Parlando con la mia giapponese preferita (http://aoibench.blogspot.com/) ho scherzato dicendo che se l'anno all'estero acquista valore con ogni difficoltà che devi affrontare, allora i miei l'hanno pagato con i saldi, perchè in quasi otto mesi ne ho passate tante, ricapitolando:
- Tre mesi in dormitorio, due dei quali senza accesso a internet e Harvey come unico contatto esterno che teneva aggiornata mia mamma.
- "Dissapori" con la famiglia ospitante dati dal fatto che non mi ascoltavano mai (ho passato tre settimane a chiedere di andare a comprare i vestiti invernali dato che avevo freddo ma niente)
- Dissaporissimi con il fratello ospitante che mi ha ignorata per la bellezza di cinque mesi, e che mi usava come bersaglio per infastidire il padre.
- Cercare di organizzare il viaggio a Suzhou dal dormitorio e ricevere l'ok a una settimana dalla partenza.
- Niente riscaldamento.
- Tornare da Suzhou con il morale a terra.
- Ritrovarsi con solo tre lezioni di cinese alla settimana a un mese dall'HSK
- Amici? Sono da mangiare? Per un bel po' dopo aver lasciato la boarding school.
- Ridete pure, ma tre mesi così mi hanno decisamente aiutata a capire che il mio ragazzo è una persona di cui mi posso fidare, e che nei momenti difficili invece di mollare tutto e andarsene tira fuori gli aritigli e ti sta accanto...he's a keeper!
- Aiutati che il ciel ti aiuta, dice il proverbio. La mia host family non è di sicuro quella del mulino bianco (anche se la nonna è carinissima, per sino quando impreca in dialetto) ma alla fine mi sono arrangiata comunque, e se imparo a cucinare penso di essere a posto per quando mamma non mi preparerà più la pappa.
- Questo sinceramente...meglio soli che male accompagnati? Di sicuro apprezzerò di più la mia solitudine di figlia unica!
- Il merito va più che altro alla mamma di Harvey ma ho imparato che niente è impossibile! (Toyota)
- A tutto ci si abitua, miei cari amici, giacca, guanti, cinismo e via verso nuove avventure!
- Non sai cos'hai finchè non lo perdi, il calore di una famiglia affettuosa e di un termosifone, per esempio.
- No problem signori! A questo punto dell'esperienza mi organizzo le lezioni da sola, e anche se a casa sono sempre la solita pigra a scuola sono una bomba, che ci vuole a copiare un centinaio di caratteri?
- L'amicizia è bellissima, e dopo quasi un anno di io me e me stessa posso dire di aver capito quanto meravigliosi siano i miei amici italiani...e poi anche se è un po' tardi i primi legami made in Xindu stanno cominciando a consolidarsi, aldilà della cultura e del fatto che le mie compagne di classe siano ossessionate dal fatto che noi stranieri siamo "very open"
In conclusione, una spiegazione del titolo. Seta finta, il materiale del mio primo vestito cinese un po' serio, che magari all'inizio ti lascia deluso, perchè in vetrina sembrava vera e la commessa te l'ha lasciato credere, ma che dopo un po' cominci ad amare, perchè è tuo, sì è macchiato, sì è allargato, ci hai vissuto dentro e adesso è un cimelio, ti ci sei affezionato...un po' come il mio anno all'estero.
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