Monday, 16 June 2014

Quasi.

Ci siamo quasi. Questo sarà probabilmente l'ultimo blog che scriverò dalla Cina, anche perchè nei prossimi giorni sarò impegnata a ritirare documenti, convincere gente a portarmi in giro, spedire qualche altro quintale di roba, eccetera eccetera. Quanto odio usare gli eccetera, tra l'altro. 
Per ora Elisa prova: 
  • Sconforto nel vedere che la valigia lievita e lievita nonostante cerchi di tenere sono lo cose che veramente voglio poter tirare fuori appena arrivata a casa (Dante, ovvero il mio fidato amico panda; il qipao; la gonna che ho indossato nel parco a Suzhou; le lettere dei miei amici cinesi) non tanto perchè penso che le userò immediatamente, ma perchè hanno un valore speciale per me...oppure sono regali.
  • Felicità nel rendermi conto che dopo dieci mesi potrò finalmente riabbracciare la mia mamma, il resto della famiglia, rivedere i miei amici, accarezzare la mia gatta e tutte queste belle cose.
  • Malinconia (rara) capendo che alcune persone non le rivedrò mai più nella mia vita e che certi posti probabilmente cambieranno così velocemente che anche se un giorno tornassi a Xindu probabilmente non li riconoscerei.
  • Sollievo, perchè a questo punto so che non importa cosa succeda, a meno che non si tratti di una catastrofe di dimensioni immani, come per esempio Godzilla che decide di attaccare Beijing, devo solo respirare, spedire le mie cose, pulire la mia camera, prendere un paio di aerei, studiare per essere riammessa, fare del mio meglio a scuola e via, la vita va, le cose succedono, come in un libro, dopo una parola c'è un altra parola connessa alla precedente e a metà del libro ci si è allontanati tantissimo dalla prima parola, però paradossalmente quella ha più senso di quando la si è letta la prima volta.
  • Ciabbole. Non so come spiegare questa sensazione, è quella che penso proverei se fossi una stagione: la sensazione di finire un ciclo e cominciarne un altro abbracciando tutto il bene e il male del precedente e accogliendo tutto il bene e il male di quello che sta per venire. Ciabbole, insomma.
Va beh, deliro è mezzanotte passata, domani devo andare a prendere gli ultimi regali, ritirare la pagella e poi boh, fuffole? Ah, giusto. Perdere tempo su youtube. 


Friday, 23 May 2014

Un giorno in una scuola cinese.

Immagina per un secondo di non essere tu. Chiunque tu sia, ragazzo o ragazza, uomo o donna, giovane o diversamente giovane, non importa. Per i prossimi minuti, tu sei Chen Mei, una studentessa nella mia scuola cinese. Pronti?

Sei e mezza di mattina, la sveglia suona seguita dalla musica degli altoparlanti. Scosti la zanzariera e scivoli giù dal letto a castello. Vorresti andare in bagno, ma una delle tue compagne di stanza ci si è chiusa a chiave cinque minuti fa, quindi ti infili la divisa bianca e gialla, troppo calda per il sole di metà maggio e cominci a pettinarti i capelli. Sai che ti toccherà saltare la colazione quando senti la musica dell'adunata, è già ora di correre e sei l'ultima rimasta in stanza. Corri giù dalle scale, ti metti in fila, cominciate a correre e tutto quello a cui riesci a pensare è che non sei ancora andata in bagno. I pantaloni dell'uniforme ormai ti si sono incollati alle gambe, le ultime note della marcetta si spengono e vengono sovrastate dal chiacchiericcio degli studenti. Bagno, devi andare in bagno. Di nuovo, corri, andata e ritorno, ma sei  in ritardo e la professoressa ti fa stare in piedi per tutta la durata della lettura mattutina. Mezz'ora in piedi, a leggere una lista di parole. Finalmente ti siedi, la tua compagna di banco ti fa scivolare dei biscotti in mano, poi ridacchia e ti fa segno di mangiare. Sorridi, aspetti che l'insegnante non ti guardi, e finalmente mangi. Suona la campanella, e durante la prima lezione la testa ti si appesantisce, ma ti concentri per non addormentarti, perchè sai che se il coordinatore ti vede ti farà alzare di nuovo. Un'ora, solo un'ora, ce la puoi fare. Chiudi gli occhi, li riapri all'istante, non ti addormentare! Ti rendi conto che la ragazza di fronte a te è già collassata e le tiri un calcetto per svegliarla. Dieci minuti, resisti. Finalmente puoi appoggiare la testa sul banco, e ti addormenti all'istante. La campana suona di nuovo, ti alzi, ti inchini Lao Shi haoooo, buongiorno professore, una cantilena che sa di sonno e noia. Buongiorno ragazzi, sedetevi, tuona il professore. Quaranta minuti, ce la puoi fare. Quaranta minuti passano, la lezione è finita, ma subito parte la musica. Un coro di mugugni si leva dal fondo. La musica continua, adunata, correre, di nuovo. Vi trascinate verso la pista di atletica, approfittandone per parlare un po', per scherzare, ma il coordinatore arriva, vi dice di mettervi in fila per gli esercizi. Uno, due, tre quattro, due, cinque sei...la sequenza è la stessa ogni giorno ma lo studente di fronte a te va fuori tempo lo stesso, ridacchi, poverino non ha il senso del ritmo. Correre, correre, bisogna correre, essere rimproverati perchè siete troppo lenti, anche se la classe di fronte alla vostra è più lenta. Jie Sai esclama il professore. torni di corsa in classe a ripassare, la prossima ora c'è compito. Una studentessa passa a distribuire i fogli, si comincia. Scrivi, scrivi, scrivi, quanto lungo è questo test? Crocetta dopo crocetta, domanda dopo domanda la campana suona di nuovo. Consegni il foglio, è andata bene. Non fai in tempo ad esserne felice che entra il professore di matematica. Chiama i nomi degli studenti che hanno passato l'ultimo test, si congratula con loro. Non con te, hai preso uno dei voti più bassi della classe. Con l'amaro in bocca aspetti l'ora di pranzo, prendi la carta del telefono e chiami la mamma. Glielo dici. Non hai passato il test. Ti sgrida, ti dice che ti devi impegnare di più, poi ti chiede se il resto va tutto bene, hai mangiato? Vai di corsa a mangiare! Ma tu non hai voglia di mangiare, ti senti grassa, anche se sei considerata uno dei "fiori" del tuo anno. Peccato ti abbiano fatto rompere con il tuo ragazzo, lui ti avrebbe consolata, ma non avete tempo di innamorarvi voi, dovete studiare, sempre studiare. Quindi torni in classe a buttarti avanti con i compiti. Ti gira un po' la testa, vai a comprare del latte al negozio della scuola ed è già ora di lezione. Un'ora, due ore, tre ore, è ora di cena,ma hai il permesso di uscire e vai a comprare il the nel negozio di fronte al cancello. Ancora lezione , la tua compagna di banco si è addormentata di nuovo, la svegli. Verso le sette è ora di studiare da soli, matematica proprio non va giù, ma devi assolutamente recuperare quel voto. Sono già le nove, torni in dormitorio, sei la prima ad entrare in doccia, poi accendi la lampadina a pile e fai i compiti di inglese e cinese. Le tue amiche ridono di qualcosa, ma non riesci a smettere di pensare al test che hai fallito. Mezzanotte, meglio dormire. Ti arrampichi sul letto, chiudi la zanzariera con le mollette del bucato ma ti rendi conto che hai dimenticato di spegnere la tua lampada,allora torni giù, vedi qualcosa infilato tra due pagine di quaderno. Un biglietto. Mi manchi, vediamoci domani in mensa. Porti il biglietto alle labbra. Sorridi. Non sarà molto, ma ti senti sollevata, avrai qualcosa per cui svegliarti domani che non sia matematica. Svegli una delle tue compagne, le mostri il biglietto. Lei ride e ti scaccia. Spegni quella luce, ti urla un'altra. Sì, giusto, meglio spegnerla, che domani alle sei e mezza ti svegli...

Thursday, 15 May 2014

some things go and some things stay.

Meno trentacinque giorni. Trentacinque giorni in Cina. Trentacinque giorni che passerò a studiare cinese, a scrivere storie per bambini, cercare di imparare vocaboli, rispondere a domande imbarazzanti, fare e disfare la cartella.
Trentacinque giorni e sono finalmente in pace con me stessa. Per tutto questo tempo ho lottato contro il mio destino cinese, contro il Sichuan, contro Xindu, contro le foto dei miei amici in altre parti del mondo, ma adesso basta. Non mi importa cosa va bene e cosa va male, ho deciso che va tutto bene, che non importa se vado a Xi'An o no, che mi va bene aver pianto così tanto che il livello dello Yangtze si è alzato pericolosamente, e se ho voglia di cambiare il mio nome cinese lo cambierò quanto voglio. 
Sto bene perchè so che tra poco avrò tempo di guardare indietro e vedere tutto quello che è successo in questi dieci mesi come un dipinto che qualcun altro ha appeso di fronte a me, e anche se magari farò fatica a credere che quella ritratta sono io, almeno lo avrò di fronte a me, e potrò dire che ce l'ho fatta. 
Cina, me ne hai fatte passare di tutti i colori, ma ti voglio bene, ci vediamo quando non dovrò più correre ogni mattina indossando l'uniforme. Grazie dei ricordi.

Thirty-five days left. Thirty-five days in China. Thirty-five days that I will spend studying Chinese, wriing stories for children, trying to learn new words, answering embarassing questions, taking things from my backpack and putting them back in. 
Thirty-five days and I am finally at peace with myself. All this time I have been fighting against my Chinese destiny, against Sichuan, against Xindu, against the pictures my friends posted from all over the world, but now it's over. I don't care what goes well and what doesn't, I decided it's going to be all right, it doesn't matter whether I am going to Xi'An or not, I am ok with the fact that I cried so much the level of the Yangtze River became dangerously high, and if I want to change my Chinese name again I will do that. 
I feel good because I know in a little time I will be able to to see everything that happened to me like a picture that someone else painted and put iin front of me, and even if maybe I will find it hard to believe that the one in the picture is  me, at least I will have it in front of me, and I wil be able to say I made it. China, you made me go through a lot, but I love you, see you when I will not have to run wearing tha school's uniform. Thank you for the memories.

Monday, 21 April 2014

Fake silk.

Domenica invece di mangiare la Colomba sono andata a ritirare il QiPao che mi sono fatta fare apposta perchè sono troppo alta per quelli già pronty, e che, con un po' di soddisfazione, devo riportare indietro oggi per farlo stringere. Questo era il mio regalo per aver finito l'HSK 4, il primo e forse ultimo test di cinese che sosterrò in Cina. Volevo festeggiare, ma a quanto pare essere in grado di eggere e scrivere in cinese in maniera decente dopo sette mesi qui non sembra essere percepito come un grande traguardo, e mi sono ritrovata a pensare a quanto poco manca al ritorno e quanto poco posso provare che quest'esperienza mi ha cambiata. Guardandomi allo specchio non vedo niente di diverso, la mia rubrica telefonica si è arricchita di pochi numeri, però non sono più la stessa di quando sono partita.
Parlando con la mia giapponese preferita (http://aoibench.blogspot.com/) ho scherzato dicendo che se l'anno all'estero acquista valore con ogni difficoltà che devi affrontare, allora i miei l'hanno pagato con i saldi, perchè in quasi otto mesi ne ho passate tante, ricapitolando:
  1. Tre mesi in dormitorio, due dei quali senza accesso a internet e Harvey come unico contatto esterno che teneva aggiornata mia mamma.
  2. "Dissapori" con la famiglia ospitante dati dal fatto che non mi ascoltavano mai (ho passato tre settimane a chiedere di andare a comprare i vestiti invernali dato che avevo freddo ma niente)
  3. Dissaporissimi con il fratello ospitante che mi ha ignorata per la bellezza di cinque mesi, e che mi usava come bersaglio per infastidire il padre.
  4. Cercare di organizzare il viaggio a Suzhou dal dormitorio e ricevere l'ok a una settimana dalla partenza.
  5. Niente riscaldamento.
  6. Tornare da Suzhou con il morale a terra.
  7. Ritrovarsi con solo tre lezioni di cinese alla settimana a un mese dall'HSK
  8. Amici? Sono da mangiare? Per un bel po' dopo aver lasciato la boarding school.
Eppure sono seria quando dico che non sono delusa. Non tutto il male vien per nuocere, e infatti ogni punto dell'elenco di belle cose che trovate qui sopra è comunque risultato in qualcosa di buono, gratta e scopri il tuo premio, insomma!
  1. Ridete pure, ma tre mesi così mi hanno decisamente aiutata a capire che il mio ragazzo è una persona di cui mi posso fidare, e che nei momenti difficili invece di mollare tutto e andarsene tira fuori gli aritigli e ti sta accanto...he's a keeper!
  2. Aiutati che il ciel ti aiuta, dice il proverbio. La mia host family non è di sicuro quella del mulino bianco (anche se la nonna è carinissima, per sino quando impreca in dialetto) ma alla fine mi sono arrangiata comunque, e se imparo a cucinare penso di essere a posto per quando mamma non mi preparerà più la pappa.
  3. Questo sinceramente...meglio soli che male accompagnati? Di sicuro apprezzerò di più la mia solitudine di figlia unica!
  4. Il merito va più che altro alla mamma di Harvey ma ho imparato che niente è impossibile! (Toyota)
  5. A tutto ci si abitua, miei cari amici, giacca, guanti, cinismo e via verso nuove avventure!
  6. Non sai cos'hai finchè non lo perdi, il calore di una famiglia affettuosa e di un termosifone, per esempio.
  7. No problem signori! A questo punto dell'esperienza mi organizzo le lezioni da sola, e anche se a casa sono sempre la solita pigra a scuola sono una bomba, che ci vuole a copiare un centinaio di caratteri?
  8. L'amicizia è bellissima, e dopo quasi un anno di io me e me stessa posso dire di aver capito quanto meravigliosi siano i miei amici italiani...e poi anche se è un po' tardi i primi legami made in Xindu stanno cominciando a consolidarsi, aldilà della cultura e del fatto che le mie compagne di classe siano ossessionate dal fatto che noi stranieri siamo "very open"
In conclusione, una spiegazione del titolo. Seta finta, il materiale del mio primo vestito cinese un po' serio, che magari all'inizio ti lascia deluso, perchè in vetrina sembrava vera e la commessa te l'ha lasciato credere, ma che dopo un po' cominci ad amare, perchè è tuo, sì è macchiato, sì è allargato, ci hai vissuto dentro e adesso è un cimelio, ti ci sei affezionato...un po' come il mio anno all'estero.






Wednesday, 9 April 2014

My life in a box. (a few boxes actually)

Siccome stasera, tra mia mamma che deve badare ai cinque nuovi gattini, e il ragazzo a dare ripetizioni ad un vicino di casa, non avevo niente da fare (si avrei potuto studiare ma...magari dopo) mi sono messa ad impacchettare un po di cose da rimandare in Italia. In fondo ad una scatola ho trovato i libri che usavo in dormitorio, un sacco di quaderni pieni solo a metà, pupazzetti, guanti spaiati e improvvisamente mi sono resa conto di quanto a lungo ho vissuto in Cina. Abbastanza da ripetere a memoria le fermate dell'autobus da scuola a casa. Abbastanza da avere dei volantini di qualche Ktv o ristorante sul fondo di ogni borsa della spesa. Abbastanza da avere ricordi, un fiume, un mare di ricordi. La mia camera da letto non è grande, ed è interamente occupata dal letto e da un armadio, eppure è piena stracolma di ricordi, dalla notte prima di partire per Suzhou a quella in cui sono tornata e non riuscivo a dormire perchè non riuscivo ad accettare di aver lasciato quella che veramente è stata/ è ancora la mia famiglia cinese (aka la famiglia di Harvey e Harvey stesso, e devo precisare che sono taiwanesi, non cinesi, cioè, sono cinesi ma non della stessa Cina in cui sono io, cosa sto dicendo.) Mi ricordo ancora la prima notte, quando mi hanno detto "ecco, questa è la tua stanza" e dopo essermi chiusa la porta alle spalle mi sono fatta il mio tradizionale piantino perchè non c'era niente, nemmeno il materasso, e poi il giorno dopo mi sono svegliata con una luce bellissima e adesso questa camera è il mio disordinatissimo nido con le tende di doraemon. Quanto tempo sono stata qui? Sette mesi? Sette anni? A volte mi dimentico tutto, e sono di appena arrivata da Beijing, a volte ho vissuto qui per decadi, e anche se alla fine quattro scatole e una valigia potrebbero bastare per portare tutto a casa, la mia seconda vita cinese continuerà a prendermi in giro dal fondo della mia testa per sempre finchè campo.

Since this evening my mother was taking care of the five new kittens, and my boyfiriend was tutoring a neighbor, I had nothing to do (yeah I could have studied but...maybe later) I decided to start putting some stuff away in order to send it back to Italy. On the bottom of a box I found the books I used to use (ggh) in the dorm, a lot of notebooks only half written, stuffed animals, lonely gloves and I suddenly realized how long I have been living here. Long enough to know by heart the bus stops from school to home. Long enough to have fliers of Ktvs or some chinese restaurant in any bag. Long enough to have a river, a sea of memories. My bedroom is not big, and it's entirely occupied by the bed and the wardrobe, yet it's full of memories, like the night before going to Suzhou, or the one after coming back, when I could not sleep because I could not accept the idea of having left what really was/ still is my chinese family (aka Harvey's family and Harvey himself, even though I hav to specify they aren't chinese, they are taiwanese, I mean, still chinese but not from the same China I am in, what.) I remember the first night when they told me "here,thsi is your bedroom" and after closing the door behind me I had a traditional little crisis because there was nothing, not even a mattress, and the day after I woke up with this beautiful light and now this room is my nest with the doraemon courtains. How long have I been here? Seven months? Seven years? Sometimes I forget everything and it feels like I just arrived from Beijing, sometimes it feels like I've been living here for decads, and even if four boxes and a luggage could be enough to take everything home, my chinese second life will keep fooling me around from the back of  my mind as long as I will live.

Monday, 24 March 2014

Un'università e un'amica.

Nonostante ultimamente mi stia lamentando con chiunque della mia esperienza in Cina, persino col marito della Pina (con la Pina no, perchè è pettegola e poi mi toglie il gusto di lamentarmi) e il cane del marito della Pina, il mio amore per questo Paese rimane lì dov'era prima di partire, e se mai quello che mi fa arrabbiare è la sensazione di dover tornare senza averlo conosciuto abbastanza, un po' come andare alle Maldive e poi mettere solo i piedi nell'acqua, un po' come farsi tutto il viaggio fino a Giza a piedi e poi voltare le spalle alle piramidi e guardare solo la sabbia! Per fortuna c'è la mamma ad aspettarmi dall'altra parte e a costituire un motivo più che sufficiente per farmi sognare l'aeroporto di Milano. 
In ogni caso, il mio vero problema qui, il più grande problema, il grandissimo problema non è che ho viaggiato pochissimo o che la mia famiglia ospitante mi fa saltare i nervi o che per sapere cosa devo fare a scuola devo chiedere spiegazioni a venticinque persone diverse prima di ricevere una risposta convincente, o il fatto che non ho un gatto, no: il problema più grande è che ho pochi amici, e quei pochi sono a) in dormitorio b) in un'altra città c) in un altro Stato. Secondo la mamma ospitante è colpa mia perchè non mi sono abituata alla vita in Cina, secondo me è perchè quello che sto cercando è un amico che condivida almeno in parte il mio background culturale o che capisca quanto sia diverso essere qui. Per questo il ragazzo thai che abita nel mio palazzo sarebbe perfetto, non fosse che ricade nella categoria A, dormitorio, e che quindi lo vedo solo nei weekend per un breve periodo. Avrei voluto rapire una delle ragazze canadesi, quando se ne sono andati ero così triste, perchè intanto erano fantastici, e poi per tre giorni era stato come avevo immaginato il mio anno in Cina, e non volevo che finisse così presto. Stesso per la giornata fuori a pattinare con i ragazzi di Deyang. Adesso però ci sono due novità a farmi sperare in meglio, come da titolo, un'università e un'amica.
L'università è la Sichuan Music University, che ho scoperto per caso gironzolando nel mio quartiere; sei mesi qui e non mi ero mai resa conto di abitare a nemmeno cinque minuti da uno dei posti più creativi e belli di Xindu. Di fianco ai dormitori ci sono un sacco di negozi , un laghetto estremamente cinese, campi da basket, ragazzi vestiti strani, ragazze bellissime, i miei sogni e le mie speranze...comunque, è proprio durante una spedizione diretta all'università che la mia amica cinese e io ci siamo imbattute in una straniera, anche lei accompagnata da una ragazza del posto. Salta fuori che non solo anche lei non abita a chilometri di distanza, ma condividiamo anche il fatto di non essere madrelingua inglesi in un mondo popolato nella maggior parte  da statunitensi e britannici e che sa perfino parlare italiano! Quindi, signore e signori vi presento la mia prima amica Venezuelana, che per non fare disastri chiameremo Marina e che, se i cielo vuole, non si trasfrità in un altro continente prima che io torni in Italia. Evvivaaaa! 


Even if lately I've been complaining with everyone about my experiece in China, even with Pina's husband (not with Pina herself, because she likes to gossip and she would take away from me the pleasure of complaining) and with Pina's husband's dog, my love for this Country stays were it is, an what makes me angry is rather the fact that I feel like I'll have to go back before I had the chance to know it enough, a little like going to Maldives and then just put your feet in the water, or travelling all the way to Giza and then turn your back to the pyramids and only look at the sand! Luckily there's my mother waiting for me on the other side and she is definitely more than a good reason to dream about Milan's airport.
Anyway, my biggest problem here, the big big problem is not that I didn't go arounf much, or that my host family makes me go crazy, or the fact that to get one simple answer about what to do in school I have to ask twenty-five different teachers, or not having a cat, no: my biggest problems is that I have few friends, and the ones I have are a) in a dorm b) in another city c) in another State. According to my host mother is my fault, because I didn't get used to life in China, but I think it's because what I am really looking for is someone that at least shares partially my cultural background or that understands how different it is to be here. The thai boy that lives in my building would be perfect, but he is in the A cathegory, living in a dorm, and we can only meet for a short time. I wanted to kidnap one of the Canadian girls, and I was so sad when they left, because first of all they were great, and then for three days I had what I imagined my year abroad would be like, I didn't want it to end so soon. Same for the day out with the guys in Deyang. 
But now I have two new things making me hope for the best, as the title says, an uiversity and a friend.
The university is Sichuan music university, and I found it while going around in my neighborhood; six months here and I never realized that I was five minutes away from one of Xindu's most creative and beautiful places. Next to the dorms there are a lot of shops, a very Chinese lake, basket courts, guys with strange clothes, pretty girls, my hopes and dreams...anyway, it was during an expedition to the university that my chinese friend and I met a foreigner girl, also with a local woman. Turns out that not only she doesn't live far away from here, but we also have in common the fact that we are both not native english speakers in a world dominated by people from the US and British, and that she can even speak italian! So, ladies and gentlemen, allow me to introduce to you all my first Venezuelan friend, that I'll call Marina to avoid troubles, and let's hope that she will not move to another continent before I go back to Italy. Yay!

Saturday, 15 March 2014

Spring

Bentornata primavera, adesso fai la brava ragazza e stai qui. Apprezzare la Cina quando non stai congelando è molto molto più facile.
Welcome back Spring, now be a good girl and stay here. Appreciate China is much easier when you are not freezing.

P.S Welcome Canadian students from Rockway, thank you for bringing fresh air in my life, much love!

Sunday, 2 March 2014

Being where I want to.

Una delle cose che più mi infastidisce dell'organizzazione di AFS in Cina è che sembrano mandare la gente nelle varie città assolutamente a caso. L'esempio perfetto è la sottoscritta, unica exchange occidentale a Xindu quando a circa un'ora di distanza Deyang ospita un bel gruppetto di studenti italiani e una tedesca (hce ormai parla italiano). Perchè io? Perchè tra tutti i settanta e passa italiani mandati in Cina proprio io devo vivere in una città dove, se escludiamo i weekend quando il mio amico thai torna a casa, sono sola e me ne sto a casa a fare niente? Certo, non poter parlare italiano mi starà aiutando a studiare meglio cinese, ma a volte, specialmente nell'ultimo periodo, mi sono chiesta spesso se ne valeva la pena. In sei mesi, a parte i dieci giorni a Suzhou, non sono mai uscita di casa contenta di sapere dove stavo andando, e il malessere dato da questa città è apparentemente condiviso dai dieci thai che ormai hanno il conto alla rovescia sulla lavagna.
Mai uscita una volta, fino a ieri. Ieri alle otto di mattina ero in piedi e pronta ad uscire, e alle undici e mezza circa, tre autobus e due metro dopo, bam, ero davanti al centro commerciale più grande che io abbia mai visto ad aspettare quattro amici da Deyang. Abbiamo pattinato sul ghiaccio, scherzato, aiutato delle ragazze cinesi a non cadere sul ghiaccio (poi tanto cadevano lo stesso ma insomma) cantato canzoni cinesi con la gente che ci fissava, fatto un giro per i negozi, dato la caccia al milk tea, che costava troppo ovunque, e mi è tornata la voglia di stare qui. Questo era quello che per sei mesi ho desiderato e non ho avuto, questo era quello che mi era mancato: uscire perchè ne avevo voglia, e non perchè costretta, e vedere un po' più del mondo là fuori, invece che ripetere lo stesso tragitto all'infinito. Inoltre nelle sei ore che ho speso per andare e tornare, con la minaccia dell'ultimo autobus per Xindu alle sette, ho più che mai avuto prova della gentilezza e della disponibilità dei cinesi. Siccome nemmeno il papà ospitante sapeva come raggiungere il centro commerciale, mi sono ritrovata fuori casa con una sola indicazione precisa, ma purtroppo sbagliata: l'autobus che il papà mi aveva indicato non fermava alla stazione centrale dei bus, che era il mio punto di partenza per Chengdu. Così per prima cosa ho chiesto dov'era la prossima fermata dell'autobus e anche se non avevo capito troppo bene ho camminato finchè non ho visto una ragazza ferma sotto un cartello. "Scusa, sai come arrivare alla stazione degli autobus?" le ho chiesto, ma lei ha fatto molto di più, facendomi sedere con lei e poi accompagnandomi fino all'autobus che portava a Chengdu e scrivendomi indicazioni più precise su dove dovevo scendere e quali dovevo cambiare. Sull'autobus, prossimo ostacolo: non capisco quanto costa il biglietto, mi confondo, la ragazza di fianco a me, che tra l'altro sembra Biancaneve, appena uscita da un libro illustrato, mi paga il biglietto e mi chiede dove devo andare. Parte una discussione che coinvolge metà delle vecchiette presenti su quale sia il modo migliore per arrivare a Tian Fu square e prendere la metro. Biancaneve ascolta, mi spiega, e poi decide: prendiamo l'autobus insieme e ti dirò dove scendere. Prendiamo la coincidenza per il centro di Chengdu, salutate dalle vecchiette che ci augurano buona fortuna e cominciamo a raccontarci le rispettive storie, salta fuori che nemmeno lei è una "nativa" di Xindu e che non le piace molto viverci ma è l'università è buona e quindi ci è andata lo stesso. Arriviamo vicino a Tian Fu square, ma lei non si fida: "Ti accompagno fino alla metro" mi dice. Non solo, finisce per aiutarmi a fare il biglietto e controllare che io passi i controlli, dopo esserci scambiate il numero di QQ. La metro sembra metterci un infinità, e quando finalmente arrivo chiedo indicazioni ad una guardia, che scuote la testa, e mi dice che dovevo scendere alla fermata prima. Una coppia si avvicina e chiede dello stesso centro dove devo andare io, la guardia indica me e spiega loro che devono tornare indietro, come la ragazza straniera. Loro partono per i cancelli, ma mi rendo conto troppo tardi che devo fare il biglietto di nuovo, perchè sono uscita, ma ho già passato i controlli, come poso fare? vedo un'altra coppia che sta comprando il biglietto accanto a me e mi sporgo oltre il divisorio per chiedere a lei di prenderne uno anche per me (tranquilli, le ho dato i soldi). Quando finalmente passo i cancelli trovo la coppia di prima che mi sta aspettando. La ragazza è molto curiosa e mi parla un po' in inglese, alla fine mi lasciano di fronte all'entrata principale per correre a fare shopping. Al ritorno, stessa storia. Non so dove devo fermarmi nè che autobus prendere, quindi mi affido ad una poliziotta che mi raccomanda di scendere alla stazione Nord, anche se il mio biglietto è solo fino a Tianfu. Purtroppo il treno non arriva fino alla stazione, quindi scendo a Tian Fu e mobilito altre due guardie per chiedere informazioni. Mi rimandano nel treno, la prima poliziotta aveva ragione, ma non so comunque dove sia la stazione degli autobus. Mi faccio scrivere i numeri e le fermate da una ragazza della biglietteria e poi, di vigile in vigile finalmente arrivo al primo autobus. Una volta scesa mi accorgo che quello che dovrei prendere è già passato...e sta tornando verso Chengdu. All'improvviso noto tra la folla l'azzurro acceso della nostra uniforme e corro verso il ragazzo che la indossa, lui si volta ed esclama,"oh, Elisa!". Guardo meglio lo stemma della scuola e mi accorgo che è uno degli studenti di Chengbei, non solo, dopo avermi comprato il biglietto e costretta ad accettare come regalo un sacchetto della rosticceria pieno di non-so-bene-cosa mi rivela di essere amico del fratello ospitante del ragazzo thailandese che vive nel mio palazzo. Uff! Gli basta questo legame per preoccuparsi della mia sicurezza, dato che sono in abiti "civili" e raccomandarsi mille volte di stare attenta, poi scende. Rimasta sola metto alla prova la mia fortuna scendendo vicino ad un Carrefour che somiglia a quello vicino a casa mia, ma non ne sono sicura. Grazie al cielo dopo aver gironzolato un po' trovo l'uscita che dà sulla strada per tornare a casa. Ta-dah!
Questa giornata mi ha anche ridato un po' di confidenza, voglio dire, tutte le indicazioni che ho chiesto e ricevuto e tutte le piccole conversazioni sugli autobus si sono svolte in cinese, e alla fine sono tornata a casa senza sapere assolutamente come fare, poteva andare molto peggio!

One of the things that bothers me more about AFS China’s organization   is that they seem to randomly  send people in different cities. The perfect example is me, only westerner exchange student in Xindu, when one hour far from here, in Deyang, there’s a good group of Italian exchange students and a German one (she almost speaks Italian by now) . Why me? Why among all the seventy and more italian students sent to China I am the one that has to live in a city where, if we exclude the weekends when my thai friends comes back home, I am alone and I just stay home doing nothing? Sure, not being able to speak italian with anyone will help me study more chinese, but sometimes especially lately, I  asked myself if it’s worth it. In six months, except for the ten days I spent in Suzhou,  I never went outside happy about where I was going, and the feeling that this city gives me is apparently shared by the other ten thai students, that  already have the countdown on the blackboard.
Never went out until yesterday. Yesterday at eight o’clock I was up and ready to go, and at half past eleven, three buses and two subways after, bam, I was in front of the biggest shopping center I’ve ever seen, waiting for four friends from Deyang. We skate, we joked, helped Chinese girls not to fall down (they fell anyway but whatever), sang Chinese songs with people staring at us, we went window shopping and hunted for milk tea, that was way too expensive in every shop, and I found again a reason to stay here. This is what I really wanted for the past six months, to go out because I wanted and not because I was forced to, and see a little more of what’s there outside, instead of walking the same road as every day. Plus, during the six hours I spent between going and coming back, with the threat of the last bus to Xindu at seven, I had more than ever the occasion to experience Chinese people’s kindness. Because not even the host dad was sure about how to get to the mall, I went out with one certain direction and it ended up being wrong: the bus my host father told me to take didn’t stop in XIndu’s central bus station, that would have been the place from where I was going to go to Chengdu. So, first of all I asked where the next bus stop was, and even  if  I didn’t really understand so I just walked til I saw a girl under a sign. “Excuse me, do you know how to get to the bus station” I asked, but she did much more than that, making me sit next to her and taking me to the bus for Chengdu, and then writing to me indicantions about  next stop and other buses. On the bus, net obstacle is:I don’t know how muchi s the ticket, I get confused, so the girl next to me, that really resembled Snowhite quite a lot, as if he just popped out from a book, gets the ticket for me and asks me where am I going. Starts  big discussion about what’s the best way to arrive to Tianfu Square and take the subway, discussion which involves half of the elderly women . Snowhite listens, explains to me and then decides: let’s take the bus together, she  will tell me where to get off. We catch the coincidence  for Chengdu’s city center with the old women all waving goodbye to us, and we start telling each other’s stories. I get to know that she’s not from Xindu either, and she doesn’t really like to stay there but the University is good. We arrive close to Tianfu Square but she doesn’t want to let me go by myself “I’ll take you to the subway” she says. Not only, she ends up helping me with the ticket again and see if I pass the security check, after exchanging each other’s QQ numbers. The subway seem to be so slow and when I finally arrive I ask a guard how to get to the Mall, but he just shakes his head, and tells me I had to get off at the stop before. A couple comes closer and they ask him the same question, the guard points at me and explains them that they have to go back, just like the foreigner girl. They head to the gates, but I realize too late that I didn’t buy the new ticket, so how to do? I see another couple buying theirs so I ask the girl to help me buy one too (I gave her the money first. When I finally exit the gates I find the same couple as before waiting for me. The girl is very curious and talks to me in English for a little time in the end they leave me in front of the Mall’s main entrance to go shopping. Going back, same story. I don’t know which stop is my stop, so  ask a police woman, that reccomends me to get off at the North train station even if my ticket is only to Tian Fu, but I can’t because the train stops earlier, so at Tianfu  I ask for directions again. The guards just tells me to get back on the train, this time I should be able to get to the station , but I still don’t know what bus to take. I get a girl from the ticket office to write down it for me and I finally get it. Once I got off I realize my bus already passed and is going back to Chengdu. Suddenly among the crowd I notice  our uniform’s light blue and I run towards the guy wearing it, he turns and exclaims “oh, Elisa”. I take a second look at his uniform and I notice he is from Chengbei, no wonder he knows me! After  buying the ticket for me he reveals to be my thai friend’s host brother’s friend and decides to give me a grocery store’s bag full of I don’t-know-what to “seal” our friendship. Then, after asking me to be safe because not wearing  the uniform I might be in danger he gets off. At  this point I prove my luck by tring to go to one carrefour that kind of looks like mine but I am not sure. Finally, after going around a little I find out the eit that faces the street that leads home. Ta dah!
Yesterday also gave me back some confident, as everything I asked I asked it in Chinese and…well, it could have gone worse!



Sunday, 23 February 2014

-4

Meno di quattro mesi e sarò di nuovo in Italia. Meno di quattro. Mesi. Sono tanti? Sono pochi? Troppi? Onestamente non mi interessa molto, so che può sembrare strano ma sono assolutamente tranquilla. Anzi, in realtà sono un po' eccitata dal fatto che l'anno prossimo un altro studente o studentessa veronese farà la stessa esperienza in Cina e vorrei davvero trovarlo/a per discutere di un paio di cose, tipo quanto sia importante localizzare immediatamente il Carrefour più vicino.
Parlando di altro finalmente i lavori sulla pista d'atletica sono finiti e adesso noi circa tremila studenti del vecchio campus possiamo radunarci allegramente ogni lunedì mattina per l'alzabandiera e discorsi sulla patria e sull'impegno che io ancora capisco solo al venti per cento proprio a voler esagerare, e che comunque non sembrano interessare troppo nemmeno gli studenti cinesi e hanno come unico effetto quello di farci arrivare in ritardo in classe (e non ho tempo di mangiare la mia mela quotidiana). Gli altri giorni invece tutti pronti per gli esercizi di stretching che io non so fare perchè
1) La mia classe è allineata praticamente fuori dalla pista, quindi lontanissima dal palco centrale dove le professoresse mostrano i movimenti.
2) Come se non bastasse siamo in fila in ordine di altezza, ergo sono la quarantottesima su quarantotto ragazze, e ci vedo poco (non oso immaginare il ragazzo dietro di me, che è il più basso della classe ma per colpa della divisione tra maschi e femmine si trova davanti un muro di ragazze alte il doppio)
3) vorrei tanto ascoltare le spiegazioni, ma il microfono risalente alla dinastia Qing e il mio cinese da elementari non vanno d'accordo.
Preferisco correre intorno ai professori, che è quello che facciamo dopo lo stretching. Cioè usiamo i professori come paletti e ogni classe gira intorno al proprio coordinatore e a quello della classe vicina. Che gioia! In realtà visto dall'alto è abbastanza impressionante, sembra un serpente azzurro e bianco che si contorce sul campo da calcio.
Tra le altre cose mi sto finalmente preparando per sostenere l'esame di cinese, e anche se sono leggermente agitata le mie prof dicono che in un mese dovrei farcela senza problemi, in più ho chiesto di restare mezz'ora in più ogni giorno per studiare quindi speriamo bene.

Less than four months and I will be in Italy again. Less than four. Months. Is it a long time? Short? Too long? Honestly I don't really care, I know it might sound strange but I am absolutely not concerned. Acually I am just a bit excited about the fact that next year another student from Verona is going to come to China and have the same great experience I am having, and I really want to find out who he/she is to share some informations, like for example how important is is to find the nearest Carrefour as soon as possible.
But talking about other stuff, they finally completed the new athletic track, so we thre thousand old campus' students can attend every Monday morning the flag-raising ceremony, and to listen long speeches about the Country and everyone's effort, speeches of that i only understand like a twenty percent, but chinese students don't seem to be too interested in them either, and they have the only effect of making us arrive in class late (and I can't eat my apple). Other days we have stretching exercises that I can't do because:
1) my class stands right at the end of the track, so it's extremely far from the central stage where the teachers show the movements.
2)besides being so far from the center, we are also lined up in order of height, so I am the 48th girl on 48, and I don't see perfectly. (I can't even imagine how the guy behind me must feel, he is the shortest of our class but because of the male-female division he has three of the tallest girls in front of him)
3) I really would like to listen to the explanation but my elementary school level chinese and a microphone right from Qing dinasty don't really get along together.
I prefer to run around the teachers, which is what we do after stretching. Basically we use two teachers to run around them, our headmaster and another class'. How cool. Actually if you see it from above it's quite impressive, it looks like a blue and white snake moving on the football court.
I am also preparing for HSK level 4, and even if I am a little nervous my teachers say that I should be redy in one month without problems so let's keep our fingers crossed^^

Wednesday, 12 February 2014

Lost in Translation

Hey guys! I just embraced an ambitious project: to translate all the posts I've been writing up to now in English so I might not add new ones for a while...sorry!

Ciao gente! Ho appena abbracciato l' ambizioso progetto di tradurre tutti i post scritti finora in inglese, quindi potrei non aggiungerne di nuovi per un po'...scusate!

Monday, 27 January 2014

Suzhou is heaven when you are here.

Lo so, è tanto che non aggiorno il blog (ma interessa veramente a qualcuno?) il fatto è che sono appena tornata a Chengdu, e non sono particolarmente felice. Anzi, non sono felice e basta, perché sono tornata a metà, l’altra l’ho lasciata a Suzhou, con il mio ragazzo.
Per dieci apparentemente lunghi giorni, che invece sono volati via alla velocità della luce, la nostra relazione, da bidimensionale che era attraverso skype, messaggini, video e anche lettere è diventata tridimensionale, e io, io sono diventata felice.
Per dieci apparentemente lunghi giorni mi sono sentita al sicuro, amata, in famiglia, accettata al cento per cento, quasi come tra le braccia della mamma.
Questo ragazzo, questo meraviglioso ragazzo si è preso cura di me da quando ho messo piede in Cina, anche se lo faccio soffrire, anche quando vado in crisi e piango e sono disgustosa, qualunque cosa succeda lui c’è. C’era quando i primi giorni a Chengdu, ubriaca di novità ed eccitazione, lo ignoravo allegramente, o lo chiamavo solo per dirgli: “ho fatto questo e quest’altro, adesso faccio questo, ciao ciao!” ; C’era quando è arrivata la botta del dormitorio, e ho passato un giorno intero a piangere e lamentarmi che non era giusto, con lui che traduceva per la famiglia ospitante, e c’era quando una volta arrivata mi sono resa conto di non poter comunicare con la mia mamma in Italia, perciò dicevo le cose a lui che poi le scriveva a lei; C’era quando mi sentivo isolata perché non capivo cosa dicessero i thailandesi e non avevo altri amici, ogni sera a telefonarmi e ascoltare i miei sfoghi; C’era quando volevo andare a trovarlo a Taiwan ma le regole di AFS non lo permettevano, e ha trovato la soluzione di Suzhou, aiutandomi con i biglietti e i moduli. Non ha mollato mai, nemmeno per un secondo, nemmeno quando la mamma ospitante gli ha detto che non doveva parlarmi in inglese ma in cinese, e io cercavo di dirle che ero già sola abbastanza, che non mi togliesse anche lui, e non ha mollato quando non ascoltavo nessuna delle sue richieste, nemmeno la più semplice, per puro orgoglio. Onestamente non so cos’ho fatto per meritarmi tanta tenacia da una persona come lui, dolce, gentile, paziente, che sorride sempre e mi ascolta anche quando parlo di cose completamente random. Cos’ho fatto per meritarmelo? C’è chi passa la vita ad aspettare il principe azzurro, io aspettavo qualcuno che mi sopportasse, con il quale parlare di tutto, assolutamente tutto, al quale piacessero le serie tv, i video su youtube, leggere, guardare film, che ridesse tanto e sorridesse ancora di più, qualcuno in grado di essere random e strano senza preoccuparsi, ma intelligente, e premuroso. Beh, corrisponde.
Perciò essere finalmente insieme mi ha resa felice. I ricordi di questi dieci giorni non mi lasceranno mai… Atterrare un cartello all’uscita del ritiro bagagli perché stavo correndo verso di lui, e abbracciarlo ritrovandomelo più alto del previsto, balbettare qualcosa a suo papà dandogli i biscotti che la mia famiglia ospitante aveva preparato per loro, comprare la frutta ed entrare per la prima volta nell’appartamento che adesso so a memoria nella mia testa, mangiare noodles e farne cadere la metà sul tavolo perché lo stavo fissando e perché faccio ancora un po’ schifo con le bacchette, per esempio. Oppure andare a mangiare al giapponese e filmarlo mentre versa il the, e poi mangiare il gelato più buono di sempre, mangiare oreo e m&m’s guardando The Big Bang Theory e New Girl, fare fuori un pacchetto di Doritos per The Hunger Games-Catching Fire, per poi discutere di quanto spesso Katniss venga salvata mentre Peeta ce la fa da solo fino quasi alla fine. Il primo vero appuntamento, anche quello, entrambi vestiti bene, il primo macaron della mia vita, ovviamente al cioccolato, il dipinto ricamato per mia mamma, che grazie alla sua contrattazione abbiamo pagato solo due euro, seguire un occidentale in bicicletta fino ad un parco un po’ nascosto e non entrare perché serviva il biglietto, scegliere il pane in pasticceria, milk tea con il budino dentro, al quale mi devo ancora abituare, foto, foto, foto. Passeggiate, promesse alla luna nel parco dietro casa, dove ho provato a farlo ballare e l’ultimo giorno abbiamo mangiato la torta insieme, ancora passeggiate, un film in inglese nel centro multimedia di Suzhou, camminare intorno al lago, al freddo ma con tutte le luci che si riflettevano sull’acqua e vicini vicini per ripararsi dal vento, le ricerche disperate per un taxi, il mercato tradizionale  con un bel po’ di cose che sei mesi fa avrei reputato disgustose, giocare a ping pong con la sua gemella, quella volta che compilando un modulo ho scritto la data del giorno nella sezione della “data del matrimonio” le battaglie serratissime a carta sasso e forbice, quella volta che mi ha portata in libreria e abbiamo cercato il canto di Paolo e Francesca in versione cinese, ed è stato tutt'altro che semplice, guardare documentari sulla savana, o più semplicemente, stare insieme.

Lo so lo so, questo post è lunghissimo, perdonatemi, e magari non ve ne frega niente di quanto mi manchi essere con lui, nella stessa stanza, o almeno nella stessa città, ma mi manca, mi manca tantissimo, e poi se lo meritava questo post, finalmente, perché è probabilmente la persona che più di tutte sta condividendo con me quest’esperienza, e perchè, suonerà banale ma voglio dirlo, sono innamorata di lui, ecco. Grazie dell’attenzione.

English: 
I know, it's been a lot of time since I last wrote on the blog (but does anyone actually care?) the point is that I just came back to Chengdu and I am not particularly happy. To be honest, I am not happy at all, because I came back as an half, the other half I left it in Suzhou, with my boyfriend.
For ten apparently long days,that actually flew away at the speed of light, our bidimensional relationship through messages, skype, and even letters, became tridimensional, and I, I became happy.
For ten apparently long days I felt safe,loved, in a family, 100% welcome, almost as if I was in my mother's arms.
This boy, this wonderful boy, he took care of me since the very moment I arrived in China, even when I make him suffer, even when I have crisis and I cry and I am disgusting, whatever happens, he is there with me.
He was there when I arrived in Chengdu and drunk with excitement for all the new stuff I happily ignored him or I would call him only to say "hey, today I did this, now I'll do that, bye bye!" He was there when the dorm shock crashed me and I spent an entire day crying and complaining that it was not right, with him translating for the host family, and he was there when I realized I could not connect my mother from the dormitory, so I'd tell him to write to her on my behalf; He was there when I was feeling lonely because I could not understand the thai students' conversations and I didn't have any chinese friend, calling me every night and listenting to me whining; He was there when I wanted to go to Taiwan to visit him but I could not because of AFS rules, and he came up with the Suzhou solution, helping me with air tickets and forms (a special thanks goes to his mother, too). he never gave up, not even when the host mother told him not to speak with me in Chinese but in English, while I was trying to tell her that I was lonely enough, and please don't take him away too, and he didn't give up when I didn't listen to any of his requests, not even the most simple, because I was too proud to do so. Honestly I don't know what I did to deserve so much determination  from someone like him, sweet, patient, kind, always smilig, and that listens to me even when I talk about the most random stuff. What did I do to deserve him, seriously? There are women (and men) that spend their whole life waiting the charming prince; I was waiting for someone to stand me, someone with whom I could talk about everything, absolutely everything, someone who liked tv series, youtube videos, books, movies, someone who laughed a lot and smiled even more, someone able to be random and weird without worries but smart and thoughtful. Well, there he is. So being together made me happy. These ten days' memories will never leave me...knocking down a cart when I went out of the baggage claim area because I was running to him, and find him taller that epected when we hugged, trying to say something to his father while handing him the cookies my host family bought for them, go buying fruit and entering  for the first time the apartment now I know by heart, eating noodles and letting half of them fall on the table, because I was staring at him and because I am not that good with chopsticks yet, for example. Or again eating at the japanese restaurant anf filming him while he was pouring tea and then eat the best ice cream ever, eating m&ms and oreo while watching New Girl and The Big Bang Theory, finishing a pack of Doritos for The Hunger Games-Catching Fire, and then discuss about how many times Katniss gets saved when Peeta manages it by himself almost til the end. Our first real date, all dressed up, my first macaron ever, obiouvsly a chocolate one, flavoured one. The embroided picture for my mother, that, thanks to his bargain skills, we only paid two euros. Following a westerner riding his bike to a park quite hidden and then not being able to go in because we needed a ticket. Choosing the bread in the cutest bakery ever and buying milk tea with pudding, that i am not used to yet. Pictures, pictures, pictures, walks, promises shouted to the moon, in the park behind our building, where I also tried to make him dance, and where the last day we ate cake together; more walks, a movie in English at the Suzhou multimedia center; walking around the lake, it was cold but all the lights reflecting on the water were so beautiful, and staying close to repair each other from the wind, and then looking desperately for a taxi to go home; going to the traditional market, full of things that six months ago I would have tought disgusting; playing ping pong whit his cute twin sister, and the time I wrote the date of the day in the "date of marriage" section, the tough "paper, scissor, rock" battles, that time he brought me in a library and we read together Paolo and Francesca* in chinese, and it wasn't easy at all, or, more simply, being together.

I know I know, this post is super long, and maybe you guys don't care about how much I miss to be with him, in the same room, or at least in the same city, but I do miss him a lot and he really deserved this post, because he probably is the person that more than anyone else is sharing this eperience with me and because, I have to say it, I love him. That's it. Thanks for reading.

Thursday, 16 January 2014

Piccole soddisfazioni - Little things

Fare conversazione con la nonna e ascoltare i suoi consigli, rigorosamente in dialetto
I buffetti del papà cinese
Un sorriso sincero da parte della mamma ospitante
La curiosità dei bambini dei vicini che vogliono giocare con me
Il milk tea taiwanese, dolce e caldo
Riuscire a leggere i titoli del giornale
Piccole conversazioni con le signore per strada
Mango essiccato come merenda
Guardare i film in cinese e capire quasi tutto dei sottotitoli
Scherzare con le compagne di classe
Mandare messaggi in cinese
Mangiare una ciotola di patate dolci da sola
Riconoscere l'accento sichuanese
Giornate più calde e soleggiate del solito
La generosità dei passanti
Attraversare la strada (non è un gesto ma un'arte)
Aiutare gli amici in inglese
Vivere in Cina.

English
Having a conversation with the host grandmother and listening to her advices, obiouvsly in dialect.
Host dad patting my head.
An honest smile from the host mother.
The neighbours' children curiosity when they want to play with me.
Taiwanese milk tea, sweat and warm.
Being able to read the newspaper's titles.
Small conversations with women passing by
Dried mango as a snack
Watching movie in chinese and understanding almost everything of the chinese subtitles
Joking with my classmates
Sending messages in chinese
Eating a bowl of yam all by myself
Being able to recognize Sichuan's accent
Warmer days
Passers by's kindness
Crossing the road (not a gesture, an art)
Helping my friends studying english
Living in China.




Wednesday, 8 January 2014

Era italiana!

ATTENZIONE: Post random
Pizza  mafia e mandolino.
In realtà lo stereotipo dell'italiano in Cina non è particolarmente marcato, sì, purtroppo sanno di Berlusconi, hanno una vaga idea della bontà del cibo, e i più esperti ti sanno citare un paio di città famose, ma la cosa finisce qui. I luoghi comuni di solito non si concentrano su una particolare nazionalità ma coprono senza grandi distinzioni tutti gli occidentali bianchi, che, per evitare confusione, sono tutti statunitensi o inglesi (dovrei dire britannici per correttezza?) o al massimo canadesi. Per chiunque sia appena un po' più scuro del solito parte il toto Obama e per quelli che come me che non hanno gli occhi chiari e i capelli mossi una volta scartata l'opzione USA si passa quasi sicuramente al genitore asiatico, anche se di asiatico in realtà hai ben poco. Ma mi sto perdendo. Il punto è, che l'immagine dell'italiano in Cina per quanto ho potuto sperimentare io si sta ancora formando, quindi perchè non contribuire positivamente? Oggi due signore stavano aspettando l'autobus con me, ed erano così preoccupate di non vederlo arrivare che alla fine non l'hanno notato per davvero, quindi mi sono girata verso di loro e ho detto "autobus." Nemmeno "è arrivato l'autobus", solo "autobus". Penso che se gli avessi salvato il cane da un fiume in piena non sarebbero stato tante contente (nota: è vero che alcuni ristoranti in Cina servono ancora carne di cane, ma molti cinesi ne hanno uno e generalmente sembrano apprezzare i cagnolini, i gatti invece sono perlopiù sporchi, malnutriti e hanno una paura matta delle persone, poveri mici). Una volta salite hanno cominciato a fare domande, prima di tutte se fossi canadese o americana, e dopo avergli detto che ero e sono tuttora italiana le ho sentite parlare per dieci minuti buoni di quanto l'Italia dovesse essere un bel Paese. Ecco, so che non è molto ma mi fa piacere pensare che se mai queste due signore incontreranno un altro italiano, nella loro memoria lo collegheranno ad un gesto insignificante ma cortese piuttosto che a gente corrotta e "cattiva", perchè secondo la mia esperienza noi italiani siamo capacissimi di essere gentili, onesti e servizievoli. O no?

English
Warning: random post.
Pizza mafia and mandolino.
Actually the stereotype of italians in China is not so well-defined, yes, unfortunately they know about Berlusconi,  they have a vague idea about how good the food is, and the experts can even name a couple of famous cities, but that's it. Stereotypes don't focus on a specific nationality but cover indistinctly all the white westerners, that are believed to be from the US, English (better, I should say British) or sometimes Canadian. If someone is just slightly darker he will be automatically compared to Obama, and fot the ones that, like me, have dark hair and dark eyes, right after the US-UK option comes the doubt that you might be asian or half asian, even if you obiouvsly don't look asian at all. But I am not getting to the point. The point is that the typical italian's image in China, according to my experience, is still developing, so why not try to make it positive? Today two ladies were waiting for the bus with me, and they were so worried about not seeing it coming that in the end they really didn't see it coming, so I just tuned and said "bus", only "bus". I think that if I saved their dog from drowning in a river they wouldn't have been as happy (n. is true that some restaurants here still serve dog meat, but many chinese families seem to have one and to really love puppies, while cats are often dirty, hungry and afraid of people, poor kittens). Once they got on the bus the two ladies started asking me questions, first of all if I was American or Canadian,  and after telling them that I was, and I still am, italian, I heard them talking for a good ten minutes about how Italy has to be a really beautiful Country. So, I know it's not much, but I like to think that next time they will meet an italian, in their memory they will connect him to an insignificant but polite action,and not to corrupted and "evil" people, because to me, we Italians are absolutely capable to be kind, honest and accomodating. Isn't it?