Also, living in a dorm means that you get to see a lot of different people every day. For instance, I never noticed how many different body types girls have before, but here there is every body type!
Plump, skinny, muscular, thin, tall, short, medium, curvaceous, androgynous, with big bosoms and not, with full rears and not...amazing!
It makes it boring to open magazines and seeing the same body type over and over again. Or looking at any kind of media, actually. Well, yay for diversity I guess.
Thoughts from a messy closet
Monday, 21 December 2015
How to make your dorm a better place
STEP ONE: Live in a dorm
STEP TWO: change your mindset about living in a dorm.
Example:
Now you say: living in a dorm sucks because I have no privacy and I have to share my space with other five people
what you should say: As soon as I stepped into my room I have gained five new friends who are always there for me no matter what, because we live together.
now you say: I don't have a shower or a toilet in the room and this sucks
what you should say: I don't have to swipe chunks of hair off the shower floor nor I have to clean the toilet because they aren't in my room. Also, no weird smell or embarrassing noises for me.
now you say: most of the toilets here are squat toilets, gross!
what you should say: squat toilets are much easier to use when you know any normal toilets in here has seen at least fifty different butts today.
now you say: I literally have zero me-time, not even while sleeping.
what you should say : never ending pajama party! yuppieeee!
look, I get it, living in a dorm can be tough, but I promise that it is not as bad as it seems, especially when you live with the right people so...keep going!
STEP TWO: change your mindset about living in a dorm.
Example:
Now you say: living in a dorm sucks because I have no privacy and I have to share my space with other five people
what you should say: As soon as I stepped into my room I have gained five new friends who are always there for me no matter what, because we live together.
now you say: I don't have a shower or a toilet in the room and this sucks
what you should say: I don't have to swipe chunks of hair off the shower floor nor I have to clean the toilet because they aren't in my room. Also, no weird smell or embarrassing noises for me.
now you say: most of the toilets here are squat toilets, gross!
what you should say: squat toilets are much easier to use when you know any normal toilets in here has seen at least fifty different butts today.
now you say: I literally have zero me-time, not even while sleeping.
what you should say : never ending pajama party! yuppieeee!
look, I get it, living in a dorm can be tough, but I promise that it is not as bad as it seems, especially when you live with the right people so...keep going!
Why do I miss the cold
I do not.
I do not miss the cold itself, I miss home, and I miss the fact that back home, right now, it is very very cold, while here it isn't, not the least bit.
You really thought I disliked a constant temperature of about 20-22 degrees? No, as long as it doesn't get super hot and humid I will not complain.
Almost.
I will only complain a little bit about the fact that it's almost Christmas and the weather forecast says that tomorrow it will be around 25 degrees Celsius like, go home December, you are drunk.
Also, I just spelled forecast as "forecats" , which apparently exists and consists in a tumblr blog mixing previsions with cute cat gifs.
link :
https://forecats.io/#/23.5,121
I do not miss the cold itself, I miss home, and I miss the fact that back home, right now, it is very very cold, while here it isn't, not the least bit.
You really thought I disliked a constant temperature of about 20-22 degrees? No, as long as it doesn't get super hot and humid I will not complain.
Almost.
I will only complain a little bit about the fact that it's almost Christmas and the weather forecast says that tomorrow it will be around 25 degrees Celsius like, go home December, you are drunk.
Also, I just spelled forecast as "forecats" , which apparently exists and consists in a tumblr blog mixing previsions with cute cat gifs.
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Monday, 16 June 2014
Quasi.
Ci siamo quasi. Questo sarà probabilmente l'ultimo blog che scriverò dalla Cina, anche perchè nei prossimi giorni sarò impegnata a ritirare documenti, convincere gente a portarmi in giro, spedire qualche altro quintale di roba, eccetera eccetera. Quanto odio usare gli eccetera, tra l'altro.
Per ora Elisa prova:
- Sconforto nel vedere che la valigia lievita e lievita nonostante cerchi di tenere sono lo cose che veramente voglio poter tirare fuori appena arrivata a casa (Dante, ovvero il mio fidato amico panda; il qipao; la gonna che ho indossato nel parco a Suzhou; le lettere dei miei amici cinesi) non tanto perchè penso che le userò immediatamente, ma perchè hanno un valore speciale per me...oppure sono regali.
- Felicità nel rendermi conto che dopo dieci mesi potrò finalmente riabbracciare la mia mamma, il resto della famiglia, rivedere i miei amici, accarezzare la mia gatta e tutte queste belle cose.
- Malinconia (rara) capendo che alcune persone non le rivedrò mai più nella mia vita e che certi posti probabilmente cambieranno così velocemente che anche se un giorno tornassi a Xindu probabilmente non li riconoscerei.
- Sollievo, perchè a questo punto so che non importa cosa succeda, a meno che non si tratti di una catastrofe di dimensioni immani, come per esempio Godzilla che decide di attaccare Beijing, devo solo respirare, spedire le mie cose, pulire la mia camera, prendere un paio di aerei, studiare per essere riammessa, fare del mio meglio a scuola e via, la vita va, le cose succedono, come in un libro, dopo una parola c'è un altra parola connessa alla precedente e a metà del libro ci si è allontanati tantissimo dalla prima parola, però paradossalmente quella ha più senso di quando la si è letta la prima volta.
- Ciabbole. Non so come spiegare questa sensazione, è quella che penso proverei se fossi una stagione: la sensazione di finire un ciclo e cominciarne un altro abbracciando tutto il bene e il male del precedente e accogliendo tutto il bene e il male di quello che sta per venire. Ciabbole, insomma.
Va beh, deliro è mezzanotte passata, domani devo andare a prendere gli ultimi regali, ritirare la pagella e poi boh, fuffole? Ah, giusto. Perdere tempo su youtube.
Friday, 23 May 2014
Un giorno in una scuola cinese.
Immagina per un secondo di non essere tu. Chiunque tu sia, ragazzo o ragazza, uomo o donna, giovane o diversamente giovane, non importa. Per i prossimi minuti, tu sei Chen Mei, una studentessa nella mia scuola cinese. Pronti?
Sei e mezza di mattina, la sveglia suona seguita dalla musica degli altoparlanti. Scosti la zanzariera e scivoli giù dal letto a castello. Vorresti andare in bagno, ma una delle tue compagne di stanza ci si è chiusa a chiave cinque minuti fa, quindi ti infili la divisa bianca e gialla, troppo calda per il sole di metà maggio e cominci a pettinarti i capelli. Sai che ti toccherà saltare la colazione quando senti la musica dell'adunata, è già ora di correre e sei l'ultima rimasta in stanza. Corri giù dalle scale, ti metti in fila, cominciate a correre e tutto quello a cui riesci a pensare è che non sei ancora andata in bagno. I pantaloni dell'uniforme ormai ti si sono incollati alle gambe, le ultime note della marcetta si spengono e vengono sovrastate dal chiacchiericcio degli studenti. Bagno, devi andare in bagno. Di nuovo, corri, andata e ritorno, ma sei in ritardo e la professoressa ti fa stare in piedi per tutta la durata della lettura mattutina. Mezz'ora in piedi, a leggere una lista di parole. Finalmente ti siedi, la tua compagna di banco ti fa scivolare dei biscotti in mano, poi ridacchia e ti fa segno di mangiare. Sorridi, aspetti che l'insegnante non ti guardi, e finalmente mangi. Suona la campanella, e durante la prima lezione la testa ti si appesantisce, ma ti concentri per non addormentarti, perchè sai che se il coordinatore ti vede ti farà alzare di nuovo. Un'ora, solo un'ora, ce la puoi fare. Chiudi gli occhi, li riapri all'istante, non ti addormentare! Ti rendi conto che la ragazza di fronte a te è già collassata e le tiri un calcetto per svegliarla. Dieci minuti, resisti. Finalmente puoi appoggiare la testa sul banco, e ti addormenti all'istante. La campana suona di nuovo, ti alzi, ti inchini Lao Shi haoooo, buongiorno professore, una cantilena che sa di sonno e noia. Buongiorno ragazzi, sedetevi, tuona il professore. Quaranta minuti, ce la puoi fare. Quaranta minuti passano, la lezione è finita, ma subito parte la musica. Un coro di mugugni si leva dal fondo. La musica continua, adunata, correre, di nuovo. Vi trascinate verso la pista di atletica, approfittandone per parlare un po', per scherzare, ma il coordinatore arriva, vi dice di mettervi in fila per gli esercizi. Uno, due, tre quattro, due, cinque sei...la sequenza è la stessa ogni giorno ma lo studente di fronte a te va fuori tempo lo stesso, ridacchi, poverino non ha il senso del ritmo. Correre, correre, bisogna correre, essere rimproverati perchè siete troppo lenti, anche se la classe di fronte alla vostra è più lenta. Jie Sai esclama il professore. torni di corsa in classe a ripassare, la prossima ora c'è compito. Una studentessa passa a distribuire i fogli, si comincia. Scrivi, scrivi, scrivi, quanto lungo è questo test? Crocetta dopo crocetta, domanda dopo domanda la campana suona di nuovo. Consegni il foglio, è andata bene. Non fai in tempo ad esserne felice che entra il professore di matematica. Chiama i nomi degli studenti che hanno passato l'ultimo test, si congratula con loro. Non con te, hai preso uno dei voti più bassi della classe. Con l'amaro in bocca aspetti l'ora di pranzo, prendi la carta del telefono e chiami la mamma. Glielo dici. Non hai passato il test. Ti sgrida, ti dice che ti devi impegnare di più, poi ti chiede se il resto va tutto bene, hai mangiato? Vai di corsa a mangiare! Ma tu non hai voglia di mangiare, ti senti grassa, anche se sei considerata uno dei "fiori" del tuo anno. Peccato ti abbiano fatto rompere con il tuo ragazzo, lui ti avrebbe consolata, ma non avete tempo di innamorarvi voi, dovete studiare, sempre studiare. Quindi torni in classe a buttarti avanti con i compiti. Ti gira un po' la testa, vai a comprare del latte al negozio della scuola ed è già ora di lezione. Un'ora, due ore, tre ore, è ora di cena,ma hai il permesso di uscire e vai a comprare il the nel negozio di fronte al cancello. Ancora lezione , la tua compagna di banco si è addormentata di nuovo, la svegli. Verso le sette è ora di studiare da soli, matematica proprio non va giù, ma devi assolutamente recuperare quel voto. Sono già le nove, torni in dormitorio, sei la prima ad entrare in doccia, poi accendi la lampadina a pile e fai i compiti di inglese e cinese. Le tue amiche ridono di qualcosa, ma non riesci a smettere di pensare al test che hai fallito. Mezzanotte, meglio dormire. Ti arrampichi sul letto, chiudi la zanzariera con le mollette del bucato ma ti rendi conto che hai dimenticato di spegnere la tua lampada,allora torni giù, vedi qualcosa infilato tra due pagine di quaderno. Un biglietto. Mi manchi, vediamoci domani in mensa. Porti il biglietto alle labbra. Sorridi. Non sarà molto, ma ti senti sollevata, avrai qualcosa per cui svegliarti domani che non sia matematica. Svegli una delle tue compagne, le mostri il biglietto. Lei ride e ti scaccia. Spegni quella luce, ti urla un'altra. Sì, giusto, meglio spegnerla, che domani alle sei e mezza ti svegli...
Sei e mezza di mattina, la sveglia suona seguita dalla musica degli altoparlanti. Scosti la zanzariera e scivoli giù dal letto a castello. Vorresti andare in bagno, ma una delle tue compagne di stanza ci si è chiusa a chiave cinque minuti fa, quindi ti infili la divisa bianca e gialla, troppo calda per il sole di metà maggio e cominci a pettinarti i capelli. Sai che ti toccherà saltare la colazione quando senti la musica dell'adunata, è già ora di correre e sei l'ultima rimasta in stanza. Corri giù dalle scale, ti metti in fila, cominciate a correre e tutto quello a cui riesci a pensare è che non sei ancora andata in bagno. I pantaloni dell'uniforme ormai ti si sono incollati alle gambe, le ultime note della marcetta si spengono e vengono sovrastate dal chiacchiericcio degli studenti. Bagno, devi andare in bagno. Di nuovo, corri, andata e ritorno, ma sei in ritardo e la professoressa ti fa stare in piedi per tutta la durata della lettura mattutina. Mezz'ora in piedi, a leggere una lista di parole. Finalmente ti siedi, la tua compagna di banco ti fa scivolare dei biscotti in mano, poi ridacchia e ti fa segno di mangiare. Sorridi, aspetti che l'insegnante non ti guardi, e finalmente mangi. Suona la campanella, e durante la prima lezione la testa ti si appesantisce, ma ti concentri per non addormentarti, perchè sai che se il coordinatore ti vede ti farà alzare di nuovo. Un'ora, solo un'ora, ce la puoi fare. Chiudi gli occhi, li riapri all'istante, non ti addormentare! Ti rendi conto che la ragazza di fronte a te è già collassata e le tiri un calcetto per svegliarla. Dieci minuti, resisti. Finalmente puoi appoggiare la testa sul banco, e ti addormenti all'istante. La campana suona di nuovo, ti alzi, ti inchini Lao Shi haoooo, buongiorno professore, una cantilena che sa di sonno e noia. Buongiorno ragazzi, sedetevi, tuona il professore. Quaranta minuti, ce la puoi fare. Quaranta minuti passano, la lezione è finita, ma subito parte la musica. Un coro di mugugni si leva dal fondo. La musica continua, adunata, correre, di nuovo. Vi trascinate verso la pista di atletica, approfittandone per parlare un po', per scherzare, ma il coordinatore arriva, vi dice di mettervi in fila per gli esercizi. Uno, due, tre quattro, due, cinque sei...la sequenza è la stessa ogni giorno ma lo studente di fronte a te va fuori tempo lo stesso, ridacchi, poverino non ha il senso del ritmo. Correre, correre, bisogna correre, essere rimproverati perchè siete troppo lenti, anche se la classe di fronte alla vostra è più lenta. Jie Sai esclama il professore. torni di corsa in classe a ripassare, la prossima ora c'è compito. Una studentessa passa a distribuire i fogli, si comincia. Scrivi, scrivi, scrivi, quanto lungo è questo test? Crocetta dopo crocetta, domanda dopo domanda la campana suona di nuovo. Consegni il foglio, è andata bene. Non fai in tempo ad esserne felice che entra il professore di matematica. Chiama i nomi degli studenti che hanno passato l'ultimo test, si congratula con loro. Non con te, hai preso uno dei voti più bassi della classe. Con l'amaro in bocca aspetti l'ora di pranzo, prendi la carta del telefono e chiami la mamma. Glielo dici. Non hai passato il test. Ti sgrida, ti dice che ti devi impegnare di più, poi ti chiede se il resto va tutto bene, hai mangiato? Vai di corsa a mangiare! Ma tu non hai voglia di mangiare, ti senti grassa, anche se sei considerata uno dei "fiori" del tuo anno. Peccato ti abbiano fatto rompere con il tuo ragazzo, lui ti avrebbe consolata, ma non avete tempo di innamorarvi voi, dovete studiare, sempre studiare. Quindi torni in classe a buttarti avanti con i compiti. Ti gira un po' la testa, vai a comprare del latte al negozio della scuola ed è già ora di lezione. Un'ora, due ore, tre ore, è ora di cena,ma hai il permesso di uscire e vai a comprare il the nel negozio di fronte al cancello. Ancora lezione , la tua compagna di banco si è addormentata di nuovo, la svegli. Verso le sette è ora di studiare da soli, matematica proprio non va giù, ma devi assolutamente recuperare quel voto. Sono già le nove, torni in dormitorio, sei la prima ad entrare in doccia, poi accendi la lampadina a pile e fai i compiti di inglese e cinese. Le tue amiche ridono di qualcosa, ma non riesci a smettere di pensare al test che hai fallito. Mezzanotte, meglio dormire. Ti arrampichi sul letto, chiudi la zanzariera con le mollette del bucato ma ti rendi conto che hai dimenticato di spegnere la tua lampada,allora torni giù, vedi qualcosa infilato tra due pagine di quaderno. Un biglietto. Mi manchi, vediamoci domani in mensa. Porti il biglietto alle labbra. Sorridi. Non sarà molto, ma ti senti sollevata, avrai qualcosa per cui svegliarti domani che non sia matematica. Svegli una delle tue compagne, le mostri il biglietto. Lei ride e ti scaccia. Spegni quella luce, ti urla un'altra. Sì, giusto, meglio spegnerla, che domani alle sei e mezza ti svegli...
Thursday, 15 May 2014
some things go and some things stay.
Meno trentacinque giorni. Trentacinque giorni in Cina. Trentacinque giorni che passerò a studiare cinese, a scrivere storie per bambini, cercare di imparare vocaboli, rispondere a domande imbarazzanti, fare e disfare la cartella.
Trentacinque giorni e sono finalmente in pace con me stessa. Per tutto questo tempo ho lottato contro il mio destino cinese, contro il Sichuan, contro Xindu, contro le foto dei miei amici in altre parti del mondo, ma adesso basta. Non mi importa cosa va bene e cosa va male, ho deciso che va tutto bene, che non importa se vado a Xi'An o no, che mi va bene aver pianto così tanto che il livello dello Yangtze si è alzato pericolosamente, e se ho voglia di cambiare il mio nome cinese lo cambierò quanto voglio.
Sto bene perchè so che tra poco avrò tempo di guardare indietro e vedere tutto quello che è successo in questi dieci mesi come un dipinto che qualcun altro ha appeso di fronte a me, e anche se magari farò fatica a credere che quella ritratta sono io, almeno lo avrò di fronte a me, e potrò dire che ce l'ho fatta.
Cina, me ne hai fatte passare di tutti i colori, ma ti voglio bene, ci vediamo quando non dovrò più correre ogni mattina indossando l'uniforme. Grazie dei ricordi.
Thirty-five days left. Thirty-five days in China. Thirty-five days that I will spend studying Chinese, wriing stories for children, trying to learn new words, answering embarassing questions, taking things from my backpack and putting them back in.
Thirty-five days and I am finally at peace with myself. All this time I have been fighting against my Chinese destiny, against Sichuan, against Xindu, against the pictures my friends posted from all over the world, but now it's over. I don't care what goes well and what doesn't, I decided it's going to be all right, it doesn't matter whether I am going to Xi'An or not, I am ok with the fact that I cried so much the level of the Yangtze River became dangerously high, and if I want to change my Chinese name again I will do that.
I feel good because I know in a little time I will be able to to see everything that happened to me like a picture that someone else painted and put iin front of me, and even if maybe I will find it hard to believe that the one in the picture is me, at least I will have it in front of me, and I wil be able to say I made it. China, you made me go through a lot, but I love you, see you when I will not have to run wearing tha school's uniform. Thank you for the memories.
Monday, 21 April 2014
Fake silk.
Domenica invece di mangiare la Colomba sono andata a ritirare il QiPao che mi sono fatta fare apposta perchè sono troppo alta per quelli già pronty, e che, con un po' di soddisfazione, devo riportare indietro oggi per farlo stringere. Questo era il mio regalo per aver finito l'HSK 4, il primo e forse ultimo test di cinese che sosterrò in Cina. Volevo festeggiare, ma a quanto pare essere in grado di eggere e scrivere in cinese in maniera decente dopo sette mesi qui non sembra essere percepito come un grande traguardo, e mi sono ritrovata a pensare a quanto poco manca al ritorno e quanto poco posso provare che quest'esperienza mi ha cambiata. Guardandomi allo specchio non vedo niente di diverso, la mia rubrica telefonica si è arricchita di pochi numeri, però non sono più la stessa di quando sono partita.
Parlando con la mia giapponese preferita (http://aoibench.blogspot.com/) ho scherzato dicendo che se l'anno all'estero acquista valore con ogni difficoltà che devi affrontare, allora i miei l'hanno pagato con i saldi, perchè in quasi otto mesi ne ho passate tante, ricapitolando:
- Tre mesi in dormitorio, due dei quali senza accesso a internet e Harvey come unico contatto esterno che teneva aggiornata mia mamma.
- "Dissapori" con la famiglia ospitante dati dal fatto che non mi ascoltavano mai (ho passato tre settimane a chiedere di andare a comprare i vestiti invernali dato che avevo freddo ma niente)
- Dissaporissimi con il fratello ospitante che mi ha ignorata per la bellezza di cinque mesi, e che mi usava come bersaglio per infastidire il padre.
- Cercare di organizzare il viaggio a Suzhou dal dormitorio e ricevere l'ok a una settimana dalla partenza.
- Niente riscaldamento.
- Tornare da Suzhou con il morale a terra.
- Ritrovarsi con solo tre lezioni di cinese alla settimana a un mese dall'HSK
- Amici? Sono da mangiare? Per un bel po' dopo aver lasciato la boarding school.
- Ridete pure, ma tre mesi così mi hanno decisamente aiutata a capire che il mio ragazzo è una persona di cui mi posso fidare, e che nei momenti difficili invece di mollare tutto e andarsene tira fuori gli aritigli e ti sta accanto...he's a keeper!
- Aiutati che il ciel ti aiuta, dice il proverbio. La mia host family non è di sicuro quella del mulino bianco (anche se la nonna è carinissima, per sino quando impreca in dialetto) ma alla fine mi sono arrangiata comunque, e se imparo a cucinare penso di essere a posto per quando mamma non mi preparerà più la pappa.
- Questo sinceramente...meglio soli che male accompagnati? Di sicuro apprezzerò di più la mia solitudine di figlia unica!
- Il merito va più che altro alla mamma di Harvey ma ho imparato che niente è impossibile! (Toyota)
- A tutto ci si abitua, miei cari amici, giacca, guanti, cinismo e via verso nuove avventure!
- Non sai cos'hai finchè non lo perdi, il calore di una famiglia affettuosa e di un termosifone, per esempio.
- No problem signori! A questo punto dell'esperienza mi organizzo le lezioni da sola, e anche se a casa sono sempre la solita pigra a scuola sono una bomba, che ci vuole a copiare un centinaio di caratteri?
- L'amicizia è bellissima, e dopo quasi un anno di io me e me stessa posso dire di aver capito quanto meravigliosi siano i miei amici italiani...e poi anche se è un po' tardi i primi legami made in Xindu stanno cominciando a consolidarsi, aldilà della cultura e del fatto che le mie compagne di classe siano ossessionate dal fatto che noi stranieri siamo "very open"
In conclusione, una spiegazione del titolo. Seta finta, il materiale del mio primo vestito cinese un po' serio, che magari all'inizio ti lascia deluso, perchè in vetrina sembrava vera e la commessa te l'ha lasciato credere, ma che dopo un po' cominci ad amare, perchè è tuo, sì è macchiato, sì è allargato, ci hai vissuto dentro e adesso è un cimelio, ti ci sei affezionato...un po' come il mio anno all'estero.
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