Saturday, 26 October 2013

Sii un pokémon!

Evolviti.
Questo post lo dedico a tutti quelli che potrebbero capitare in un dormitorio come quello in cui vivo io ora o addirittura nello stesso.
La prima cosa che posso dire è che non tutti i dormitori sono uguali, in alcuni gli studenti stranieri vengono trattati più come gli insegnanti, in altri meno, in altri affatto ma di solito ci sono sempre alcuni privilegi. Quasi sempre finirete in stanza con altri stranieri, e, almeno nel mio caso, in qualche modo separati dagli sudenti cinesi.
Mandare i propri figli in dormitorio è una pratica estremamente diffusa in Cina, in parte perchè essendo le città vaste e le campagne altrettanto vaste è facile vivere troppo lontani dalla scuola che si vuole frequentare (e per si vuole intendo i tuoi genitori hanno deciso per te) oppure da qualsiasi scuola, in parte perchè in questo modo ci si concentra molto di più sullo studio. Dovete capire che gli studenti qui sono tanti, spesso figli unici, e quasi tutti cercheranno di entrare nelle migliori università del Paese. Come? Ottenendo un punteggio alto nel gao kao, l'esame finale dopo la terza superiore. Il gao kao è un affare serio, gli anni passati non contano, sei stato sempre primo della classe, sempre ultimo, una mezza via? Se non prendi un punteggio alto nell'esame finale sei fuori. Devi scegliere un'università "di secondo livello" o imparare un mestiere e andare a lavorare. Per me non c'è niente di male, ma le aspettative nei confronti di questi ragazzi sono grandi. Quindi fondamentalmente i cinesi passano i tre anni delle superiori a prepararsi per il super test.
Come si collocano gli exchange students in questo ambiente poco competitivo? Boh. Esterni. Lo vedi, lo senti ma non ti riguarda. Quello che ti riguarda, e tanto, è sopravvivere. Per fare ciò è bene evolversi.
Se qualcuno usa una determinata strategia e funziona, imitalo, altrimenti evita di fare la fatica.
Esempio: quando siamo arrivati nelle nostre stanze abbiamo scoperto che il bagno non aveva uno straccio di gancio per appendere i vestiti prima di fare la doccia, ma c'era una finestra con un davanzale mediamente spazioso. Una delle ragazze ha usato la bacinella per lavare i vestiti appoggiata al davanzale et voilà. Un sistema perfetto finchè un giorno cercando di recuperare l'asciugamano mi è caduta la maglietta fuori dalla finestra. Cose che capitano.
Se non hai  una soluzione per qualcosa, prova comunque. Se non pensi di essere capaci di farlo, provaci comunque. Mi sono ricucita la tasca dell'uniforme da sola ed è venuta abbastanza uno schifo ma nemmeno troppo, e resiste.
Fatti degli amici, e almeno di due tipi. Sembra una cosa stupida da dire ma avrai bisogno di amici che vi ascoltino nei momenti di pare e avrai bisogno di amici che vi facciano semplicemente ridere. Più ne avete meglio è comunque.
NON TI METTERE CONTRO I PROFESSORI avanti, ci vivete a due passi, ce la puoi fare a non litigare, voglio dire io ho visto metà delle mie professoresse in pigiama e le vedo a colazione pranzo e cena che si sbrodolano con la zuppa, le condizioni sono quelle per una chiacchierata fuori dalla classe invece che una sfuriata di fronte a tutti. Specialmente evita di parlare dei problemi che hai con un insegnante di fronte ad un altro insegnante, perchè li metterebbe in imbarazzo e negherebbero tutto.
Cibo. Portati una discreta quantità di cibo per integrare quello della scuola, che non è cattivo né poco ma tende a lasciarti insoddisfatto soprattutto se la tua famiglia ospitante ti coccola con ogni delizia locale.
Muovete quel didietro. L'attività fisica non vi farà morire, anzi, vivendo seduti ad una scrivania vi mancherà, perciò non lagnatevi...in più i professori apprezzano chi si lancia in qualche sport.

Più o meno questo. Ah, fare troppe domande è inutile la risposta più comune che otterrete è "No Why"
bye bye

Saturday, 19 October 2013

Sport Meeting!!!

Ovvero un giorno e mezzo nel campo di atletica di fronte alla scuola a saltare, correre, fare giochi idioti e incoraggiare gli altri.
In realtà se escludiamo la cerimonia di apertura nella quale ho dovuto cantare in italiano, dato che una traditional dance italiana io non la saprei ballare, e per la quale ho ballato insieme ai thailandesi ignorando completamente i passi e cercando di scomparire il più possibile. Grazie al cielo avevo il supporto di uno di loro che mi sussurrava "cambio" "a destra" e cose varie. 
Gli studenti cinesi hanno comunque applaudito abbastanza rumorosamente, questo perchè siamo stranieri e dunque popolari. Per me è abbastanza strano camminare per la scuola con gente che mi saluta e mi chiama e sa chi sono per il semplice fatto che ho un aspetto diverso, ma per fare amicizia e ottenere cose la carta della straniera con gli occhi grandi funziona abbastanza, e il cielo sa se ho bisogno di amici in dormitorio.
Comunque dopo questo spettacolino vagamente penoso è cominciata la competizione vera: solo due di noi hanno partecipato, e solo per i cento metri piani, un ragazzo e una ragazza. Ovvero io. Anche se ci siamo piazzati abbastanza male (e per abbastanza male intendo che nonostante ci abbiano messi con i più piccolini non c'è stata nemmeno una piccola piccola possibilità di arrivare al podio o anche solo vicino) sono contenta di aver partecipato, con l'uniforme e tutto. Correre insieme a queste ragazze per me è stata la risposta a tutti quelli che dicono "l'anno all'estero lo puoi fare anche dopo il liceo". Certo che puoi, ma non è la stessa cosa. Non hai un numero sul petto, non indossi pantaloni sintetici e bruttissimi, non arrivi fino in fondo alla questione, che sarebbe vivere qui e vivere come gli altri studenti. Non so se mi spiego, ma quando vai all'estero da adulto sai già chi sei e cosa vuoi e metti dei paletti, mentre io i paletti ancora non ce li ho, e di certo fa paura quando arriva l'onda di cose nuove e strane senza nemmeno un margine che la rallenti, ma poi quando passa e sei ancora in piedi non vedi l'ora che ne arrivi un'altra.
Gridare "FIGHTING" ad ogni competizione è stato divertente, ero davvero presa malissimo da qualsiasi cosa, perfino dai "fun games" come la mega staffetta e il tiro alla fune, e poi oggi c'è stato un momento bellissimo...due ragazze che correvano gli ottocento metri sono rimaste indietro e mentre le altre avevano tutti gli amici accanto a fare il tifo per loro, queste due non avevano nessuno. Quindi mi sono messa a correre vicino a loro gridando "jay yo jay yo, run!" fino a che altri studenti non sono arrivati a supportarle. Dopo la gara entrambe sono venute a ringraziarmi e sono state davvero dolcissime. Voglio dire, potevano anche andarsene via col cuore in pace, non stavo facendo niente di diverso dagli altri, però sono venute a ringraziarmi. Mi hanno davvero resa felice!
Un'altra cosa positiva è stata rivedere uno dei miei migliori amici, alias il figlio della segretaria e di uno dei professori, il tappetto di cinque anni migliore del mondo, che ha difeso la mia padronanza del cinese assicurando a tutti che capisco sempre quello che dice (non è vero ma grazie fratellino!)
Per finire, dovevate vedere i professori quanto se la sono spassata a gareggiare tra di loro o aiutare noi povera classe di undici persone nel tiro alla fune. Quel tiro alla fune l'abbiamo perso clamorosamente ma vorrei potervi mostrare una foto perchè era l'esempio perfetto di come persone molto diverse tra loro possano ritrovarsi a collaborare e divertirsi insieme senza problemi: otto thailandesi (due infortunate non hanno potuto partecipare) un'italiana, due insegnanti americane, svariati professori cinesi di ogni età, compreso il direttore, e un gruppo di studenti reclutati da noi ithailiani tra amici e host brothers insieme a tirare la stessa fune. E a cadere con le mani rosse e mezze scorticate. Insieme!
Insegnanti alle prese col salto della corda

Due aiutanti per il tiro alla fune, nonché miei amici, a sinistra Po and Jerry e a destra XiaoHua. Questi sono i soprannomi che gli abbiamo dato noi! Al centro non so bene ma sono contenta che abbia voluto farsi fotografare.

Friday, 4 October 2013

Altre cose random sulla mia vita in Cina

Fratelli d'Italia

Se mi chiedono "Ti manca l'Italia?" Rispondo sempre no. Al massimo mi mancano le persone che ho lasciato in Italia, giocare con la mamma e la gatta, cenare con la famiglia, arrivare in classe ogni mattina e vedere i miei compagni, ma l'Italia non mi manca. Una cosa però la devo ammettere, stando in un paese straniero si diventa improvvisamente più patriottici, e anche se continuo a pensare che non sia un Paese facile, sono pronta a difendere quello che è italiano, e dare pasta alla pasta e pizza alla pizza a chi si dimentica che abbiamo un sacco di cose belle pure noi. Ecco.

Cina tutta casa.

Sarà che ho desiderato tanto venire qui, sarà che sono un po' asiatica dentro (il mio ragazzo è taiwanese ma afferma di essere più occidentale di me, e ha quasi ragione) ma in Cina mi sento relativamente a casa. Ho avuto un momento da fangirl quando oggi al supermercato ho visto la Nutella e ci sono tante cose che mi fanno cascare le braccia ogni giorno, ma rispetto agli altri miei amici qui penso di essermi adattata abbastanza velocemente. In fondo non devi stare a scervellarti più di tanto, è come fare il morto in piscina: se ti agiti affondi, se ti lasci andare resti a galla e ti diverti pure.

Cose che non mi aspettavo.

Pannelli solari ovunque, i compiti stampati su carta riciclata, negozio di abiti da sposa ovunquedove, le luci delle scale che si accendono se batti le mani, i biscotti del mulino bianco al Jia Le Fu (se qualcuno ha capito che stavo parlando del Carrefour, bravi, avete vinto un mao) ragazzi che camminano mano per mano o a braccetto, che si stritolano e si coccolano ad ogni angolo, e no, non sto parlando di coppie, almeno penso, ma di amici maschi particolarmente affettuosi tra di loro, un amore viscerale per il latte, essere scambiata per thailandese, eeeh? Nessuno scandalo per me che sono impegnata, visto che sono straniera.

Tempo

Atmosferico. Non si capisce una mazza. Cambia più in fretta del colore di capelli di GD e per chi non sapesse chi è GD...beh cambia spesso. Grazie al cielo santa uniforme di solito tiene abbastanza caldo, ma c'è stato un giorno in cui la mattina avevo tre strati di vestiti, giusto per toglierne due il pomeriggio, invidiando i ragazzi che spesso girano per il dormitorio direttamente in mutande. Anche se in teoria non dovremmo vederli perchè siamo su piani diversi e la porta è chiusa da...una vetrata. Io ed Amy li chiamiamo i pesci, perchè dai, sul serio? Una vetrata? Cos'è, un acquario?


Nota

Vi prego, scusatemi se non vi scrivo o se non rispondo o cose così, non lo faccio apposta e non vi ho dimenticati. Mi mancate, ma adesso vivo qui, gli orari sono strani, non so mai cosa faccio e chi più ne ha più ne metta. Soprattutto tu mamma, mi manchi, e vorrei che sapessi che ho imparato a fare un tortino di zucca, ma la mia di zucca è vuota e ti chiedo scusa per questo.

Se mi viene in mente altro...


Wednesday, 2 October 2013

家 - Una famiglia.

Avrei voluto aggiornare il blog ieri, ma siamo partiti per un gita fuori porta di due giorni (non lo sapevo e siamo dovuti tornare indietro a prendere la mia roba perchè mi sono rifiutata di partire senza nemmeno lo spazzolino) e dopo quattro ore tutti e cinque schiacciati in macchina siamo arrivati in una vecchia cittadina abbastanza grigia e abbastanza polverosa. Premetto che questo posto era quello che volevo visitare con i miei compagni di scuola cinese, ma per ragioni di sicurezza non me l'avevano permesso, quindi mi aspettavo qualcosa di un po' più speciale...che infatti c'era, appena al di là di un fiume, abbarbicata sul lato di una colline c'è la città vecchia di LiuJiang. Non grandissima, e come al solito ero l'unica occidentale, ma sembra uscita da un drama storico (non escludo che ne abbiano girati).


Comunque. Questo doveva essere un post per presentare la mia famiglia ospitante!
In ordine di età al contrario abbiamo:

Wang Meng. Per tutti quelli che pensano i cinesi del sud siano bassi, ecco a voi un metro e ottanta di quattordicenne (tredicenne fino ad un mese fa) cento per cento sichuanese. Mio fratello minore. Non è un rompiscatole come la maggior parte dei fratelli minori, ma è comunque un soggetto difficile: non so se è per via dell'età o cosa ma ogni volta che torno a casa tende ad ignorarmi per le prime ventiquattro ore ( e indovinate chi torna a casa ventiquattro ore la settimana) e a tenere il muso alla mamma. Bisogna ammettere comunque che ha fatto dell'ignorarmi una vera e propria arte: a volte mi ignora in modo spietato, senza nemmeno guardarmi ma passandomi vicino per farmi capire  che lo fa apposta, a volte mi ignora in modo innocente, perchè semplicemente passa la sua vita a giocare al pc (e questo lo posso capire) a volte mi ignora per ripicca nei confronti dei genitori, che puntualmente gli ordinano di rispondere a sua sorella, cosa che gli da una ragione in più per tenere il muso. 
Quando però non mi ignora, è anche eccessivamente cuccioloso, fa le faccine carine, ridacchia, e io vorrei prenderlo a padellate perchè fino ad un secondo prima mi trattava peggio del cane della serva e un minuto dopo mi vuole pettinare i capelli. Senti, amico, sono già abbastanza emotivamente instabile per conto mio, non ti ci mettere anche tu, eh?

Li Feng Ping. Anche detta Mama, è un po' il boss della casa. Non è facile capire se è arrabbiata o felice, nel dubbio meglio fare attenzione. A volte mi sembra che abbia troppa pressione addosso e mi dispiace per lei, a volte invece sembra una ragazzina e quando ride gorgoglia quasi. Non lo so, sarà che soffre il confronto con la mia vera mamma (che è la mamma migliore del mondo) ma siamo ancora su un piano lontano da quello della famiglia. Ci sono dei progressi, comunque, più tempo passiamo insieme e più viene fuori il suo lato divertente facendo indietreggiare quello da professoressa, anche se continua a darmi compiti extra da fare a scuola...

Wang Quan Gui alias Baba. Non so che lavoro facesse prima, ma adesso è il tassista della famiglia, nonchè la persona con la quale ho un legame più vicino a quello di due membri della stessa famiglia. Non ci capiamo sempre dato che lui parla solo cinese e io ho un conflitto in corso con la pronuncia e i toni, per non parlare del lessico decisamente più ristretto di quello di un bambino di cinque anni, però in un qualche modo, a gesti o a versi ci si intende. Ogni tanto quando è particolarmente contento mi fa pat pat sulla testa e dice che il mio cinese è molto buono. Si vede che ci tiene, per esempio quando mi mette nel piatto qualcosa da mangiare ma prima mi fa vedere come mangiarlo (non ridete, certe volte non so neanche cosa sto mangiando, figurarsi come) e quindi questo. 

Nai Nai. Nessuno la chiama mai per nome e io me lo sono dimenticato, ma non mi dimentico di lei. Con lei proprio la conversazione non esiste, visto che parla solo sichuan hua (dialetto, per intenderci) ma cucina benissimo ed è una donna indipendente, quindi...vai così nonna. Vai così.

Adesso è tarderrimo e ho sonno, quindi ciao.