miei compagni di classe, e spesso quando ci vede giocare a qualcosa insieme o chiacchierare ci scatta una foto (aaaarrrg) perchè, dice, è incredibile vedere come andiamo tutti d'accordo. Io cerco in un certo senso di ricompensarlo stando attenta durante le sue lezioni, che, grazie ai power point, i video, e i suggerimenti della mia compagna di banco, sono, se non chiare, perlomeno parzialmente comprensibili.
Quindi durante tutto quel tempo in cui non sto attenta io cosa faccio? Studio cinese. Ha più senso. Scrivo e scrivo, controllo quante parole so, mi butto avanti con gli esercizi, leggo, insomma, qualcosa faccio, ma sono arrivata al punto in cui invidio gli exchange students dei paesi occidentali (no, la Russia non conta) che riescono a capire le lezioni e fare i compiti. Cosa non darei per riuscire almeno a fare gli esercizi di traduzione dal cinese all'inglese! Se quando tornerò in Italia troverò le lezioni difficili, e i compiti troppo numerosi, potrò pensare "Elisa, almeno capisci cosa c'è scritto!" e non so se funzionerà, ma lo spero tanto, perchè so che dovrò lavorare sodo.
A pranzo devo affrontare il prezzo del poter scegliere cosa mangiare: non capire quali sono i piatti del giorno. Contando poi il fatto che cerco di evitare la carne dato che c'è già ogni sera per cena, la situazione diventa complicata. Grazie al cielo una delle mie compagne di classe mi accompagna quasi sempre, mi legge i nomi dei vegetali (chiedere una traduzione sarebbe già troppo) e poi, con una sfacciataggine che io non ho, ignora la coda e allunga la mia gavetta carinissima alla cuoca. Cibo! Una volta le ho chiesto perchè noi non ci mettiamo in fila come tutti gli altri, e lei con due occhi così mi ha risposto "ma tu sei straniera!" Seguono due ore di pausa pranzo che un tempo occupavo con le prove per lo spettacolo di capodanno, ma adesso che siamo stati presi non ci sono più, e quindi vago solitaria per il campus o torno in classe. Alle due e mezza in punto, lezione di cinese, ogni giorno con una professoressa diversa, tranne giovedì e venerdì.
Il lunedì sono con Ceci, giovane professoressa di scienze politiche nonchè psicologa del campus, con la quale mi trovo davvero bene, l'unica che mi dia compiti e l'unica che abbia mai insegnato ad uno studente straniero. Ceci for the win!
Il martedì c'è lezione per tutti i professori stranieri, e il brutto anatroccolo, ovvero io, se ne sta seduta buona buona ad ammirare tutti quegli occhi grandissimi, e i capelli di tonalità diverse, e gli accenti così strani...ah, occidente! Per quanto ami l'Asia hai sempre il tuo fascino! Sinceramente a volte vorrei che fossimo più amici, in fondo la maggior parte di loro non ha ancora compiuto trent'anni, però non riesco a capire che impressione abbiano di me, e quindi mi muovo piano piano.
Mercoledì con miss caschetto, quasi più un'amica che una professoressa, ma che comunque devo stare attenta a non innervosire. Lei è davvero carina, e ha appena cominciato ad insegnare inglese, ma penso che abbia già un sacco di lavoro da fare quindi a volte perde la pazienza, solo per un secondo, ma basta a farmi pentire di essere così chiacchierona. Quello che apprezzo di più delle sue lezioni è che se rimane tempo parliamo del più e del meno e posso chiederle il perchè di certi comportamenti tipici in Cina e lei è relmente interessata alle differenze culturali, non vede l'Europa come il paese dei balocchi, ma la incuriosisce...è bello.
Giovedì e venerdì con la prof un po' pazza, che ha deciso di studiare inglese dopo aver compiuto quarant'anni ma si sente ancora una ragazzina, che mi fa riposare due volte all'ora però insiste per ballare durante le pause, che ha una pronuncia perfetta ma una scrittura così confusa che ormai non tento nemmeno più di leggere quello che scrive. All'inizio non la sopportavo, adesso mi diverte, ma a volte vorrei che non si mettesse a cantare a caso durante le lezioni. Strana è strana.
Alle quattro e mezza è ora di tornare a casa, prendo l'autobus minuscolo, mi siedo per i primi cento metri e poi, quasi inevitabilmente mi devo alzare per far posto a qualcuno di più grande di me. Non importa se sulla ventina o sull'ottantina, mostrare rispetto e gentilezza nei confronti dei "senior" è importante, e anche se i bambini spesso vengono esonerati, io sono troppo grande per fare orecchie da mercante, e troppo straniera per permettermi uno sgarro. In ogni caso dato che in genere le persone che prendono l'autobus con me sono più o meno le stesse mi sono guadagnata la fama di ragazza educata, e poi stare in piedi per mezz'ora non mi fa né caldo né freddo.
Finalmente, dopo aver scalato le ventordicimila rampe di scale per arrivare a casa, al sedicesimo piano, la mia giornata è libera.
Una cosa però voglio dire. Il percorso dalla fermata dell'autobus al portone del palazzo è la mia cosa preferita di sempre: per molto tempo andando a scuola a piedi in Italia mi sono chiesta che strade avrei percorso se fossi nata altrove, che aspetto avrebbe avuto la mia scuola, la mia casa, ed ora eccomi qui, avvoltolata nella mia uniforme azzurrissima, con la mascherina fucsia in tasca, da vera cinese, che torno a casa. Casa mia. In Cina. Se a diciassette anni scoprire che casa non è un luogo ma una sensazione non è un traguardo, beh, allora io non ho idea di cosa sia.
Finalmente, intorno alle sette e mezza arrivo a scuola, in tempo per la prima lezione alle sette e quarantacinque. Elisa va a nanna e Wang Cai Xia si prepara a cercare di capire qualcosa di quello che le viene detto. Da lì in poi il problema è trovare qualcosa da fare fino alle dodici, ora di pranzo. Ecco una breve lista delle lezioni e dei professori:
Inglese: L'unica lezione che capisco, all'incirca, o perlomeno l'unica in cui posso venire interpellata, leggere il libro e fare gli esercizi, poi quando c'è da tradurre o cose del genere, insomma, me la posso ancora cavare ma in genere mi fermo all'inglese-inglese. La professoressa...onestamente la sua pronuncia ha dei grossi problemi, e ci ho messo qualche secolo a capire che "gomonian" non era un strano comando in cinese ma una versione ridotta di "good morning everyone"" ma in generale è abbastanza carina, alta un metro e un soldo di cacio, tutta avvoltolata nel suo giaccone, potrebbe passare per una bambina se non fosse che ha superato i quaranta da un pezzo.
Matematica: Eh? Il professore ha un vocione tonante che lo senti dalla classe in fondo al corridoio, peccato che parli solo ed esclusivamente dialetto stretto, in più la matematica non la capisco già di mio, e così è stata la prima materia che ho abbandonato. Scusi prof.
Fisica: Hogwarts! A volte tento di capire per il semplice fatto che la professoressa,giovane e un po' svampita usa una bacchetta per toccare la lavagna elettronica e fa delle presentazioni con la musica....magia! Poi però alla fine mi devo arrendere, troppi termini specifici, solo le immagini non bastano. Se rimane tempo mette un video comico o qualcosa, e quello sì che lo capisco! Ridere insieme ai miei compagni di classe è bellissimo. L'ultima lezione è entrata e ha detto "nah, oggi guardiamo un film". Amore!
Informatica: un'ora filata a fare quello che ci pare su internet, censura permettendo, che io spendo a guardare anime. Yay! Professori? Forse e n'è una ma non ne sono sicura.
Politica: Posso vagamente immaginare di cosa parlino. Vagamente. Forse. Anche no. La professoressa mi ha chiesto se capivo la prima volta che mi ha vista, poi mi ha fatto pat pat sulla spalla e da allora ogni tanto mi sorride ma non la vedo spesso.
Chimica: Ero così felice quando mi hanno dato il libro perchè pensavo che avrei capito qualcosa ma, hey, non seguono per niente il libro e la professoressa ha il potere di attirare la mia attenzione più o meno quanto un manuale di istruzioni di un frullatore scritto in tedesco, quindi ciao ciao chimica, che tristezza!
Cinese: Cinese non l'ho ancora abbandonato, non del tutto almeno. Cerco di copiare i poemi che scrivono alla lavagna e tradurmeli a casa, cerco di guardare il libro ogni tanto, ma tutto qui. La professoressa mi ha rivolto la parola un paio di volte, e la apprezzo per aver parlato dell'olocausto, in un Paese dove la maggior parte dei ragazzi sono distratti dall'odio per il Giappone, spesso il nazismo viene preso sotto gamba, e da alcuni addirittura ammirato per aver reso grande la Germania ai suoi tempi, ma a che prezzo! Invece nella mia classe grazie all'azione combinata della professoressa di cinese e del professore di storia molti miei compagni hanno una visione più neutrale delle cose, e ci si può parlare senza avere l'impressione di star combattendo contro i mulini a vento.
Una cosa però la devo dire, non riesco a guardare la prof troppo a lungo perchè, saranno i dentini appuntiti, o il suo vizio di continuare ad oscillare la testa, ma mi ricorda immensamente un furetto, e l'idea di un furetto che insegna cinese mi fa ridere. Mah.
Storia: Ringraziamo il Cielo per il professore di storia, e ringraziamo ancora di più perchè un tenerone del genere è il coordinatore di classe. No dai, tenerone no, però ci si può parlare, fa battute, e vuole veramente bene ai suoi studenti. Mi chiede sempre come mi trovo e si assicura che io sia in buoni rapporti con i miei compagni di classe, e spesso quando ci vede giocare a qualcosa insieme o chiacchierare ci scatta una foto (aaaarrrg) perchè, dice, è incredibile vedere come andiamo tutti d'accordo. Io cerco in un certo senso di ricompensarlo stando attenta durante le sue lezioni, che, grazie ai power point, i video, e i suggerimenti della mia compagna di banco, sono, se non chiare, perlomeno parzialmente comprensibili.
Quindi durante tutto quel tempo in cui non sto attenta io cosa faccio? Studio cinese. Ha più senso. Scrivo e scrivo, controllo quante parole so, mi butto avanti con gli esercizi, leggo, insomma, qualcosa faccio, ma sono arrivata al punto in cui invidio gli exchange students dei paesi occidentali (no, la Russia non conta) che riescono a capire le lezioni e fare i compiti. Cosa non darei per riuscire almeno a fare gli esercizi di traduzione dal cinese all'inglese! Se quando tornerò in Italia troverò le lezioni difficili, e i compiti troppo numerosi, potrò pensare "Elisa, almeno capisci cosa c'è scritto!" e non so se funzionerà, ma lo spero tanto, perchè so che dovrò lavorare sodo.
A pranzo devo affrontare il prezzo del poter scegliere cosa mangiare: non capire quali sono i piatti del giorno. Contando poi il fatto che cerco di evitare la carne dato che c'è già ogni sera per cena, la situazione diventa complicata. Grazie al cielo una delle mie compagne di classe mi accompagna quasi sempre, mi legge i nomi dei vegetali (chiedere una traduzione sarebbe già troppo) e poi, con una sfacciataggine che io non ho, ignora la coda e allunga la mia gavetta carinissima alla cuoca. Cibo! Una volta le ho chiesto perchè noi non ci mettiamo in fila come tutti gli altri, e lei con due occhi così mi ha risposto "ma tu sei straniera!" Seguono due ore di pausa pranzo che un tempo occupavo con le prove per lo spettacolo di capodanno, ma adesso che siamo stati presi non ci sono più, e quindi vago solitaria per il campus o torno in classe. Alle due e mezza in punto, lezione di cinese, ogni giorno con una professoressa diversa, tranne giovedì e venerdì.
Il lunedì sono con Ceci, giovane professoressa di scienze politiche nonchè psicologa del campus, con la quale mi trovo davvero bene, l'unica che mi dia compiti e l'unica che abbia mai insegnato ad uno studente straniero. Ceci for the win!
Il martedì c'è lezione per tutti i professori stranieri, e il brutto anatroccolo, ovvero io, se ne sta seduta buona buona ad ammirare tutti quegli occhi grandissimi, e i capelli di tonalità diverse, e gli accenti così strani...ah, occidente! Per quanto ami l'Asia hai sempre il tuo fascino! Sinceramente a volte vorrei che fossimo più amici, in fondo la maggior parte di loro non ha ancora compiuto trent'anni, però non riesco a capire che impressione abbiano di me, e quindi mi muovo piano piano.
Mercoledì con miss caschetto, quasi più un'amica che una professoressa, ma che comunque devo stare attenta a non innervosire. Lei è davvero carina, e ha appena cominciato ad insegnare inglese, ma penso che abbia già un sacco di lavoro da fare quindi a volte perde la pazienza, solo per un secondo, ma basta a farmi pentire di essere così chiacchierona. Quello che apprezzo di più delle sue lezioni è che se rimane tempo parliamo del più e del meno e posso chiederle il perchè di certi comportamenti tipici in Cina e lei è relmente interessata alle differenze culturali, non vede l'Europa come il paese dei balocchi, ma la incuriosisce...è bello.
Giovedì e venerdì con la prof un po' pazza, che ha deciso di studiare inglese dopo aver compiuto quarant'anni ma si sente ancora una ragazzina, che mi fa riposare due volte all'ora però insiste per ballare durante le pause, che ha una pronuncia perfetta ma una scrittura così confusa che ormai non tento nemmeno più di leggere quello che scrive. All'inizio non la sopportavo, adesso mi diverte, ma a volte vorrei che non si mettesse a cantare a caso durante le lezioni. Strana è strana.
Alle quattro e mezza è ora di tornare a casa, prendo l'autobus minuscolo, mi siedo per i primi cento metri e poi, quasi inevitabilmente mi devo alzare per far posto a qualcuno di più grande di me. Non importa se sulla ventina o sull'ottantina, mostrare rispetto e gentilezza nei confronti dei "senior" è importante, e anche se i bambini spesso vengono esonerati, io sono troppo grande per fare orecchie da mercante, e troppo straniera per permettermi uno sgarro. In ogni caso dato che in genere le persone che prendono l'autobus con me sono più o meno le stesse mi sono guadagnata la fama di ragazza educata, e poi stare in piedi per mezz'ora non mi fa né caldo né freddo.
Finalmente, dopo aver scalato le ventordicimila rampe di scale per arrivare a casa, al sedicesimo piano, la mia giornata è libera.
Una cosa però voglio dire. Il percorso dalla fermata dell'autobus al portone del palazzo è la mia cosa preferita di sempre: per molto tempo andando a scuola a piedi in Italia mi sono chiesta che strade avrei percorso se fossi nata altrove, che aspetto avrebbe avuto la mia scuola, la mia casa, ed ora eccomi qui, avvoltolata nella mia uniforme azzurrissima, con la mascherina fucsia in tasca, da vera cinese, che torno a casa. Casa mia. In Cina. Se a diciassette anni scoprire che casa non è un luogo ma una sensazione non è un traguardo, beh, allora io non ho idea di cosa sia.
Tuesday, 10 December 2013
Can Can
Alcune cose in più sulla mia nuova scuola così, perchè mi va. Anzi su tutto.
Primo: a Chengbei bisognava correre ogni giorno e , a quanto parte, l'amore per le uniformi, le marce e tutto quello che ha un che di militare della Cina non è del tutto scomparso nella relativamente libera Benbu, ma se far correre seicento studenti in squadroni intorno ad un campo di calcio è relativamente facile, muovere i quattromila studenti di benbu....meh. Soprattutto considerando che la pisa di atletica è chiusa perchè la stanno riparando (?) e quindi ci tocca correre per le stradine strettissime tra i dormitori. una mandria di mucche è decisamente più aggraziata, fidatevi. Tra l'altro chiunque abbia deciso di mettere la musica del can can come sottofondo va licenziato, ora. No dai, ma vietategli di mangiare piccante per un mese...non posso immaginare punizione peggiore per un sichuanese. Parlando di sichuanesi, fino a poco tempo fa ero vagamente spaventata dalla nonna ospitante perchè ogni volta che mi parlava praticamente urlava, ma adesso che sto cominciando a familiarizzare col dialetto e capisco un po' di quello che dice mi sono resa conto che urla solo perchè pensa che io non senta, e di solito sono cose come "vuoi un po' di latte?" "copriti, non prendere freddo" "ti cucino le patate dolci!" e le cucina davvero, le patate dolci, a raffica, perchè una volta le go detto che mi piacciono. Le piace fare conversazione con me, anche se per metà del tempo la guardo con i miei occhi vuoti e persi da pesce lesso, e rispondo "eh?" ma lei ripete e ripete finchè o capisco o fingo di capire e se ne va contenta, per tornare con qualcosa da mangiare. Le nonne sono uguali in tutto il mondo, credo.
Secondo: Sapete cosa mi riempie il cuore di gioia? Il fatto che le classi possano essere divise in gruppi e ogni gruppo si possa scegliere un nome e dei ragazzi della classe di fronte abbiano deciso di chiamarsi "Butter can fly" per non parlare della nostra classe, con i gloriosi "renaissance supremacy", oppure il fatto che in giro vendano i guanti da motorino, delle specie di tasche pelose (?) da attaccare al manubrio per infilarci le mani quando fa freddo, o ancora le vecchiette che mi chiedono da dove vengo sull'autobus e poi si sentono in dovere di dirlo a chiunque salga, e l'autista che comunque non capisce. La Cina è strana ragazzi, ma i cinesi sono stranissimi.
Terzo: mi sono dimenticata cos'altro volevo scrivere accidenti. Harvey smettila di lamentarti che non ti menziono mai nei miei post, Cami, stavo pensando che tu avrai davvero un bel futuro, e Marta, perchè non mi rispondi su line? Mi manchi troppo! Per tutti i miei compagni di classe, vi sento così vicini anche se non ci parliamo tanto! Mamma ti voglio bene! (Brescia, tu e la piccola sindacalista giapponese state facendo un buon lavoro vero?)
Thursday, 5 December 2013
Breve riassunto di un nuovo inizio.
Ebbene sì, signore e signori, sono finalmente libera. Sono finalmente stata trasferita nel vecchio, enorme campus di Ben Bu a trenta minuti di bus da casa mia, e dunque posso tornare ogni giorno. Andare via da Chengbei non è stato difficile in sè e per sè ma guardare i musetti dei miei amici mentre li salutavo, e rileggere i messaggi che mi hanno scritto sulla divisa...ma non tornerei mai indietro.
Quando lunedì sono finalmente entrata di nuovo nell'edificio principale, ero così felice che mi sono domandata sto davvero andando a scuola? Ebbene sì. Più precisamente, a ancora non lo sapevo, ero diretta alla seconda classe del gao yi, cinquantasette (mi pare) alunni belli come il sole...quasi, e tutti super eccitati all'idea di avere una studentessa italiana tra di loro. I professori avevano preparato un power point sull'Italia completo di inno e traduzioni oscene fatte con google translate, e tutti avevano imparato a dire "ciao" e "piacere di conoscerti". Siccome mi sono rifiutata di parlare inglese con gli studenti, il mio cervello sta andando in pappa, e non so come sia successo ma sono entrata a far parte del club di danza della classe, ma sapete cosa? Ne vale la pena. Ho scoperto di saper dire cose che nemmeno mi ricordavo di aver studiato e la soddisfazione è immensa.
La scuola è vecchia, e i bagni non hanno le porte, evviva, ma sembra una piccola città e il cibo della mensa è una cosa meravigliosa! Ogni giorno vado con la mia gavetta azzurrina e la mia carta del riso alla mensa, una mia compagna di classe mi legge cosa c'è da mangiare e se non c'è niente che ci va a genio possiamo comprarci il danchaofan (riso con mischiate dentro varie cose, ma è buonissimo) appena di fianco, e alcuni studenti addirittura escono a comprarsi quello che vogliono. Secondo me il cibo della scuola è così buono che non vale la pena di andare fuori, ma tant'è che siamo liberi di farlo, ovviamente dopo aver chiesto ai professori. Se poi ti vien un languorino tra una classe e l'altra il negozio della scuola vende tutto, dagli spiedini alla versione cinese del kebab, dalle patatine alle torte, e ogni tipo di bevanda. La tua penna non scrive più? Nessun problema, il negozio ha anche la sezione di cartolibreria, e i quaderni sono pucciosi. Lasciatemi qui.
Poi posso prendere l'autobus! Adoro gli autobus in Cina, passano ogni dieci minuti e il biglietto costa dieci centesimi. Certo se l'autobus è troppo pieno l'autista ti fa salire e gli devi dire dove scendi, perchè non c'è il pulsante per prenotare la fermata, ma spesso si fermano a tirare su gente anche lontano dai cartelli e se gli gira bene puoi chiedergli di lasciarti scendere in un posto a tua richiesta, a patto che sia di strada naturalmente. Niente biglietto, perchè paghi direttamente l'autista, quindi niente controllori.
L'unico piccolo problema è che non capisco assolutamente niente delle lezioni, no, capisco al massimo l'argomento, e poi il buio, illuminato qua e là da power point e video, al quale reagisco tirando fuori i miei libri di cinese e scrivendo parole su parole su parole su parole. Quando poi torno a casa vorrei soltanto buttarmi sul letto (questo è facile, tutta la mia stanza è un letto) e dormire.
Una parola sull'essere l'unica studentessa straniera in una scuola cinese: imbarazzo e autostima entrambi alle stelle. Autostima perchè a prescindere da come ti sei svegliataquella mattina, e hai i capelli che somigliano vagamente al mocio Vileda o delle occhiaie che per poco non ti mettevano nel centro per i panda giganti, oppure hai più brufoli di un tredicenne in piena tempesta ormonale o il naso rosso modello Rudolph, sei comunque bellissima. Sei straniera, quindi qualcosa di bello ce lo trovano sicuro. Se poi ti metti anche un po' d'impegno rischi davvero di far cadere qualcuno dalle scale, e non voglio mentire, ci prendi gusto facilmente. Io, l'ho già detto, non sono mai, mai stata capace di far girare nessuno per strada, e adesso la gente mi guarda, mi sorride, alcuni mi chiamano perfino "beautiful". Ragazze se vi sentite meno attraenti di un mollusco fatevi un giro in Cina, aiuta, aiuta tanto. L'altro lato della medaglia è che finisci sempre per avere una folla di spettatori attorno qualunque cosa tu faccia, e a volte vorrei starmene un po' per i fatti miei...per esempio l'altro giorno sono andata a giocare a basket coi miei compagni di classe nel cortile della scuola ma non potevo prendere la palla senza che una decina di persone facessero ooooh. Manco i bambini di Povia. Senza parlare del fatto che mi hanno messa in prima fila per lo spettacolo di danza nonostante non avessi imparato i passi, perchè? Perchè sei carina! Feeling like a Yoona. per chi non cogliesse questa referenza, tutti i gruppi kpop hanno una persona incaricata dell'immagine, il visual, che magari non è particolarmente talentuoso, magari invece lo è, ma è attraente e fondamentalmente il suo lavoro è essere bello (?). Yoona, ad esempio.
Va neh è tardi, sono confusa e sto parlando di kpop quindi chiudiamola qui. bacini!
Quando lunedì sono finalmente entrata di nuovo nell'edificio principale, ero così felice che mi sono domandata sto davvero andando a scuola? Ebbene sì. Più precisamente, a ancora non lo sapevo, ero diretta alla seconda classe del gao yi, cinquantasette (mi pare) alunni belli come il sole...quasi, e tutti super eccitati all'idea di avere una studentessa italiana tra di loro. I professori avevano preparato un power point sull'Italia completo di inno e traduzioni oscene fatte con google translate, e tutti avevano imparato a dire "ciao" e "piacere di conoscerti". Siccome mi sono rifiutata di parlare inglese con gli studenti, il mio cervello sta andando in pappa, e non so come sia successo ma sono entrata a far parte del club di danza della classe, ma sapete cosa? Ne vale la pena. Ho scoperto di saper dire cose che nemmeno mi ricordavo di aver studiato e la soddisfazione è immensa.
La scuola è vecchia, e i bagni non hanno le porte, evviva, ma sembra una piccola città e il cibo della mensa è una cosa meravigliosa! Ogni giorno vado con la mia gavetta azzurrina e la mia carta del riso alla mensa, una mia compagna di classe mi legge cosa c'è da mangiare e se non c'è niente che ci va a genio possiamo comprarci il danchaofan (riso con mischiate dentro varie cose, ma è buonissimo) appena di fianco, e alcuni studenti addirittura escono a comprarsi quello che vogliono. Secondo me il cibo della scuola è così buono che non vale la pena di andare fuori, ma tant'è che siamo liberi di farlo, ovviamente dopo aver chiesto ai professori. Se poi ti vien un languorino tra una classe e l'altra il negozio della scuola vende tutto, dagli spiedini alla versione cinese del kebab, dalle patatine alle torte, e ogni tipo di bevanda. La tua penna non scrive più? Nessun problema, il negozio ha anche la sezione di cartolibreria, e i quaderni sono pucciosi. Lasciatemi qui.
Poi posso prendere l'autobus! Adoro gli autobus in Cina, passano ogni dieci minuti e il biglietto costa dieci centesimi. Certo se l'autobus è troppo pieno l'autista ti fa salire e gli devi dire dove scendi, perchè non c'è il pulsante per prenotare la fermata, ma spesso si fermano a tirare su gente anche lontano dai cartelli e se gli gira bene puoi chiedergli di lasciarti scendere in un posto a tua richiesta, a patto che sia di strada naturalmente. Niente biglietto, perchè paghi direttamente l'autista, quindi niente controllori.
L'unico piccolo problema è che non capisco assolutamente niente delle lezioni, no, capisco al massimo l'argomento, e poi il buio, illuminato qua e là da power point e video, al quale reagisco tirando fuori i miei libri di cinese e scrivendo parole su parole su parole su parole. Quando poi torno a casa vorrei soltanto buttarmi sul letto (questo è facile, tutta la mia stanza è un letto) e dormire.
Una parola sull'essere l'unica studentessa straniera in una scuola cinese: imbarazzo e autostima entrambi alle stelle. Autostima perchè a prescindere da come ti sei svegliataquella mattina, e hai i capelli che somigliano vagamente al mocio Vileda o delle occhiaie che per poco non ti mettevano nel centro per i panda giganti, oppure hai più brufoli di un tredicenne in piena tempesta ormonale o il naso rosso modello Rudolph, sei comunque bellissima. Sei straniera, quindi qualcosa di bello ce lo trovano sicuro. Se poi ti metti anche un po' d'impegno rischi davvero di far cadere qualcuno dalle scale, e non voglio mentire, ci prendi gusto facilmente. Io, l'ho già detto, non sono mai, mai stata capace di far girare nessuno per strada, e adesso la gente mi guarda, mi sorride, alcuni mi chiamano perfino "beautiful". Ragazze se vi sentite meno attraenti di un mollusco fatevi un giro in Cina, aiuta, aiuta tanto. L'altro lato della medaglia è che finisci sempre per avere una folla di spettatori attorno qualunque cosa tu faccia, e a volte vorrei starmene un po' per i fatti miei...per esempio l'altro giorno sono andata a giocare a basket coi miei compagni di classe nel cortile della scuola ma non potevo prendere la palla senza che una decina di persone facessero ooooh. Manco i bambini di Povia. Senza parlare del fatto che mi hanno messa in prima fila per lo spettacolo di danza nonostante non avessi imparato i passi, perchè? Perchè sei carina! Feeling like a Yoona. per chi non cogliesse questa referenza, tutti i gruppi kpop hanno una persona incaricata dell'immagine, il visual, che magari non è particolarmente talentuoso, magari invece lo è, ma è attraente e fondamentalmente il suo lavoro è essere bello (?). Yoona, ad esempio.
Va neh è tardi, sono confusa e sto parlando di kpop quindi chiudiamola qui. bacini!
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