Monday, 21 April 2014

Fake silk.

Domenica invece di mangiare la Colomba sono andata a ritirare il QiPao che mi sono fatta fare apposta perchè sono troppo alta per quelli già pronty, e che, con un po' di soddisfazione, devo riportare indietro oggi per farlo stringere. Questo era il mio regalo per aver finito l'HSK 4, il primo e forse ultimo test di cinese che sosterrò in Cina. Volevo festeggiare, ma a quanto pare essere in grado di eggere e scrivere in cinese in maniera decente dopo sette mesi qui non sembra essere percepito come un grande traguardo, e mi sono ritrovata a pensare a quanto poco manca al ritorno e quanto poco posso provare che quest'esperienza mi ha cambiata. Guardandomi allo specchio non vedo niente di diverso, la mia rubrica telefonica si è arricchita di pochi numeri, però non sono più la stessa di quando sono partita.
Parlando con la mia giapponese preferita (http://aoibench.blogspot.com/) ho scherzato dicendo che se l'anno all'estero acquista valore con ogni difficoltà che devi affrontare, allora i miei l'hanno pagato con i saldi, perchè in quasi otto mesi ne ho passate tante, ricapitolando:
  1. Tre mesi in dormitorio, due dei quali senza accesso a internet e Harvey come unico contatto esterno che teneva aggiornata mia mamma.
  2. "Dissapori" con la famiglia ospitante dati dal fatto che non mi ascoltavano mai (ho passato tre settimane a chiedere di andare a comprare i vestiti invernali dato che avevo freddo ma niente)
  3. Dissaporissimi con il fratello ospitante che mi ha ignorata per la bellezza di cinque mesi, e che mi usava come bersaglio per infastidire il padre.
  4. Cercare di organizzare il viaggio a Suzhou dal dormitorio e ricevere l'ok a una settimana dalla partenza.
  5. Niente riscaldamento.
  6. Tornare da Suzhou con il morale a terra.
  7. Ritrovarsi con solo tre lezioni di cinese alla settimana a un mese dall'HSK
  8. Amici? Sono da mangiare? Per un bel po' dopo aver lasciato la boarding school.
Eppure sono seria quando dico che non sono delusa. Non tutto il male vien per nuocere, e infatti ogni punto dell'elenco di belle cose che trovate qui sopra è comunque risultato in qualcosa di buono, gratta e scopri il tuo premio, insomma!
  1. Ridete pure, ma tre mesi così mi hanno decisamente aiutata a capire che il mio ragazzo è una persona di cui mi posso fidare, e che nei momenti difficili invece di mollare tutto e andarsene tira fuori gli aritigli e ti sta accanto...he's a keeper!
  2. Aiutati che il ciel ti aiuta, dice il proverbio. La mia host family non è di sicuro quella del mulino bianco (anche se la nonna è carinissima, per sino quando impreca in dialetto) ma alla fine mi sono arrangiata comunque, e se imparo a cucinare penso di essere a posto per quando mamma non mi preparerà più la pappa.
  3. Questo sinceramente...meglio soli che male accompagnati? Di sicuro apprezzerò di più la mia solitudine di figlia unica!
  4. Il merito va più che altro alla mamma di Harvey ma ho imparato che niente è impossibile! (Toyota)
  5. A tutto ci si abitua, miei cari amici, giacca, guanti, cinismo e via verso nuove avventure!
  6. Non sai cos'hai finchè non lo perdi, il calore di una famiglia affettuosa e di un termosifone, per esempio.
  7. No problem signori! A questo punto dell'esperienza mi organizzo le lezioni da sola, e anche se a casa sono sempre la solita pigra a scuola sono una bomba, che ci vuole a copiare un centinaio di caratteri?
  8. L'amicizia è bellissima, e dopo quasi un anno di io me e me stessa posso dire di aver capito quanto meravigliosi siano i miei amici italiani...e poi anche se è un po' tardi i primi legami made in Xindu stanno cominciando a consolidarsi, aldilà della cultura e del fatto che le mie compagne di classe siano ossessionate dal fatto che noi stranieri siamo "very open"
In conclusione, una spiegazione del titolo. Seta finta, il materiale del mio primo vestito cinese un po' serio, che magari all'inizio ti lascia deluso, perchè in vetrina sembrava vera e la commessa te l'ha lasciato credere, ma che dopo un po' cominci ad amare, perchè è tuo, sì è macchiato, sì è allargato, ci hai vissuto dentro e adesso è un cimelio, ti ci sei affezionato...un po' come il mio anno all'estero.






Wednesday, 9 April 2014

My life in a box. (a few boxes actually)

Siccome stasera, tra mia mamma che deve badare ai cinque nuovi gattini, e il ragazzo a dare ripetizioni ad un vicino di casa, non avevo niente da fare (si avrei potuto studiare ma...magari dopo) mi sono messa ad impacchettare un po di cose da rimandare in Italia. In fondo ad una scatola ho trovato i libri che usavo in dormitorio, un sacco di quaderni pieni solo a metà, pupazzetti, guanti spaiati e improvvisamente mi sono resa conto di quanto a lungo ho vissuto in Cina. Abbastanza da ripetere a memoria le fermate dell'autobus da scuola a casa. Abbastanza da avere dei volantini di qualche Ktv o ristorante sul fondo di ogni borsa della spesa. Abbastanza da avere ricordi, un fiume, un mare di ricordi. La mia camera da letto non è grande, ed è interamente occupata dal letto e da un armadio, eppure è piena stracolma di ricordi, dalla notte prima di partire per Suzhou a quella in cui sono tornata e non riuscivo a dormire perchè non riuscivo ad accettare di aver lasciato quella che veramente è stata/ è ancora la mia famiglia cinese (aka la famiglia di Harvey e Harvey stesso, e devo precisare che sono taiwanesi, non cinesi, cioè, sono cinesi ma non della stessa Cina in cui sono io, cosa sto dicendo.) Mi ricordo ancora la prima notte, quando mi hanno detto "ecco, questa è la tua stanza" e dopo essermi chiusa la porta alle spalle mi sono fatta il mio tradizionale piantino perchè non c'era niente, nemmeno il materasso, e poi il giorno dopo mi sono svegliata con una luce bellissima e adesso questa camera è il mio disordinatissimo nido con le tende di doraemon. Quanto tempo sono stata qui? Sette mesi? Sette anni? A volte mi dimentico tutto, e sono di appena arrivata da Beijing, a volte ho vissuto qui per decadi, e anche se alla fine quattro scatole e una valigia potrebbero bastare per portare tutto a casa, la mia seconda vita cinese continuerà a prendermi in giro dal fondo della mia testa per sempre finchè campo.

Since this evening my mother was taking care of the five new kittens, and my boyfiriend was tutoring a neighbor, I had nothing to do (yeah I could have studied but...maybe later) I decided to start putting some stuff away in order to send it back to Italy. On the bottom of a box I found the books I used to use (ggh) in the dorm, a lot of notebooks only half written, stuffed animals, lonely gloves and I suddenly realized how long I have been living here. Long enough to know by heart the bus stops from school to home. Long enough to have fliers of Ktvs or some chinese restaurant in any bag. Long enough to have a river, a sea of memories. My bedroom is not big, and it's entirely occupied by the bed and the wardrobe, yet it's full of memories, like the night before going to Suzhou, or the one after coming back, when I could not sleep because I could not accept the idea of having left what really was/ still is my chinese family (aka Harvey's family and Harvey himself, even though I hav to specify they aren't chinese, they are taiwanese, I mean, still chinese but not from the same China I am in, what.) I remember the first night when they told me "here,thsi is your bedroom" and after closing the door behind me I had a traditional little crisis because there was nothing, not even a mattress, and the day after I woke up with this beautiful light and now this room is my nest with the doraemon courtains. How long have I been here? Seven months? Seven years? Sometimes I forget everything and it feels like I just arrived from Beijing, sometimes it feels like I've been living here for decads, and even if four boxes and a luggage could be enough to take everything home, my chinese second life will keep fooling me around from the back of  my mind as long as I will live.